In breve
- ERSAF con Università di Firenze e Timesis continua nel 2024 il progetto sul grano saraceno con agricoltori lombardi.
- I dati FAO 2020 riportano quasi quattro milioni di tonnellate globali, con Russia 1.186.333 t e Cina 404.259 t.
- Il grano saraceno è privo di glutine e ricco di antiossidanti, vitamine B, folati, minerali e fibre.
ERSAF, in collaborazione con l‘Università di Firenze e il gruppo tecnico di Timesis, prosegue nel 2024 il progetto sulle Colture minori dedicato al grano saraceno.
Il progetto coinvolge diversi agricoltori lombardi con terreni in fascia di pianura, collina e montagna, e prevede semine primaverili ed estive con varietà selezionate.
ERSAF e Università di Firenze nel 2024
La Struttura Filiere Agro-alimentari di ERSAF porta avanti il progetto nel 2024 con il supporto dell‘Università di Firenze, del gruppo tecnico di Timesis e della partecipazione di agricoltori lombardi.
Nel 2023 sono state selezionate e coltivate sette diverse varietà di Fagopyrum esculentum in terreni montani, collinari e pianeggianti; le sementi sono state distribuite ad aziende locali tenendo conto della germinabilità e della disponibilità dei terreni.
Per il 2024 il progetto proseguirà con sei diverse varietà di grano saraceno e con semine effettuate in primavera ed estate, privilegiando le zone dove la pianta ha dimostrato di crescere bene, in particolare le aree montane.
Produzione mondiale FAO 2020, quasi quattro milioni di tonnellate
I dati FAO del 2020 indicano una produzione mondiale di grano saraceno di quasi quattro milioni di tonnellate.
Due terzi di quella produzione sono concentrati in Russia e in Cina; la Russia è il primo paese produttore con 1.186.333 tonnellate, mentre la Cina registra 404.259 tonnellate.
Tra i paesi europei la Francia aveva prodotto 122.216 tonnellate secondo gli stessi dati FAO 2020.
Produzione italiana 2019, 3.000 quintali e importazioni
La produzione italiana è concentrata in Valtellina, Garfagnana e Mugello, e nel 2019 si è attestata a 3.000 quintali.
L’Italia integra questa produzione con massicce importazioni, in gran parte dalla Cina e da altri paesi europei.
Il confronto tra la produzione nazionale e i flussi commerciali sottolinea la differenza tra la scala produttiva italiana e i grandi paesi produttori.
Proprietà nutrizionali e botanica del grano saraceno
Il grano saraceno è uno pseudocereale della famiglia delle Polygonaceae; l’etimologia greca, ply e gonium, si riferisce alla forma angolosa dell‘achenio, il frutto secco che racchiude il seme.
È naturalmente privo di glutine e ricco di composti attivi: antiossidanti, aminoacidi, vitamine del gruppo B e folati, che contribuiscono al rafforzamento del sistema immunitario.
Contiene inoltre minerali tra cui ferro, fosforo, rame, zinco, selenio e potassio, oltre a una quota significativa di fibre; per queste caratteristiche è definito in varie sedi “Il grano della salute”.
Motivazioni del ritorno alla diversificazione colturale
Dopo decenni di sistemi colturali intensivi e semplificati basati su poche specie, il settore agricolo sta registrando un ritorno alla diversificazione delle colture.
Il fenomeno è legato alla perdita di competitività e produttività dei modelli agricoli semplificati, alle difficoltà di mercato dovute a prezzi stagnanti e a costi di produzione crescenti, e alle crescenti pressioni ambientali e dell’opinione pubblica per pratiche agricole più sostenibili.
Questi fattori stanno spingendo le aziende agricole a rafforzare le produzioni locali e a cercare nuove soluzioni per restare competitive.
Interesse per colture alternative in Lombardia secondo SIARL
Secondo la sezione di ERSAF dedicata alle colture alternative e i dati del Sistema Informativo Agricolo Regionale SIARL, in Lombardia cresce l’interesse per piccoli frutti come ribes, ribes rosso, uva spina, mora, lampone, mirtillo, alchechengi e bacche di goji.
Tra le colture segnalate figurano anche la frutta da guscio: noce, nocciolo e mandorlo, oltre a bambù, luppolo, canapa, lino e piante aromatiche officinali.
ERASF segnala inoltre l’interesse per grani “antichi” come il grano saraceno, il miglio e la segale, e sottolinea come le nuove generazioni individuino opportunità imprenditoriali nel recupero di coltivazioni abbandonate per rispondere a una domanda crescente.