In breve
- Agenda Salute è stata presentata il 9 maggio da Fondazione The Bridge con oltre 150 stakeholder coinvolti.
- Si propone la creazione di un Agenzia nazionale della ricerca sanitaria e misure per aumentare le sperimentazioni fino al 30%.
- Il documento chiede trasparenza sui fondi integrativi, riforma della formazione professionale e politiche per ridurre le emissioni ospedaliere.
Il documento presentato il 9 maggio a Roma da Fondazione The Bridge e dalle Università degli Studi di Milano e di Pavia riunisce proposte per avviare una riforma del Servizio Sanitario Nazionale orientata a equità, partecipazione e sostenibilità.
L’iniziativa ha coinvolto oltre 150 stakeholder tra società scientifiche, partiti, istituzioni, aziende farmaceutiche e associazioni dei pazienti; i temi trattati nello studio comprendono il sistema sanitario integrativo, la ricerca e la sperimentazione clinica, la medicina preventiva, le professioni sanitarie del futuro e le strategie per la transizione energetica nel settore sanitario.
Partecipanti a Agenda Salute del 9 maggio a Palazzo Brancaccio
La presentazione si è svolta presso Palazzo Brancaccio a Roma e ha visto la partecipazione di rappresentanti accademici e istituzionali delle Università degli Studi di Milano e degli Studi di Pavia.
Sono stati convocati oltre 150 stakeholder inclusi partiti, istituzioni, società scientifiche, imprese farmaceutiche e associazioni di pazienti, per discutere proposte condivise da sottoporre alle istituzioni.
I contenuti dell’Agenda Salute sono pubblicati sul sito di Fondazione The Bridge e articolano cinque temi principali con proposte di politiche sanitarie da attuare per rendere il sistema più equo, partecipato e sostenibile.
Proposte: Agenzia nazionale della ricerca sanitaria entro il 2027
Tra le proposte, il documento indica la necessità di sostenere una strategia nazionale della ricerca sanitaria e la creazione di un Agenzia nazionale della ricerca sanitaria per governare la sperimentazione clinica e coordinare i progetti a livello nazionale.
Lo studio segnala che entro il 2027 è prevista una forte crescita del numero di nuove sperimentazioni; senza interventi la crescita prevista sarebbe del 5%, con azioni normative “soft” potrebbe arrivare al 15% e con interventi strutturali al 30%.
Il documento rileva vincoli normativi italiani, in particolare in materia di privacy, e una mancanza di coordinamento nazionale che rischiano di far perdere terreno all’Italia a livello internazionale, e propone governance e strumenti per superare questi limiti.
Trasparenza fondi integrativi, dati sanitari e formazione delle professioni
Il gruppo di lavoro chiede all’Osservatorio nazionale permanente dei fondi sanitari integrativi, istituito nel 2022, di pubblicare i dati della sperimentazione in atto prima che il modello multi-pilastro diventi effettivo nel 2025, per garantire monitoraggio e vigilanza.
Lo studio sottolinea che il modello di finanziamento sanitario multi-pilastro si è sviluppato senza adeguata regolazione e propone di ampliare la funzione di finanziamento e rimborsabilità delle prestazioni verso i soggetti del sistema integrativo collettivo, tutelando gli interessi degli assistiti e la continuità delle cure.
Per promuovere la medicina preventiva il documento sostiene l’accesso alle informazioni raccolte nelle attività di assistenza clinica e nelle banche dati del SSN e SSR, ma segnala ritardi causati dalla rigidità di applicazione del GDPR e appoggia il Disegno di Legge presentato al Senato nel 2024 che introduce una modalità di sperimentazione controllata, una sandbox, per la gestione dei dati sanitari.
Lo studio riporta che in Italia sono riconosciute 30 professioni sanitarie e che il volume dei professionisti è di circa 1.500.000 unità impiegate nel pubblico e nel privato.
Il documento individua nuove figure professionali non ancora riconosciute, come l’esperto di deep learning, lo stratega del lifestyle, il telechirurgo, l’esperto di bioprinting, il terapista realtà virtuale e l’analista di dati sanitari; tra le professioni riconosciute che saranno più richieste cita l’infermiere professionista, il medico tecnologo e l’assistente sanitario a domicilio.
Per accompagnare questi cambiamenti si propone una riforma della formazione specialistica e delle lauree triennali abilitanti e l’istituzione di un tavolo interministeriale per monitorare i trend formativi e raccordarli con l’offerta formativa universitaria e i corsi ECM.
Transizione energetica: emissioni e misure per ospedali e governance
Il documento richiama evidenze sull’impatto climatico della sanità: il settore sanitario è responsabile mediamente del 4,4% delle emissioni di CO2 globali; l’Unione europea è la terza produttrice dopo Stati Uniti e Cina e l’Italia contribuisce con circa il 4% delle emissioni nazionali attribuite al sistema sanitario.
Per ridurre l’impatto il testo propone di includere gli ospedali negli elenchi delle aziende energivore e gasivore, istituire un tavolo permanente con i Ministeri dell’Ambiente, della Salute e della Semplificazione, le rappresentanze regionali e le associazioni ospedaliere, e prevedere la creazione di un green team aziendale con un piano annuale delle politiche ambientali orientato alle energie rinnovabili.
Rosaria Iardino, Presidente di Fondazione The Bridge, ha dichiarato: “La priorità è garantire una sanità di qualità e colmare le disparità territoriali presenti nel nostro Paese. Ci significa intervenire sull’accessibilità dei servizi sanitari, valorizzando la medicina territoriale e di comunità e l’assistenza a domicilio”.
Alessandro Venturi, Professore presso l’Università degli Studi di Pavia, ha commentato la questione della spesa privata: ha detto che dei 42 miliardi spesso citati, solo 17 miliardi corrispondono a spesa sanitaria vera non sostituita dal SSN; di questi 4 miliardi sono già intermediati da fondi mutualistici o assicurativi, riducendo la cifra residua a 13 miliardi. Venturi ha sottolineato che il SSN spende ancora circa 136 miliardi coprendo il prevalente fabbisogno dei cittadini.
Aldo Bruno Giann, docente e presidente del Comitato di Direzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano, ha spiegato il ruolo dell’Accademia come attore attivo nei processi di trasformazione sanitaria e ha illustrato contributi in ambito formativo e sulle competenze richieste dalle nuove esigenze demografiche e tecnologiche.
