La Cina sfida Stati Uniti ed Europa nella corsa ai farmaci

Laboratorio biomedico moderno con ricercatori e provette

In breve

  • A inizio 2025 la Cina rappresentava quasi un terzo dei nuovi farmaci in sviluppo e produce il 40% dei principi attivi mondiali.
  • Lo studio HARMONi-6 pubblicato su The Lancet ha mostrato che ivonescimab riduce del 34% il rischio di morte nei NSCLC squamoso avanzati, secondo i dati cinesi.
  • Misure come il Biosecure Act (fine 2025) e il protezionismo informativo riflettono la preoccupazione di USA ed Europa per la concorrenza cinese.

La Cina ha accelerato la produzione scientifica e lo sviluppo farmaceutico, arrivando a rappresentare quasi un terzo dei nuovi farmaci in sviluppo a inizio 2025 e a produrre il 40% dei principi attivi farmaceutici mondiali.

Il governo cinese ha adottato dal 2015 politiche per percorsi accelerati di approvazione e sviluppo dei farmaci, con un salto di qualità nelle pubblicazioni su riviste internazionali tra il 2024 e il 2026.

ASCO 2026 a Chicago

All’ASCO 2026, il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology con 45mila partecipanti, per la prima volta uno dei cinque interventi principali ha presentato uno studio condotto esclusivamente in Cina.

Otis Brawley, professore alla Johns Hopkins University, ha commentato che “è arrivato il momento dell’industria biotech cinese”; lo stesso evento ha suscitato preoccupazione tra osservatori occidentali per la rapidità dei risultati presentati.

La presenza di dati clinici cinesi in un intervento principale dell’ASCO indica un salto di riconoscimento internazionale per la ricerca condotta in Cina.

Studio HARMONi-6 su ivonescimab

Lo studio HARMONi-6, realizzato interamente in Cina e pubblicato su The Lancet, ha valutato ivonescimab, un anticorpo bispecifico e antiangiogenico, in combinazione con chemioterapia per NSCLC squamoso.

I dati mostrano una riduzione del 34% del rischio di morte nei pazienti con tumore del polmone in stadio avanzato rispetto alla cura standard in Cina.

Secondo Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Mario Negri, il trial ha dimostrato miglioramenti su metastasi, progressione della malattia e capacità polmonare rispetto al trattamento di confronto usato in Cina.

Akeso, l’azienda biofarmaceutica cinese produttrice di ivonescimab, ha mantenuto i diritti per la Cina e ha concesso una licenza a Summit Therapeutics per Stati Uniti, Canada, Europa e Giappone.

Implicazioni per Stati Uniti ed Europa

Robert Califf, ex commissario della FDA, ha dichiarato che “gli Stati Uniti sono seriamente minacciati” dopo la presentazione dei dati su ivonescimab; la reazione ha incluso richieste di nuovi trial clinici per l’immissione in commercio fuori dalla Cina.

Negli Stati Uniti sono state adottate misure come il Biosecure Act, entrato in vigore a fine 2025, che vieta a istituzioni finanziate pubblicamente di collaborare con imprese biotech considerate legate a Paesi “avversari”.

Il fenomeno ha spinto alcune biotech americane a proteggere maggiormente scoperte e dati preliminari, limitando la condivisione alle conferenze scientifiche, secondo osservazioni riportate alla comunità scientifica.

Qualità delle pubblicazioni e domande regolatorie

I dati dell’osservatorio del Lancet e del New England Journal of Medicine indicano che la quota di articoli sottomessi da ricercatori cinesi è passata dal 10% al 40% in pochi anni, e la quota di articoli accettati è salita dall’1-2% al 15%.

Questo aumento è interpretato come segnale di crescita non solo quantitativa ma anche qualitativa della produzione scientifica cinese.

Rimane per la questione delle differenze di popolazioni: Remuzzi avverte che la risposta ai farmaci potrebbe non essere identica in caucasici per motivi genetici, ambientali, di fumo e di dieta, e che i confronti terapeutici possono differire rispetto a quelli usati in Europa.

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