Il 10 ottobre, Giornata Mondiale degli uccelli migratori: storie dalle aree umide

Spatola bianca in una zona umida salina al tramonto

In breve

  • Il biancone ricevuto il 31 luglio 2025 è stato liberato nel luglio 2026 dopo 344 giorni di cure e seguito con GPS.
  • Icaro, spatola inanellata il 16 aprile 2008 a Valle Mandriole, è osservata nuovamente alle Saline di Trapani il 22 settembre 2026.
  • Il testo sottolinea l’importanza delle aree umide e della Rete Natura 2000 per proteggere le rotte migratorie dalla caccia e dal bracconaggio.

Il 10 ottobre coincide con la Giornata Mondiale degli uccelli migratori e il WWF racconta due storie che mostrano i percorsi e le minacce dei migratori e il ruolo delle aree umide.

Le narrazioni riguardano un biancone curato al CRAS WWF di Valpredina e la spatola denominata Icaro osservata alle Saline di Trapani e Paceco.

La storia del biancone del CRAS di Valpredina

Il 31 luglio 2025 il CRAS WWF di Valpredina riceve un biancone, Circaetus gallicus, proveniente da Sedrina in Val Brembana (BG). Alla prima visita l’animale manifesta una profonda lesione lacero-contusa e una frattura del radio sinistro; gli esami radiografici evidenziano frammenti di piombo compatibili con il probabile passaggio di un pallino da caccia. Lo staff veterinario esegue due interventi chirurgici per rimuovere tessuti necrotici e ricostruire la parte cutanea danneggiata, e somministra trattamenti farmacologici per il rischio di infezioni.

Dopo circa tre mesi di cure il biancone non utilizza correttamente l’ala e la capacità di volo appare compromessa; dopo altri due mesi senza miglioramenti significativi viene trasferito in una voliera per animali non recuperabili. Nella primavera del 2026 gli operatori osservano un importante recupero della mobilità dell’ala e il rapace viene spostato in una voliera più grande per valutare il volo. Si decide l’acquisto di un dispositivo GPS e, dopo l’inanellamento da parte di ISPRA che conferma si tratti di un maschio adulto, il biancone viene liberato nel luglio 2026, dopo 344 giorni di degenza.

Il tracciamento GPS mostra che dopo alcuni giorni in media Val Seriana il 29 agosto il biancone inizia una lunga migrazione verso sud-ovest, attraversando la Pianura Padana, le Alpi occidentali e la Francia, supera i Pirenei e il 9 settembre alle 16:00 affronta lo stretto di Gibilterra impiegando appena 30 minuti. Prosegue poi verso sud e il 20 settembre risulta in Mali, dove cambia direzione verso est fino alle sponde del fiume Niger, dove si trova attualmente.

Il viaggio della spatola Icaro, inanellata nel 2008

La spatola Platalea leucorodia identificata con la sigla ICLK, soprannominata Icaro, è osservata e fotografata il 22 settembre dall’ornitologo Andrea Cusmano nella Riserva Naturale Regionale Saline di Trapani e Paceco, gestita dal WWF Italia. Icaro era stata inanellata il 16 aprile 2008 a Valle Mandriole, nel Ravennate, all’interno del sistema delle zone umide del Delta del Po. La prima osservazione alle Saline di Trapani risale al febbraio 2011, a centinaia di chilometri dal luogo di inanellamento.

Nel settembre 2011 Icaro viene nuovamente osservata nel ravennate e due mesi dopo, nel novembre 2011, torna alle Saline di Paceco. La sequenza di avvistamenti documenta il collegamento ecologico tra le zone umide del Delta del Po e quelle della Sicilia occidentale. Diciotto anni dopo la nascita, la nuova osservazione del settembre 2026 conferma che le Saline di Trapani fanno parte della geografia di sosta e residenza di questo individuo.

Le aree umide, la Rete Natura 2000 e la conservazione

I casi di biancone e di Icaro evidenziano che la conservazione degli uccelli migratori non pu limitarsi a confini amministrativi: serve una rete di ambienti idonei come la Rete Natura 2000 distribuita lungo le rotte migratorie. Il testo ricorda l’importanza di tutelare le rotte migratorie dalla caccia e dal bracconaggio e di proteggere le aree di sosta e svernamento, in particolare le aree umide.

La conservazione richiede collaborazione tra aree protette, condivisione dei dati scientifici e scambio di buone pratiche tra gestori e istituzioni. Le storie raccontate dal WWF mostrano concretamente come singoli individui possano collegare territori lontani e perché la tutela della biodiversità passi attraverso connessioni ecologiche.

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