In breve
- Il Long‑Covid è stimato tra 80 e 400 milioni di persone, con incidenza 5–20% nella popolazione e fino al 50% negli ospedalizzati.
- Lo studio pubblicato su Nature Reviews Disease Primers sintetizza sintomi, mancanza di biomarcatori e la necessità di cure multidisciplinari.
- Gli autori chiedono definizioni standard, studi sui meccanismi, trial clinici di qualità e sistemi di monitoraggio neuroepidemiologico.
Si stima che il Long-Covid colpisca tra 80 e 400 milioni di persone a livello globale, con un’incidenza stimata del 5-20% nella popolazione generale e fino al 50% tra i pazienti ospedalizzati dopo l’infezione acuta da SARS-CoV-2.
Una pubblicazione internazionale, frutto di una collaborazione tra il Centro di Ricerca Coordinata “Aldo Ravelli” dell’Università degli Studi di Milano e gruppi di ricerca di atenei tra cui Yale University, University of California e University of London, riporta un consensus dei maggiori esperti mondiali sui meccanismi patobiologici delle complicanze neurologiche e psicologiche del COVID-19 e del Long-Covid, per adulti e bambini.
L’articolo è pubblicato su Nature Reviews Disease Primers, rivista che funge da punto di riferimento nella definizione dei criteri delle malattie.
Incidenza globale stimata: 80-400 milioni
Il documento riporta una stima numerica: tra 80 e 400 milioni di persone nel mondo vivrebbero sintomi cronici attribuiti al Long-Covid.
La stima di incidenza è dettagliata come 5-20% nella popolazione generale colpita da COVID-19, mentre sale fino al 50% nei pazienti che hanno richiesto ospedalizzazione durante l’infezione acuta.
Il testo evidenzia anche l’impatto sociale: riduzione della qualità della vita e perdita di capacità lavorativa, con conseguenze maggiori su donne, lavoratori esposti e gruppi socio-economicamente vulnerabili.
Pubblicazione su Nature Reviews Disease Primers
La pubblicazione sintetizza evidenze sui sintomi più comuni del Neurocovid: brain fog, deficit di memoria, affaticamento persistente, cefalea, disturbi del sonno, ansia, depressione e neuropatie.
Gli autori sottolineano che la diagnosi del Neurocovid è attualmente essenzialmente clinica e che la gestione più efficace è multidisciplinare e mirata ai sintomi, perché non esistono biomarcatori affidabili né terapie specifiche validate.
Nel rapporto si riporta il contributo dell’Università degli Studi di Milano: il gruppo guidato da Alberto Priori, nel Dipartimento di Scienze della Salute, fu il primo in Lombardia ad attivare linee di ricerca multidisciplinare durante la pandemia e a identificare il virus nel sistema nervoso centrale, documentandone il traffico lungo il nervo vago che connette i polmoni al cervello.
Quattro priorità per ricerca e cura
Gli studiosi indicano quattro fronti prioritari: la standardizzazione delle definizioni e degli strumenti di valutazione; una maggiore comprensione dei meccanismi neurobiologici; l’avvio di trial clinici di qualità per terapie mirate; e il rafforzamento delle strategie di prevenzione e presa in carico.
Gli autori richiamano l’urgenza di riconoscere il Neurocovid come una sfida sanitaria di lungo periodo e di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure attraverso sistemi sanitari attivi di monitoraggio neuroepidemiologico.
Alberto Priori avverte che, nonostante una riduzione dei pazienti con complicanze neurologiche nei due anni recenti, gli effetti a lungo termine delle prime ondate non sono noti e devono rimanere sotto attenta osservazione, perché il COVID-19 pu rappresentare “la ‘tempesta perfetta’ per attivare quei meccanismi che portano alla neurodegenerazione” e a malattie correlate come Parkinson e Alzheimer.
I firmatari raccomandano che i pazienti che hanno avuto COVID-19, specialmente durante le prime due ondate e se ospedalizzati, si sottopongano a controlli neurologici regolari e segnalino immediatamente al medico la comparsa di rallentamento, tremore o perdita di memoria.
La Statale di Milano ha partecipato allo studio grazie al contributo dei docenti Tommaso Bocci e Alberto Priori, rispettivamente docente di Neurologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Ateneo, nonché Coordinatore del CRC “Aldo Ravelli” e Direttore Clinica della Neurologica al Polo Universitario San Paolo della Statale.
Citazione testuale: “Questo articolo riconosce il ruolo dell’infezione su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso: da quelle psicologiche a quelle che interessano i nervi periferici fornendo uno strumento unico di riferimento a livello internazionale che sicuramente costituirà una guida operativa”, afferma Tommaso Bocci.
Contatti citati nello studio: Alberto Priori, Dipartimento di Scienze della Salute, ALBERTO. PRIORI@UNIMI. IT, 0250323151, 0250323019; Tommaso Bocci, Dipartimento di Scienze della Salute, TOMMASO. BOCCI@UNIMI. IT, tommaso. bocci@asst-santipaolocarlo. it, 00393315866441.
