In breve
- Il 7 ottobre 2023 provocò 1.200 morti e 251 sequestri, con 168 ostaggi liberati vivi.
- La reazione israeliana ha causato oltre 70.000 morti a Gaza e un cessate il fuoco solo nell’ottobre 2025.
- Dal dicembre 2022 la coalizione di destra di Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich ha consolidato il controllo politico.
Il 7 ottobre 2023 ha segnato Israele con 1.200 morti e 251 sequestrati, di cui 168 liberati vivi, e ha alimentato trasformazioni politiche, sociali e militari raccontate da Francesca Caferri, inviata di Repubblica e autrice del libro La fortezza Israele. Anatomia di un paese senza pace (Laterza 2026).
Il Paese conta meno di dieci milioni di abitanti e convive con divisioni profonde: centri laici come Tel Aviv, enclave ultraortodosse come Bnei Brak, e territori contesi come la Cisgiordania. Caferri ricostruisce come il trauma del 7 ottobre sia stato strumento e acceleratore di scelte politiche e militari che hanno ampliato la frattura interna.
La coalizione di dicembre 2022 con Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich
Dal dicembre 2022 governa la coalizione più a destra della storia di Israele, guidata da Benjamin Netanyahu alleato dei partiti religiosi e dei suprematisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Questa maggioranza ha promosso riforme giudiziarie controverse che hanno mobilitato centinaia di migliaia di manifestanti nelle piazze. Dopo il 7 ottobre la destra ha usato il trauma per consolidare il controllo, boicottando Haaretz, attaccando la procuratrice generale e intervenendo nelle nomine dei giudici. Ogni contrappeso, dai media ai tribunali, è stato spesso definito un nemico dal blocco di governo.
Caferri osserva che la Knesset eletta nel 2022 è la prima dal 1988 a completare il mandato senza scioglimento anticipato. Il principale sfidante di Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre 2026 è Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore, con il partito Yashar. L’inchiesta di Haaretz, pubblicata a inizio settembre, sostiene che il presidente degli Emirati Arabi Uniti avrebbe avvertito Netanyahu di un attacco imminente di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre; Netanyahu ha definito la notizia inventata e ha annunciato una querela.
Le conseguenze del 7 ottobre 2023: vittime, ostaggi e Gaza
L’attacco del 7 ottobre ha colpito il fondamento dello Stato, la percezione che Israele sia l’unico luogo sicuro per gli ebrei dopo la Shoah. La reazione militare israeliana ha superato ogni proporzione, con oltre 70.000 morti a Gaza secondo i dati citati da Caferri. La Striscia è stata chiusa ai giornalisti stranieri, gli aiuti sono entrati a fatica e gli attacchi hanno colpito giornalisti, operatori sanitari e bambini.
Il cessate il fuoco è arrivato formalmente solo nell’ottobre 2025. All’interno di Israele la narrazione pubblica ha privilegiato per due anni e mezzo il racconto del 7 ottobre: testimonianze, ostaggi e lutti predominavano sui media televisivi. In Cisgiordania i coloni hanno continuato ad occupare territorio in modo violento, spesso con la protezione della polizia israeliana, riducendo lo spazio residuo per i palestinesi.
Caferri descrive un “fronte della pace” che oggi vale forse il 10-15% della popolazione e che subisce ritorsioni: perdita del lavoro, minacce, aggressioni. Gruppi come Standing Together praticano presenza protettiva in Cisgiordania e subiscono violenze da parte dei coloni. I grandi scrittori Amos Oz, David Grossman e Abraham B. Yehoshua sono ricordati come voci che denunciarono come l’occupazione corrompa Israele e sostennero la soluzione della divisione territoriale.
Infine, Caferri ricorda che i cittadini arabi di Israele sono circa un quinto della popolazione e mantengono propri partiti alla Knesset, ma non è chiaro se saranno ammessi alle prossime elezioni. Il quadro delineato dall’autrice, dopo il 7 ottobre, è quello di uno Stato sempre più polarizzato e di una democrazia che rischia di essere esclusiva per chi è d’accordo con il governo.