In breve
- Greenpeace chiede una tassa sugli extra profitti di fossili e difesa per ottenere fino a 4,5 miliardi di euro.
- Dal 2021 al 2024 gli utili netti delle prime 15 aziende belliche italiane sono aumentati del 97%.
- Nel 2022 i profitti delle cinque maggiori compagnie petrolifere sono cresciuti del 125% e Eni ha registrato 20,4 miliardi.
Greenpeace Italia, tramite Simona Abbate della campagna Clima e Pace, contesta le anticipazioni sulle misure che il governo Meloni potrebbe adottare per il caro bollette dopo lo scoppio della guerra in Iran.
Abbate sostiene che l’esecutivo intenda ricorrere a «i soliti provvedimenti emergenziali» che verrebbero pagati «dalla collettività», mentre il modello energetico resterebbe basato sui combustibili fossili, e indica come alternativa la riduzione della dipendenza da petrolio e gas a favore delle rinnovabili.
Proposta Greenpeace: tassa per 4,5 miliardi di euro
Greenpeace propone di tassare gli extra profitti del comparto fossile e del comparto militare per far pagare le aziende che traggono vantaggio dalle guerre.
L’organizzazione ha calcolato che una tassa sugli extra profitti nel settore difesa e nel settore del petrolio e del gas in Italia potrebbe generare un extra gettito fino a 4,5 miliardi di euro.
Queste risorse dovrebbero essere destinate, secondo Greenpeace, al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e a un apposito Fondo per la transizione climatica, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza energetica dei consumatori.
Profitti industriali 2021-2024: +97% per prime 15 aziende belliche
Greenpeace segnala che dal 2021 al 2024 gli utili netti delle prime 15 aziende italiane del settore bellico sono aumentati del 97%, cioè quasi raddoppiati.
I risultati preliminari 2025 del gruppo Leonardo confermano la crescita: ordini a 23,8 miliardi di euro, in aumento del 14,5%, e ricavi a 19,5 miliardi, in aumento dell’11%.
Greenpeace utilizza questi dati per sostenere che la grave escalation bellica beneficia direttamente dell’industria militare, mentre la collettività soffre per il caro bollette e l’aumento dei prezzi.
Utili petroliferi 2022: Eni 20,4 miliardi e aumento del 125%
Per il settore energetico Greenpeace ricorda che nel 2022 i profitti delle cinque maggiori compagnie petrolifere sono aumentati del 125% rispetto all’anno precedente.
L’italiana Eni ha registrato utili pari a 20,4 miliardi di euro nel 2022, profitti che l’azienda ha ammesso essere legati alla volatilità dei mercati dopo il conflitto.
Secondo Greenpeace, questo accresciuto rendimento del settore fossile è parte del problema che rende necessario tassare gli extra profitti per proteggere le famiglie e finanziare la transizione energetica.
Abbate cita inoltre studi recenti che stimano i possibili guadagni degli esportatori statunitensi di GNL in caso di conflitto: se la guerra persisterà almeno un mese, gli esportatori potrebbero ottenere profitti extra per 4 miliardi di dollari, con scenari che arrivano fino a 170 miliardi di dollari.
Per Greenpeace la sicurezza energetica dell’Italia passa dalla produzione nazionale da fonti rinnovabili e non dalle importazioni di gas da «il tiranno di turno», frase utilizzata nella dichiarazione di chiusura di Simona Abbate.
