In breve
- Gli investimenti per le ristrutturazioni energetiche UE devono aumentare del 18%, da 362 a 428 miliardi di euro.
- Il sostegno pubblico dovrebbe aumentare di circa dieci volte per arrivare a un rapporto privato‑pubblico vicino a 1:1 invece di 20:1.
- Scenario Bassa Domanda di Energia: riduzione del 74% delle emissioni del settore edilizio e elettrificazione all’84% entro il 2050.
Lo studio del CMCC afferma che gli investimenti per ristrutturazioni energeticamente efficienti negli edifici dell’Unione Europea devono aumentare di circa il 18% per ridurre in modo significativo la domanda di energia e le emissioni.
Il lavoro è firmato da E. Cofler, F. P. Colelli, G. Falchetta e M. Tavoni e pubblicato su Energy and Buildings, Volume 362, 2026, articolo 117521, DOI https://doi. org/10.1016/j. enbuild.2026.117521. L’autore principale e ricercatore CMCC è Enrico Cofler, che nella nota spiega l’obiettivo dello studio: quantificare fabbisogni finanziari e aree di intervento per guidare il patrimonio edilizio europeo verso la decarbonizzazione entro il 2050.
Stime finanziarie: incremento del 18% fino a 428 miliardi di euro
Lo studio quantifica un incremento dei fabbisogni totali di investimento in ristrutturazioni del 18% rispetto alle tendenze storiche, portando la cifra da 362 a 428 miliardi di euro. Viene indicato un tasso di ristrutturazione annuo di circa il 2% come punto di equilibrio economicamente conveniente. I ricercatori stimano che il sostegno pubblico debba aumentare di circa dieci volte per eguagliare la spesa privata, modificando l’attuale rapporto di 20:1 privato-pubblico verso circa 1:1. Lo studio fornisce inoltre dati sui costi privati e pubblici medi annui per unità di superficie locale tra il 2020 e il 2050, e identifica aree con alta densità di investimento misurate sia in metri quadrati che in PIL locale.
Il testo sottolinea che i fabbisogni di ristrutturazione, gli investimenti privati necessari e la quantità di denaro pubblico dipendono dai climatologie regionali, dall’età degli edifici e dalle economie locali. Gli autori segnalano che lo scenario di riferimento non riporta il costo pubblico nello stesso dettaglio di altri scenari, ma fornisce medie annue in valore assoluto per confrontare gli scenari. Cofler afferma che il lavoro intende offrire una comparabilità interstatale e stime finanziarie utili per le politiche di efficienza energetica.
Impatti su domanda energetica, emissioni e hotspot urbani
Il settore edilizio è responsabile di circa il 31% delle emissioni globali di CO2, di cui l’82% deriva dall’uso di energia durante la fase operativa degli edifici e il restante 18% dalle emissioni incorporate. Lo studio mostra che la domanda di riscaldamento degli ambienti è destinata a diminuire drasticamente e in modo relativamente uniforme in tutta Europa, mentre la domanda di raffrescamento aumenterà e varierà enormemente a seconda delle zone.
Gli hotspot urbani indicati dagli autori sono la Pianura Padana, l’Île-de-France e le aree di Madrid/Barcellona, dove la domanda di raffrescamento e la densità di investimento saranno maggiori. Lo scenario ambizioso definito Bassa Domanda di Energia comporta una riduzione del 74% delle emissioni del settore edilizio e un’elettrificazione pari al 84% entro il 2050. In quello stesso scenario, la domanda di energia si ridurrebbe del 31% entro il 2030.
Gli autori riportano anche un risultato controintuitivo: ristrutturazioni mirate in modo ottimale possono aumentare il divario tra aree ad alta e bassa intensità energetica, e misure complementari sul lato della domanda contribuiscono ad attenuare questo effetto. Cofler sottolinea che le politiche sul lato della domanda, come l’efficienza energetica degli edifici, sono complementari alle politiche sull’offerta e possono costituire un beneficio netto per la società se accompagnate da stime accurate sui costi e sulla raggiungibilità degli obiettivi.
