In breve
- Greenpeace ha ottenuto 147 campionamenti 2023 e 24 analisi 2024 dal Ministero della Salute.
- Il 27% delle analisi 2023 mostrava tracce di PFAS; in Veneto il 32% degli alimenti analizzati presentava tracce.
- La Regione Veneto ha dichiarato all’inizio del 2026 che alcuni risultati non sono ancora pubblici; Greenpeace ha inviato i dati all’EFSA.
Il rapporto di Greenpeace Italia riporta 147 campionamenti nel 2023 e appena 24 analisi relative al 2024 fornite dal Ministero della Salute dopo richieste di accesso agli atti.
Il documento segnala che nel 2024 in diverse regioni non è stato svolto alcun controllo e che i dati resi disponibili dal Ministero alla comunità pubblica sono limitati.
Dati ricevuti dal Ministero della Salute
Greenpeace ha ricevuto dal Ministero della Salute i risultati di 147 campionamenti effettuati nel 2023 e di 24 analisi relative al 2024, forniti in risposta a richieste di accesso agli atti.
Nel 2024, riferisce il rapporto, in diverse regioni non è stato svolto alcun controllo sui PFAS negli alimenti, mentre i risultati complessivi comunicati dal Ministero all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sono giudicati scarsi.
Il rapporto sottolinea che, pur non superando i limiti fissati dall’Unione Europea nei campioni analizzati nel 2024, il 27% delle analisi effettuate nel 2023 mostrava tracce di PFAS.
Greenpeace ha pertanto deciso di inviare all’EFSA i dati ottenuti dalla Regione Veneto, perché il Ministero della Salute comunica all’EFSA solo pochi dati nazionali, secondo l’organizzazione.
Risultati dei piani di monitoraggio in Veneto
Il rapporto ricorda che il Veneto è una delle aree più a rischio e che tra il 2022 e il 2023 sono stati avviati piani di monitoraggio specifici per le zone rossa e arancione, le più esposte alla presenza di PFAS.
All’inizio del 2026 la Regione Veneto ha comunicato a Greenpeace Italia che i risultati di quelle analisi non sono ancora disponibili al pubblico, in seguito a una ulteriore richiesta di accesso agli atti.
Altri due piani di monitoraggio attivi in Veneto, estesi a tutto il territorio regionale, hanno prodotto dati forniti alla stessa Greenpeace dalla Regione Veneto: questi dati hanno evidenziato tracce di PFAS nel 32% degli alimenti analizzati, pur rimanendo al di sotto dei nuovi limiti recentemente entrati in vigore.
Il rapporto evidenzia il problema dell’accumulazione nel tempo: i PFAS si accumulano nell’organismo con potenziali effetti negativi sulla salute, e per questo motivo Greenpeace chiede campionamenti diffusi e dati pubblici e facilmente accessibili.
L’Italia deve intensificare i controlli – spiega Alessandro Giann, Responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia – perché l’esposizione ai PFAS proviene da molte fonti diverse che possono sommarsi tra loro: dal cibo che mangiamo all’acqua che beviamo, fino ai tanti materiali con cui entriamo in contatto. Non solo: è doveroso rendere pubblici e facilmente accessibili i risultati di questi monitoraggi, senza che sia necessario ricorrere a richieste di accesso agli atti.
Il rapporto riporta anche la posizione di Greenpeace sul rimedio al problema: Le evidenze di una diffusa contaminazione da PFAS sono in aumento e per questo motivo servono campionamenti e dati che chiariscano i rischi a cui possiamo essere esposti. Non ci sono alternative a un’eliminazione, progressiva ma rapida, dei PFAS. L’obiettivo ultimo dev’essere azzerare il rischio. Senza vietare questi inquinanti, la contaminazione continuerà, conclude Giann.