Un consumo quotidiano di olio d’oliva è stato associato a un rischio più basso di morte legata alla demenza: non è una cura miracolosa, ma un segnale alimentare che merita attenzione.
La dieta mediterranea ha un asso nella manica che non passa mai di moda: l’olio extravergine. Ora un’analisi su decine di migliaia di persone suggerisce un legame con un minor rischio di mortalità per declino cognitivo. Il dato più citato: oltre mezza cucchiaiata al giorno, circa 28% in meno rispetto a chi lo usa raramente. Qui separiamo numeri, contesto e buon senso: cosa dice lo studio e cosa puoi farne nella vita reale.
Perché tutti parlano di quel “-28%” e cosa significa davvero
Il numero che fa rumore nasce da un lavoro presentato al congresso Nutrition 2023 dell’American Society for Nutrition, tenutosi a Boston dal 22 al 25 luglio. I ricercatori hanno analizzato dati alimentari e di salute di oltre 90.000 adulti statunitensi raccolti a partire dal 1990, seguendo le persone per circa tre decenni. In questo periodo, 4.749 partecipanti sono deceduti dopo una diagnosi di demenza. Dentro questa cornice, chi consumava più di mezza cucchiaiata di olio d’oliva al giorno risultava associato a un rischio di morte legata al declino cognitivo più basso del 28% rispetto a chi lo consumava raramente. Parola chiave: “associato”, non “garantito”.
Ricetta semplice di fieno greco per una pelle radiosa con tabella dosi chiara e dettagliata
Quanto olio serve e come si traduce in un gesto quotidiano
“Mezza cucchiaiata” può sembrare vago, ma in cucina è un gesto realistico: una quantità che può stare in un condimento a crudo, in una vinaigrette o su una fetta di pane. L’idea non è “bere” olio, ma scegliere con coerenza un grasso di qualità al posto di alternative più problematiche. In pratica: se la tua giornata include insalata, verdure cotte, legumi o pesce, inserire olio extravergine con regolarità è semplice. E sì, il punto è la costanza: una scelta ripetuta, non un “colpo” occasionale. In ottica prevenzione, l’abitudine pesa più della perfezione.
Che cosa succede se sostituisci altri grassi con olio d’oliva
Lo studio non si limita al “più olio = meglio”. Un passaggio interessante riguarda la sostituzione: privilegiare olio d’olivaal posto di grassi animali o trasformati (come burro, margarina o salse industriali) è stato associato a una riduzione del rischio di mortalità legata alla demenza tra l’8% e il 14%. Non è una differenza cosmetica: significa che, almeno nei dati osservati, la qualità del grasso conta. È un messaggio pragmatico: non devi rivoluzionare tutto, spesso basta cambiare una parte del tuo “grasso quotidiano”.
| Scelta a tavola | Esempi comuni | Messaggio pratico | Associazione riportata |
| Preferire olio d’oliva | condire a crudo, cotture dolci | aumenta la quota di grassi vegetali | -28% (oltre mezza cucchiaiata/die) |
| Sostituire grassi animali/trasformati | burro, margarina, maionese industriale | cambia la “base” lipidica | -8% a -14% |
Perché l’olio d’oliva potrebbe aiutare il cervello senza “magia”
L’ipotesi biologica è lineare. L’olio d’oliva contiene composti con attività antiossidante e anti-infiammatoria; alcuni potrebbero attraversare la barriera emato-encefalica, con possibili effetti diretti sul cervello. In parallelo, c’è la strada indiretta: migliorare la salute cardiovascolare significa migliorare anche l’ambiente in cui il cervello lavora ogni giorno (circolazione, pressione, infiammazione sistemica). Non è un singolo ingrediente che “salva” la memoria, ma un tassello che si inserisce in uno stile alimentare coerente.
Quali limiti bisogna ricordare prima di trasformare il dato in slogan
Qui serve freddezza. Uno studio osservazionale, anche su un campione enorme, non prova da solo un rapporto causa-effetto. Le persone che consumano più olio extravergine potrebbero avere anche altre abitudini favorevoli: più attività fisica, più verdure, meno fumo, migliore accesso alle cure. I ricercatori provano a correggere questi fattori, ma la realtà resta complessa. Per questo gli stessi autori invitano a ulteriori ricerche per confermare l’effetto e definire la quantità “ottimale”. Il dato è utile come direzione, non come promessa.
Come scegliere e usare l’olio d’oliva per massimizzare il valore reale
Se vuoi fare una scelta concreta, punta su extravergine e qualità verificabile: etichetta chiara, origine, data, conservazione. Poi usalo dove rende di più: a crudo su legumi, zuppe, verdure, cereali. In cottura, preferisci temperature moderate e tempi non eterni. E ricorda il contesto: olio buono + dieta ricca di vegetali + proteine “pulite” = combinazione più sensata. Un piccolo elenco pratico che funziona:
- Condisci insalate e verdure con olio extravergine + limone
- Aggiungi un filo a crudo su minestre e legumi per più polifenoli
- Sostituisci burro/margarina in alcune preparazioni con olio d’oliva
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Cosa puoi fare da domani senza cambiare vita e senza spendere di più
La parte più interessante è che non stiamo parlando di ingredienti rari o costosi: l’olio d’oliva è già in molte cucine. La differenza sta nel “come” e nel “quanto spesso”. Se oggi usi spesso grassi industriali, prova una sostituzione graduale. Se già usi extravergine, punta alla costanza e alla semplicità: pane e pomodoro, verdure al vapore, insalata di ceci, pesce con olio e agrumi. La prevenzione non è un evento, è una routine. E quando i numeri suggeriscono un vantaggio potenziale sul cervello, vale la pena ascoltare.
Appassionato di dolci italiani, mi specializzo nella preparazione di cannoli croccanti e tiramisù cremoso. Amo portare i sapori autentici della pasticceria italiana a ogni morso, con passione e tradizione.




