Prima del primo freddo, questo studio dell’Università di Pisa sui casi pediatrici di RSV in Italia e le osservazioni in cinque regioni indica un gesto da non sottovalutare

In breve

  • L'età è il principale fattore di rischio, con probabilità di ospedalizzazione intorno al 12,5% alla nascita.
  • L'RSV ha causato circa il 40% dei casi nella coorte di 1.410 bambini e il 4,4% dei RSV-positivi è stato ricoverato.
  • Al giorno 14 il 41% dei bambini RSV-positivi aveva ancora sintomi; al giorno 30 la percentuale era del 15%.

Lo studio coordinato dall‘Università di Pisa e pubblicato su The Lancet Regional Health, Europe ha analizzato i casi pediatrici di infezione respiratoria acuta causata da RSV in Italia. I ricercatori hanno arruolato 1.410 bambini seguiti da pediatri di libera scelta in cinque regioni: Toscana, Lazio, Liguria, Lombardia e Puglia. Le osservazioni coprono quattro stagioni invernali tra il 2019 e il 2024, con esclusione della stagione pandemica 2020-2021.

Studio dell’Università di Pisa pubblicato su The Lancet Regional Health, Europe

La ricerca rientra nel progetto europeo RSVComNet e ha coinvolto università e strutture ospedaliere di Pisa, Roma, Genova, Bari e Milano. Il finanziamento è stato fornito da Sanofi e AstraZeneca, mentre la raccolta, l’analisi, l’interpretazione dei dati e la decisione di pubblicazione sono state condotte in modo indipendente dagli autori. Caterina Rizzo, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice della ricerca, ha dichiarato: “Abbiamo condotto lo studio prima dell’avvio, in Italia, delle campagne di immunizzazione con i nuovi anticorpi monoclonali contro l’RSV, introdotte nel 2024-2025”.

Rischio di ospedalizzazione: 12,5% alla nascita e 4,4% ricoveri RSV-positivi

I ricercatori hanno stimato che l’età è il principale fattore associato al rischio di ospedalizzazione, con una probabilità stimata intorno al 12,5% alla nascita e una riduzione progressiva con l’aumentare dell’età. Nell’insieme dei bambini con RSV confermato, il 4,4% ha richiesto il ricovero ospedaliero. La degenza mediana per i ricoverati è stata di 5 giorni.

Durata della malattia: 41% sintomi a 14 giorni, 15% a 30 giorni

L’RSV è risultato responsabile di circa il 40% dei casi di infezione respiratoria acuta nella coorte studiata. Tra i bambini con diagnosi confermata, la malattia è durata in media oltre due settimane: al quattordicesimo giorno il 41% presentava ancora sintomi e al trentesimo giorno il 15% li aveva ancora. I dati sono stati raccolti al momento dell’esordio e poi a 14 e a 30 giorni per ogni bambino con RSV confermato.

Lo studio ha inoltre evidenziato che la febbre, pur frequentemente osservata nei positivi all’RSV, non consente di distinguere l’infezione da altri virus respiratori. Gli autori avvertono che i sistemi di sorveglianza che si basano sulla presenza obbligatoria di febbre rischiano di non intercettare una quota significativa di casi, con conseguente sottostima dell’impatto reale della malattia. I risultati sono indicati come utili per valutare l’efficacia e l’impatto clinico ed economico delle nuove strategie preventive, quali gli anticorpi monoclonali somministrabili ai neonati e il vaccino per le donne in gravidanza introdotti nel 2024-2025.

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