In breve
- Le amatossine presenti in 35 specie sono responsabili di oltre il 90% delle morti e non si inattivano con il calore.
- La diagnosi si basa su identificazione del fungo, test ELISA per amatossine e esami ematici per transaminasi e creatinchinasi.
- La somministrazione ripetuta di carbone attivo 20-40 g ogni 3-4 ore per 24 ore è indicata nelle sospette intossicazioni da amatossine.
In Italia sono note circa 5.000 specie di funghi nel mondo e si stima che almeno 2.000 crescano in Europa; meno di 100 specie sono riconosciute come velenose per l’uomo e 35 di queste contengono amatossine, responsabili di oltre il 90% delle intossicazioni mortali. Le intossicazioni da funghi hanno una frequenza stimata di circa 5 casi su 100.000 abitanti l’anno nel Nord Italia e si osservano con maggiore frequenza tra la fine di agosto e ottobre. Oltre all’ingestione accidentale di specie velenose, i casi possono dipendere da conservazione scorretta, cottura insufficiente, consumo di quantità eccessive e reazioni di ipersensibilità.
Le tossine fungine si dividono in due categorie: le termolabili, inattivate da calore di circa 70 C per almeno 15 minuti, e le termostabili, che non perdono tossicità con bollitura, essiccamento o altri trattamenti. Tra le tossine termostabili si segnalano le amatossine, resistenti alla degradazione acida ed enzimatica gastrica e capaci di determinare danni epatici fino all’insufficienza e alla morte. La gravità dell’intossicazione dipende dalla tossina e dalla quantità ingerita: in alcuni casi pochi grammi possono essere sufficienti a provocare danni gravi.
Sindromi a lunga latenza, 6 ore a 20 giorni
Le sindromi a lunga latenza compaiono tra le 6 ore e 20 giorni dall’ingestione e sono le più pericolose perché i sintomi iniziali possono ritardare l’intervento terapeutico. La sindrome falloidea, causata da Amanita phalloides, A. verna e A. virosa, manifesta i primi sintomi tra le 6 e le 24 ore con nausea, vomito, diarrea intensa, disidratazione e dolori addominali; dopo 12-36 ore pu seguire un apparente miglioramento e infine insufficienza epatica acuta, ittero, coagulopatia, insufficienza renale, coma e possibile morte fino alla necessità di trapianto di fegato. La sindrome orellanica, da Cortinarius orellanus e C. speciosissimus, ha una prima fase entro 4-9 ore e una seconda fase renale che pu manifestarsi da 4 giorni oltre 20 giorni, con insufficienza renale e possibile necessità di dialisi o trapianto di rene. La sindrome giromitrica, da Gyromitra esculenta, compare da 5 a oltre 24 ore e pu provocare danni epatici e renali, emolisi, disturbi neuropsichici, arresto cardiaco e morte. La sindrome paxillica, da Paxillus involutus e Paxillus rubicundulus, appare tra 1 e 9 ore e pu evolvere in crisi emolitica, ittero, emoglobinuria, oliguria, grave anemia, shock e morte in caso di ingestione ripetuta.
Sindromi a breve latenza, 15 minuti a 48 ore
Le sindromi a breve latenza insorgono tra 15 minuti e 48 ore e, in genere, sono meno spesso mortali. La sindrome muscarinica, di Clitocybe e Inocybe, compare in 15-30 minuti fino a 4 ore con sudorazione profusa, ipersecrezione, bradicardia, ipotensione e, talvolta, collasso cardio-circolatorio. La sindrome panterinica, da Amanita pantherina e A. muscaria, include disturbi neuropsichici e convulsioni entro 15 minuti-4 ore; la sindrome psicotropa da specie di Panaeolus, Psilocybe e altri genera causa allucinazioni e deliri entro 15 minuti-2 ore. La sindrome coprinica si osserva tra 2 e 48 ore in associazione ad alcol, con eritemi, tachicardia, ipotensione e vertigini; la sindrome gastroenterica pu variare da lievi disturbi a sintomi simili alla sindrome falloidea ma di solito guarisce completamente. La sindrome nefrotossica, da Amanite del sottogenere Lepidella, compare dopo 4-10 ore con riduzione della funzione renale e risoluzione epatica rapida, mentre la funzione renale impiega 7-10 giorni per ristabilirsi.
Il consumo eccessivo di Tricholoma equestre, ritenuto commestibile in passato, è associato a rabdomiolisi con sudorazione profusa, dolori muscolari, urine scure e possibile danno renale. La rabdomiolisi si individua nel sangue con livelli di creatinchinasi che possono raggiungere 100.000 U/L, rispetto ai valori normali 0-150 U/L. La metaemoglobinemia, associata a Gyromitra, è rilevabile con esami ematici e si accompagna a cianosi.
Diagnosi, esami e prime terapie
La diagnosi si basa sul racconto di cosa è stato mangiato e sul recupero di residui di fungo, crudo, cotto o vomitato; l’identificazione della specie facilita la terapia. L’avvelenamento da amatossine pu essere accertato con il test ELISA sulle urine. Gli esami di laboratorio forniscono indizi specifici: aumenti delle transaminasi dopo circa 30 ore segnalano danno epatico; l’aumento di LDH e la presenza di emoglobinuria indicano emolisi da Paxillus.
Ogni caso senza identificazione certa deve essere considerato grave e trattato come potenzialmente mortale. Non è consigliabile l’automedicazione con rimedi tradizionali, ad esempio il latte non è un antidoto. In caso di disturbi sospetti dopo aver mangiato funghi è opportuno rivolgersi al centro antiveleni o al pronto soccorso più vicino.
Per la decontaminazione intestinale la lavanda gastrica è utile soprattutto se effettuata entro un’ora dall’ingestione; tuttavia la somministrazione di carbone attivo è indicata nelle persone con possibile avvelenamento da amatossine indipendentemente dal tempo trascorso dall’ingestione. Alcuni raccomandano somministrazioni multiple di carbone attivo, 20-40 grammi ogni 3-4 ore per circa 24 ore, in combinazione con aspirazione del contenuto duodenale, perché circa il 60% dell’alfa-amanitina viene escreta nella bile e riassorbita a livello intestinale. Il vomito pu aiutare la decontaminazione e non dovrebbe essere bloccato con antiemetici se questo limita l’eliminazione delle tossine.
Quando la diagnosi è accertata si procede con cure specifiche a seconda della tossina e dell’organo colpito; nei casi più gravi di insufficienza epatica pu essere necessario il trapianto di fegato e nei danni renali irreversibili la dialisi o il trapianto di rene. L’accertamento tempestivo del tipo di avvelenamento è fondamentale per iniziare la cura più efficace possibile.
