In breve
- Il nuovo ambulatorio del Bambino Gesù apre il 3 ottobre nella sede di Baldelli con sedute settimanali e accesso tramite CUP.
- Save the Children segnala che il 32,6% dei 6-10 anni usa lo smartphone quotidianamente e il 62,3% degli 11-13 anni ha un account social.
- Il 41,8% dei 15-19enni ha usato l'intelligenza artificiale per momenti di tristezza e circa il 42% per consigli su scelte importanti.
Dal 3 ottobre il Dipartimento di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù apre un ambulatorio dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali, con prime visite fissate sabato 3 ottobre dalle 8.30 alle 13.00 nella sede di Baldelli.
L’ambulatorio avrà cadenza settimanale e è rivolto a bambini e adolescenti nei quali l’utilizzo di smartphone, tablet e computer, videogiochi, social network o altre attività online assume caratteristiche problematiche e interferisce significativamente con la vita quotidiana. L’accesso avviene tramite prenotazione al CUP 06.68.18.1 con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile. La sede è in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma.
Dati Save the Children su 6-13 anni
Secondo i dati raccolti da Save the Children, in Italia un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni, il 32,6%, usa lo smartphone tutti i giorni. Il dato del 32,6% viene confrontato con il 18,4% registrato nel periodo 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, il 62,3% ha almeno un account social.
L’uso problematico dei social riguarda già a 11 anni circa il 15% dei ragazzi e delle ragazze. Tra le ragazze di 13 anni il dato sale al 20,5%.
Ambulatorio Bambino Gesù, apertura 3 ottobre
L’ambulatorio è destinato ai casi in cui l’attività digitale comprometta il sonno, il rendimento scolastico, le relazioni familiari e sociali o le attività sportive e ricreative. I segnali di allarme indicati comprendono la ricerca continua del dispositivo, forti reazioni di irritabilità o agitazione quando il dispositivo non è disponibile, il progressivo ritiro dalle altre attività e la necessità di trascorrere sempre più tempo online per ottenere la stessa gratificazione.
Al Bambino Gesù il fenomeno si inserisce in un quadro di crescente richiesta di assistenza: le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025. La prima visita del nuovo ambulatorio è programmata per sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13.00, nella sede di Baldelli, e le sedute avranno cadenza settimanale.
Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù, osserva che «i bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate». Vicari aggiunge che il compito degli adulti è aiutare i giovani a scoprire forme di piacere che richiedono più tempo e lasciano risultati più duraturi e che non si tratta di demonizzare la tecnologia ma di evitare che occupi tutto lo spazio disponibile.
Per l’accesso l’ospedale richiede la prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile e la prenotazione tramite CUP al numero 06.68.18.1. L’ambulatorio si trova in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma e avrà sedute settimanali a partire dal 3 ottobre.
Intelligenza artificiale: dati su 15-19 anni e avvertenze
Secondo un’indagine di Save the Children sui ragazzi tra i 15 e i 19 anni, quasi uno su tre utilizza l’intelligenza artificiale quotidianamente, e il 41,8% dichiara di essersi rivolto all’IA in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso. Circa il 42% ha chiesto consigli all’IA su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro.
I chatbot risultano attraenti perché sono sempre disponibili e non giudicano, e possono rappresentare uno strumento di supporto; tuttavia richiedono cautela quando usati per affrontare disagio psicologico o situazioni a rischio. Vicari sottolinea che «molti ragazzi raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati». Egli avverte che il problema nasce quando la chat sostituisce le relazioni umane o diventa l’interlocutore principale rispetto a una sofferenza psicologica, perché l’IA non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista.
Per la prevenzione l’équipe suggerisce di accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie. Come criterio educativo prudenziale si propone di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16 anni. Le indicazioni non sono soglie biologiche o diagnostiche, ma suggerimenti che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase delicata dello sviluppo.
Il testo segnala anche fattori che favoriscono il comportamento ripetuto online: la ricerca di ricompense immediate tramite notifiche, contenuti costantemente rinnovati e reazioni ai propri post. Questi meccanismi creano una sequenza di attesa e gratificazione rapida che può spingere i giovani a controllare ripetutamente il dispositivo, soprattutto in una fase di sviluppo in cui i sistemi cerebrali legati alla ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione.
Il documento raccomanda di non limitarsi a proibire lo smartphone, ma di favorire alternative che producano interesse e soddisfazione duratura: raggiungere obiettivi nello studio o nello sport, imparare uno strumento, disegnare, cucinare, costruire, fare attività fisica, stare all’aria aperta, coltivare amicizie e condividere momenti in famiglia. Anche lasciare spazio alla noia è indicato come utile per sviluppare fantasia e creatività.