Microplastiche e sostanze chimiche nelle bustine per neonati di Nestlé e Danone

Buste per omogeneizzati su tavolo, vista ravvicinata dei materiali

In breve

  • SINTEF Ocean ha rilevato in media 54 particelle per grammo nelle bustine Gerber e 99,1 particelle per grammo nelle bustine Happy Baby Organics.
  • Sono state identificate 111 sostanze chimiche nelle bustine Gerber e 81 nelle bustine Happy Baby Organics, con 2,4-Di-tert-butylphenol presente nei campioni Gerber.
  • Le bustine sono multilayer, non riciclabili efficacemente, e lo studio richiama un Trattato globale sulla plastica per ridurre la produzione.

Il nuovo studio di Greenpeace e le analisi del laboratorio norvegese SINTEF Ocean segnalano la presenza di microplastiche e sostanze chimiche nelle bustine per neonati vendute dai marchi Gerber (Nestlé) e Happy Baby Organics (Danone).

Sono stati analizzati tre prodotti per ciascun marchio, ovvero tre bustine con beccuccio acquistate tramite un rivenditore online europeo, e i prodotti sono venduti in più Paesi nel mondo, tra cui Stati Uniti, Brasile, Filippine, Medio Oriente, Europa e Cina tramite rivenditori online.

Risultati di SINTEF Ocean: 54 e 99,1 particelle per grammo

Le analisi condotte da SINTEF Ocean mostrano che, per ogni grammo di pappa per neonati, le bustine Gerber contengono in media fino a 54 particelle di microplastiche, mentre le bustine Happy Baby Organics contengono in media fino a 99,1 particelle per grammo.

Sulla base di questi valori, lo studio stima un totale di oltre 5.000 particelle di microplastiche per ogni bustina Gerber e di oltre 11.000 particelle per ciascuna bustina Happy Baby Organics.

Il metodo di rilevamento utilizzato era limitato a particelle di dimensioni superiori a 20 m, per cui gli autori osservano la possibilità che particelle più piccole, incluse le nanoplastiche, possano essere anch’esse presenti ma non rilevate.

Sostanze chimiche identificate: 81 e 111 composti

Le analisi hanno identificato la presenza di 81 sostanze chimiche nelle bustine Happy Baby Organics e di 111 sostanze chimiche nelle bustine Gerber.

Di queste sostanze, 55 nel campione Danone e 28 nel campione Nestlé sono state classificate come associate alla plastica.

Nel campione Gerber è stata rilevata la presenza del potenziale interferente endocrino 2,4-Di-tert-butylphenol, sostanza che lo studio segnala come preoccupante per il suo ruolo di interferente endocrino a dosi molto basse.

Origine delle contaminazioni e limiti delle analisi

Lo studio indica come possibile causa della contaminazione il polietilene, il polimero che riveste internamente le bustine, il quale pu rilasciare particelle per abrasione o degradazione del rivestimento interno.

Le bustine esaminate sono composte da più strati, inclusi fogli di alluminio e miscele di plastica, e non possono essere riutilizzate né riciclate in modo efficace, secondo la documentazione citata.

Poiché il metodo di analisi era limitato a particelle maggiori di 20 m, lo studio avverte che la presenza di nanoplastiche e particelle più piccole non è esclusa e potrebbe aumentare l’entità della contaminazione.

Rischi per i neonati e impatto ambientale

Lo studio ricorda che i neonati hanno una capacità limitata di metabolizzare molte sostanze chimiche e possiedono una barriera intestinale e una barriera emato-encefalica più permeabili rispetto agli adulti, caratteristica che aumenta la vulnerabilità a contaminanti.

La ricerca citata nel documento indica che le nanoplastiche hanno maggiori probabilità di accumularsi negli organi sensibili e di scatenare stress infiammatorio o ossidativo.

Per l’ambiente, il rapporto sottolinea che gli imballaggi per alimenti rappresentano circa il 40% della produzione e dei rifiuti di plastica a livello globale, e che, se la produzione seguirà l’attuale traiettoria, potrebbe più che raddoppiare entro il 2050. Il documento riporta inoltre la stima di 430,9 milioni di tonnellate di plastica prodotte globalmente nel 2024, secondo Plastics Europe.

Richieste politiche e ruolo delle multinazionali

Il rapporto chiede regole più severe e un Trattato globale sulla plastica per ridurre la produzione alla fonte e vincolare le grandi multinazionali a opzioni di packaging riutilizzabile o prodotti sfusi.

Secondo le indagini citate, le aziende Nestlé e Danone figurano tra le imprese che immettono centinaia di migliaia di tonnellate di imballaggi in plastica ogni anno, contribuendo alla crescita degli imballaggi monouso.

Il documento menziona anche una campagna che invita a chiedere ai leader mondiali azioni concrete per un accordo internazionale sul plastica, incluse petizioni rivolte ai decisori.

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