In breve
- L'azopolimero commerciale PAZO è stato utilizzato per imitare funzioni neurali e gestire informazioni.
- Lo studio, intitolato "Neuromorphic Light‐Responsive Organic Matter for in Materia Reservoir Computing", è pubblicato su Advanced Materials.
- Ricercatori INRiM e Politecnico di Torino affermano che la materia può ridurre il carico computazionale e migliorare la percezione visiva.
Un team dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, INRiM, in collaborazione con il Politecnico di Torino, ha annunciato una scoperta nel campo del neuromorphic computing usando un materiale organico sensibile alla luce.
Il materiale impiegato è un azopolimero commerciale chiamato PAZO. Il testo della ricerca indica che questo azopolimero riesce a imitare alcune funzionalità complesse proprie del cervello umano, percependo e rispondendo a stimoli esterni e adattando il suo stato interno per elaborare e immagazzinare informazioni.
Studio pubblicato su Advanced Materials
La ricerca si intitola “Neuromorphic Light-Responsive Organic Matter for in Materia Reservoir Computing” e compare sulla rivista Advanced Materials. Il titolo completo appare testualmente nella fonte. Il documento presenta il potenziale degli azopolimeri per spostare l’elaborazione delle informazioni spazio-temporali a livello della materia stessa.
Gli autori citati nella comunicazione sono Mateo Rosero Realpe, dottorando del Politecnico di Torino, e Angelo Angelini, ricercatore dell’INRiM. Essi dichiarano: “I nostri risultati evidenziano l’enorme potenziale degli azopolimeri per aggiungere capacità di elaborazione delle informazioni a livello della materia nei dispositivi ottici, spostando l’elaborazione delle informazioni spazio-temporali a livello della materia stessa.”
Nel comunicato gli autori aggiungono: “Ci riduce lo sforzo computazionale necessario per elaborare i dati e riconoscere pattern, aprendo nuove strade per applicazioni di percezione visiva”. La fonte riporta queste frasi come citazioni dirette.