Network nazionale per contrastare la resistenza antimicrobica

In breve

  • Il progetto è promosso dall'INMI Lazzaro Spallanzani, IRCCS, e finanziato dal Ministero della Salute.
  • Partecipano sette istituzioni tra cui l'Istituto Superiore di Sanità e cinque IRCCS italiani.
  • In Italia si stimano circa 12.000 morti annue per infezioni da microrganismi resistenti, un terzo dell'UE.

Il progetto coinvolge 7 istituzioni e è promosso dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, IRCCS.

Il progetto si chiama “Network collaborativo a carattere nazionale per la realizzazione di un modello clinico – gestionale per l’ottimizzazione dell’uso dei farmaci antimicrobici (Antimicrobial Stewardship)” e risulta finanziato dal Ministero della Salute.

Regolamento firmato al Ministero della Salute

I rappresentanti delle sette istituzioni hanno firmato, nei giorni scorsi, al Ministero della Salute il regolamento che disciplina il funzionamento del partenariato. La firma formalizza il funzionamento della rete nazionale e definisce le regole di governance tra i partner. Il documento, secondo la fonte, regola ruoli e procedure operative per assicurare un coordinamento uniforme tra i centri di riferimento.

Sette istituzioni coinvolte nel network

Al progetto partecipano l’Istituto Superiore di Sanità e cinque IRCCS: Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano; Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna; Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma; Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione ISMETT di Palermo; Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, Verona. Le sette istituzioni includono dunque l’INMI Spallanzani e coprono strutture di riferimento per le Malattie Infettive in diverse regioni italiane. La partecipazione combinata è presentata come base per sviluppare un modello trasferibile anche al territorio.

La dr.ssa Stefania Cicalini, responsabile scientifica del progetto per l’INMI Spallanzani, afferma che “L’uso eccessivo e improprio di antibiotici rappresenta una delle cause dello sviluppo e della diffusione di microrganismi multiresistenti”. Nella stessa dichiarazione viene riportata la stima di circa 12.000 morti ogni anno in Italia per infezioni da microrganismi resistenti, che corrispondono a un terzo delle morti osservate nell’Unione Europea.

La direttrice generale, dr.ssa Cristina Matranga, e il direttore scientifico, dott. Enrico Girardi, sottolineano che l’antibiotico resistenza e le infezioni correlate all’assistenza hanno impatto sanitario ed economico. Essi definiscono il network “un’iniziativa strategica che mira a offrire uno standard nazionale di antimicrobial stewardship, adattabile ai diversi contesti locali”.

Componenti tecniche del modello proposto

Il modello proposto integra sistemi informatici avanzati per collegare e analizzare dati provenienti da diverse fonti. Prevede percorsi diagnostici innovativi, con l’uso di test molecolari per identificare rapidamente le resistenze. Include strumenti digitali e di comunicazione per supportare i clinici e programmi di formazione interattiva per favorire l’adozione delle buone pratiche.

Il network è pensato per sviluppare un modello di buon uso degli antibiotici applicabile nei centri di riferimento e trasferibile a livello territoriale. L’obiettivo dichiarato è ridurre l’impatto della resistenza antimicrobica, tutelare la salute dei cittadini e ridurre i costi per il Servizio Sanitario Nazionale.

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