No, non è un rapporto estemporaneo: la ricerca PRIN MatGuilt dell’Università Statale di Milano nasce da una survey nazionale e 50 interviste in profondità su madri lavoratrici

Madre pensierosa vicino al bambino e a un tavolo con laptop e documenti

In breve

  • Il progetto PRIN MatGuilt dell'Università Statale di Milano ha raccolto una survey nazionale su 6.000 persone e 50 interviste in profondità.
  • Il senso di colpa genitoriale interessa madri e padri, con differenze di genere e un senso di colpa «anticipato» nei giovani senza figli.
  • Le proposte includono la co-creazione delle politiche, lo studio delle emozioni e campagne informative mirate.

La ricerca PRIN MatGuilt dell‘Università Statale di Milano presenta risultati basati su una survey nazionale di 6.000 persone e su 50 interviste in profondità condotte su madri lavoratrici.

Il progetto è guidato dalla professoressa Giulia Maria Dotti Sani, docente di Sociologia generale del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, e prevede la pubblicazione del volume The Price of Motherhood: Maternal Guilt in Contemporary Italy con la casa editrice Palgrave-McMillan.

Dettagli del progetto PRIN MatGuilt, settembre 2023, febbraio 2026

Il progetto è nato ufficialmente a settembre 2023 e terminerà a febbraio 2026. Dopo quasi due anni di lavoro sul campo, il team ha partecipato alla Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori e sta predisponendo diverse pubblicazioni. È stato firmato un contratto con la casa editrice Palgrave-McMillan per un volume monografico sul tema, e molti dati saranno resi open access sul dataverse dell‘Università.

Il progetto si focalizza sul senso di colpa materno ma include anche i padri, per indagare un paradosso italiano: bassa partecipazione femminile al lavoro e bassi tassi di fertilità insieme a un carico di cura sproporzionato affidato alle madri. L’obiettivo è verificare se il senso di colpa genitoriale sia associato a una minore partecipazione al mercato del lavoro e a una riduzione delle intenzioni di avere figli.

Risultati: survey nazionale 6.000 persone e 50 interviste

I risultati mostrano che il senso di colpa genitoriale è diffuso in Italia e riguarda sia madri sia padri, con chiare differenze di genere. Le madri sperimentano il senso di colpa legato all'”ideale materno”, definito come dedizione intensa, fisica, emotiva e intellettuale ai figli; i padri sperimentano sensi di colpa collegati al tempo trascorso con i figli o al sostegno economico della famiglia.

La misurazione è avvenuta tramite domande su situazioni concrete: “come mi sento quando mi prendo tempo per me stessa”, “quando mi arrabbio con mio figlio/a”, “quando non ho abbastanza risorse economiche”, “quando non preparo un pasto adeguato”. Domande specifiche riguardano l’ambito lavorativo: “come mi sento quando affido mio figlio/a a un’altra persona per poter lavorare” e il sentimento opposto di non avere tempo per il lavoro.

Un dato rilevante è la presenza di un senso di colpa anticipato in un campione più giovane, ancora senza figli: questo gruppo ha mostrato maggiore angoscia e senso di colpa in vista della genitorialità rispetto a chi è già genitore. Lo studio sottolinea inoltre che fattori strutturali come assenza di welfare, orari di lavoro, lavoro precario e stipendi bassi contribuiscono al fuoco incrociato che posiziona le donne tra lavoro e tempi di cura.

Al workshop del 6 ottobre a Milano sono intervenute le studiose internazionali Anna Tarrant e Lianne Aarntzen. Aarntzen ha portato dati olandesi su ricerche esistenti sul senso di colpa genitoriale, e Tarrant ha presentato studi britannici sulla paternità in contesti critici, dove il senso di colpa è spesso legato all’incapacità di mantenere i figli.

Dal confronto internazionale emerge che in tutti i tre contesti studiati le emozioni comuni sono legate alle difficoltà economiche e agli standard idealizzati di buon genitore e buon lavoratore. Viene inoltre rilevata una discriminazione statistica: l’aspettativa diffusa che le donne diano priorità alla famiglia non si estende agli uomini.

Sulle politiche, lo studio inglese citato propone la co-creazione delle policy come strada per coinvolgere i beneficiari nella progettazione degli interventi. Le ricercatrici suggeriscono di studiare di più le emozioni, ascoltarle e promuovere campagne informative mirate. Il lavoro rileva che i padri oggi sono più coinvolti nella cura rispetto al secolo scorso e che l’affidamento paritario dopo il divorzio è sempre più diffuso, mentre in Italia persiste una situazione di equilibrio instabile tra modelli tradizionali e progressisti.

I prossimi passi indicati dal progetto prevedono l’ampliamento del campo di studio per comprendere emozioni positive e negative, approfondire l’esperienza dei padri, delle famiglie monogenitoriali e dei genitori dello stesso sesso. Un’altra linea di indagine riguarda le piattaforme online e i gruppi social che trattano la genitorialità in modi estremi o controversi, come la pagina mamma di merda e il fenomeno delle trad wives che rivendicano la scelta di essere casalinghe a tempo pieno e si oppongono ai modelli femministi.

Per informazioni di contatto: prof. ssa Giulia Maria Dotti Sani, Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, email GIULIA. DOTTISANI@UNIMI. IT, telefono 02 50318924.

Tag

Lascia un commento