In breve
- L'attività fisica aumenta serotonina, noradrenalina, adrenalina e rilascio di endorfine.
- Gli sport di squadra migliorano resilienza, empatia e competenze sociali.
- La camminata mattutina aiuta la nebbia cognitiva e il riattivarsi dopo il sonno.
Praticare regolarmente attività fisica, se possibile con almeno 2 ore di distanza dal momento di coricarsi, è indicato da Humanitas PsicoCare per migliorare il benessere psicofisico. La dottoressa Elisa Morrone, psicologa e psicoterapeuta, indica che l’attività fisica aiuta a prevenire malattie e a gestire stress, umore, ansia e depressione. Secondo la fonte, lo sport favorisce il rilascio di sostanze neurochimiche che influenzano direttamente l’umore e le funzioni cognitive.
L’attività fisica produce un aumento di serotonina, noradrenalina, adrenalina e favorisce il rilascio di endorfine, con effetto di riduzione dello stress e miglioramento dell’umore. L’effetto chimico si traduce in un aumento dell’attenzione, dell’autocontrollo e delle capacità di risolvere problemi, migliorando la percezione del proprio stato fisico. L’esercizio favorisce anche la regolazione del sonno quando viene svolto almeno 2 ore prima di andare a letto, perché aiuta a scaricare la tensione e a staccare la mente.
Sport di squadra: miglioramento della resilienza e dell’empatia
Gli sport di squadra, spiega la dottoressa Morrone, favoriscono la socializzazione e la sfida personale, offrendo vantaggi relazionali che singole attività difficilmente forniscono da sole. Partecipare a un gruppo aiuta a sentirsi parte di un sistema funzionale e migliora il benessere senza eccessi. L’attività fisica di gruppo guidata da un allenatore pu essere particolarmente utile nel superare disagi psicologici perché mette insieme supporto sociale e struttura dell’allenamento.
Se praticato in squadra, lo sport pu migliorare la resilienza, l’empatia e le competenze sociali, secondo l’intervista. Raggiungere obiettivi insieme al gruppo aumenta il senso di appartenenza e pu sostenere l’autostima. Tuttavia, la stessa fonte avverte circa il rischio di dipendenza dallo sport, che va riconosciuta e gestita.
La dipendenza dallo sport presenta caratteristiche analoghe ad altre dipendenze: ansia quando si salta un allenamento, controllo ossessivo sull’attività fisica e difficoltà a concentrarsi su altri aspetti della vita. La dottoressa Morrone raccomanda di fermarsi quando si è stanchi e di chiedere aiuto se lo sport diventa l’unico pensiero dominante. Confrontarsi con amici, istruttori o familiari è indicato per valutare se l’attività rimane salutare.
Quando è indicato: disturbi dell’umore e nebbia cognitiva
L’attività fisica è sempre indicata, ma la fonte sottolinea che è particolarmente utile per i disturbi dell’umore e per la gestione della nebbia cognitiva citata come possibile conseguenza del Covid o della cattiva qualità del sonno. Nei pazienti con calo dell’umore lieve si osservano calo dell’attenzione e difficoltà di concentrazione; una passeggiata o una camminata a passo sostenuto appena svegli aiuta a riattivarsi. L’esposizione alla luce del sole durante la camminata pu potenziare questo effetto mattutino.
Il rapporto tra benessere psicologico e performance sportiva è bidirezionale: avere una buona autoefficacia influisce sulle prestazioni, e buone prestazioni rinforzano la fiducia in sé. La dottoressa Morrone porta l’esempio di Benedetta Pilato, nuotatrice che ai Giochi olimpici ha ottenuto il quarto posto nei 100 metri rana e a 19 anni ha dimostrato capacità di superare una precedente eliminazione a Tokyo 2020. La fonte usa questo caso per mostrare come lo sport possa essere strumento di crescita personale quando non diventa sola identificazione con il risultato.
Lo sport deve restare un alleato per il benessere e non diventare l’unico scopo che porta all’identificazione con traguardi o vittorie. Riflettere sulle proprie motivazioni e sulle proprie capacità, confrontarsi con il gruppo di riferimento e con specialisti pu aiutare a mantenere un rapporto sano con l’attività fisica. Anche atleti di alto livello hanno reso visibile il tema del malessere mentale, contribuendo a ridurre il tabù sul benessere psicologico.
