La più diffusa cifra usata per misurare l’inquinamento marino non spiega tutto: 4,8 milioni di tonnellate richiamano l’attenzione sulle microplastiche nei molluschi e nel cibo

Banco di laboratorio con molluschi e microscopio per analisi

In breve

  • L'EPRS stima che ogni anno finiscano negli oceani tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica.
  • Le microplastiche misurate nello studio hanno dimensioni tra 0,1 micron e 5 mm e possono entrare nella catena alimentare via cibo, acqua e aria.
  • Due progetti finanziati dal Ministero della Salute, coordinati da IZSPLV e con il coinvolgimento degli IIZZSS e dell'Università di Ferrara, hanno creato una rete nazionale di monitoraggio.

Secondo il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo (EPRS) ogni anno finiscono negli oceani tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica.

Le microplastiche sono definite come frammenti plastiche con dimensioni comprese tra 0,1 micron e 5 mm, e entrano nella catena alimentare attraverso cibo, acqua e aria.

EPRS: 4,8-12,7 milioni tonnellate di plastica

Il dato sul flusso annuo di plastica negli oceani proviene dal Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo, indicato come EPRS, che stima tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate all’anno.

Questa cifra è citata come contesto per misurare l’entità dell’inquinamento marino da plastica e per giustificare studi mirati sulla contaminazione biologica.

Nel rapporto EPRS la plastica marina è collegata a impatti sugli ecosistemi marini e alla necessità di politiche di gestione e riciclo; il dato è utilizzato come riferimento nelle analisi successive sul tema.

Il richiamo a questa stima motiva la ricerca sulle microplastiche nelle specie destinate al consumo umano, considerata una priorità per la sanità pubblica e l’ambiente.

Studio Toxics finanziato dal Ministero della Salute

La ricerca citata è pubblicata sulla rivista Toxics e nasce da due progetti finanziati dal Ministero della Salute.

Il primo progetto ha analizzato la presenza di microplastiche nei molluschi allevati in Emilia-Romagna, mentre il secondo progetto è stato coordinato dall’IZSPLV e ha coinvolto tutti gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IIZZSS) italiani per estendere l’indagine su scala nazionale.

Nel quadro di questi progetti l’IZSLER ha svolto un ruolo chiave nell’analisi delle microplastiche; altri laboratori IIZZSS hanno invece misurato parametri ambientali e biologici aggiuntivi, integrando i risultati.

La collaborazione ha prodotto una rete nazionale di monitoraggio con il contributo dell’Università di Ferrara, con l’obiettivo di raccogliere dati utili a orientare future normative a tutela dell’ambiente e della sicurezza alimentare.

Lo studio sottolinea la sinergia tra gli IIZZSS e l’Università di Ferrara come supporto alla Sanità Pubblica Veterinaria e inquadra l’iniziativa nella prospettiva One Health, che collega la salute umana, animale e ambientale.

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