No, lo zucchero bianco non è immune alla contaminazione: INRiM sul Journal of Hazardous Materials segnala microplastiche in sei marchi e media di 300 particelle

Ciotola di zucchero raffinato con sovrapposizioni che indicano particelle microscopiche

In breve

  • Lo studio INRiM su sei marchi rileva circa 300 microplastiche per grammo di zucchero raffinato.
  • Circa il 90% delle particelle identificate è inferiore a 20 micrometri, con prevalenza nella fascia 5–10 µm.
  • La metodica combinata Raman e infrarosso identifica particelle fino a 5 micrometri senza digestione chimica.

Una ricerca dell INRiM, pubblicata sul Journal of Hazardous Materials, ha rilevato microplastiche nello zucchero bianco disponibile sul mercato italiano. Lo studio, intitolato “Hidden pollutants in food: Evidence of small microplastic particles (100-5 m) in refined sugar from the Italian market”, ha analizzato sei marchi di zucchero raffinato. I ricercatori hanno riportato una media di circa 300 particelle per grammo di prodotto.

Andrea Giovannozzi, Primo Ricercatore dell’INRiM, ha dichiarato: “Nel lavoro abbiamo riscontrato la presenza sistematica di microplastiche nello zucchero raffinato analizzato sul mercato italiano, con una media di circa 300 particelle per grammo. Considerando che una porzione tipica di consumo è di circa 5 grammi, quindi pari a un cucchiaino o a una bustina, questo dato permette di stimare l’ordine di grandezza dell’esposizione associata a un gesto quotidiano”. La citazione è riportata integralmente dalla comunicazione dello studio.

Dati numerici: 300 particelle per grammo e 5 grammi

Lo studio ha misurato una media di circa 300 particelle per grammo nello zucchero raffinato. Gli autori hanno usato la porzione tipica di consumo, 5 grammi, per stimare l’ordine di grandezza dell’esposizione quotidiana. I sei marchi analizzati sono stati indicati nello studio come campioni rappresentativi del mercato italiano, senza che lo studio affermi che l’intero mercato sia omogeneo.

Un elemento segnalato è la dimensione delle particelle: circa il 90% delle microplastiche rilevate è inferiore ai 20 micrometri. La fascia dimensionale più rappresentata è quella tra i 5 e 10 micrometri, una taglia difficilmente rilevabile con metodi meno sensibili. Lo studio precisa l’intervallo analizzato come compreso tra 100 e 5 micrometri.

Polimeri identificati: PVC come più abbondante

Tra i polimeri identificati nel campione, il PVC è risultato il più abbondante. Gli autori richiamano l’interesse tossicologico per il PVC, ricordando che nell’Unione europea esistono limiti molto stringenti per la migrazione del monomero di cloruro di vinile, riconosciuto come cancerogeno. Lo studio non formula valutazioni di rischio esaustive, ma segnala la rilevanza del dato per future indagini tossicologiche e normative.

Metodo analitico: identificazione fino a 5 m senza digestione chimica

La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto europeo PlasticTrace, coordinato dall’INRiM. Il metodo combina spettroscopia Raman e spettroscopia infrarossa per identificare particelle fino a 5 micrometri. Gli autori sottolineano che la procedura evita processi di digestione chimica del campione, preservando cos particelle piccole che metodi tradizionali potrebbero perdere.

Lo studio evidenzia che la disponibilità di dati affidabili su particelle di piccola taglia è rilevante per la valutazione dell’esposizione umana. Gli autori propongono che questi risultati possano orientare lo sviluppo di metodi standardizzati e future decisioni normative. Il lavoro è pubblicato sulla rivista citata e i dettagli metodologici sono riportati nell’articolo scientifico.

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