No, la spiegazione comune non regge: la ricerca pubblicata su Nature corregge la lettura della Grande Paura mettendo in relazione voci e modelli epidemiologici moderni

In breve

  • Lo studio pubblicato su Nature analizza la Grande Paura tra il 20 luglio e il 6 agosto 1789.
  • Gli autori stimano un picco il 30 luglio e una velocità media di diffusione di 45 km al giorno.
  • Aree con maggiore alfabetizzazione, ricchezza e prezzi del grano alti risultarono le più colpite.

La ricerca quantifica 30 luglio 1789 come il picco e identifica il Centro della Complessità e Biosistemi dell’Università Statale di Milano tra gli autori.

Lo studio, pubblicato su Nature, è frutto di una collaborazione con l’Université Paris 8 e l’Università di Tolone e mette in relazione voci del passato con modelli epidemiologici moderni.

Studio pubblicato su Nature sulle voci della Grande Paura

Lo studio internazionale è stato pubblicato su Nature e ha preso in esame il periodo della Grande Paura tra il 20 luglio e il 6 agosto 1789. I ricercatori provengono dal Centro della Complessità e Biosistemi dell’Università Statale di Milano, dall’Université Paris 8 e dall’Università di Tolone. Gli autori hanno utilizzato modelli epidemiologici, normalmente impiegati per le malattie, per ricostruire la diffusione delle voci.

Per l’analisi sono state incrociate fonti storiche, mappe antiche e dati demografici e socioeconomici dell’epoca. Tra i dati considerati figurano il prezzo del grano, i livelli di alfabetizzazione e la proprietà della terra. Lo studio mostra come le reti fisiche dell’epoca, come strade e stazioni postali, abbiano svolto un ruolo centrale nella trasmissione delle informazioni.

Diffusione: picco il 30 luglio e 45 km al giorno

I ricercatori hanno calcolato che la Grande Paura raggiunse il picco il 30 luglio. Hanno stimato una velocità media di propagazione delle voci pari a 45 km al giorno, misurata come spostamento da villaggio a villaggio. Lo studio rileva inoltre che il 40% dei luoghi coinvolti si trovava in prossimità di una stazione di posta.

Secondo gli autori, la diffusione seguiva percorsi stradali e reti di comunicazione ufficiale dell’epoca, analoghi ai meccanismi epidemici. Le ondate di voci su bande armate e presunti complotti aristocratici provocarono panico e rivolte contadine. Queste rivolte portarono alla distruzione di documenti feudali e contribuirono alla decisione dell’Assemblea Nazionale del 4 agosto di abolire i privilegi feudali.

Aree colpite: alfabetizzazione, ricchezza, prezzo del grano

Lo studio identifica che le aree con maggiore alfabetizzazione e ricchezza risultarono più colpite dalla Grande Paura. I ricercatori osservano che anche i luoghi con i prezzi del grano più alti mostrarono tassi di coinvolgimento maggiori. Questi risultati suggeriscono che le rivolte non furono esclusivamente isteriche ma, in parte, risposte razionali a condizioni economiche insostenibili.

Stefano Zapperi, professore al dipartimento di Fisica “Aldo Pontremoli” dell’Università degli Studi di Milano e coautore, afferma: “Questa ricerca ribalta l’idea portata avanti da alcuni storici che la Grande Paura fosse una semplice esplosione di isteria, ma a determinarla furono le condizioni politiche ed economiche dell’epoca.” Caterina La Porta, del dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali della Statale e coautrice, sottolinea: “La nostra analisi… deriva dal confronto tra discipline accademiche diverse e dalla collaborazione tra loro.”

Zapperi conclude che comprendere come le voci si diffusero nel XVIII secolo aiuta a interpretare la dinamica dei cambiamenti politici e fornisce una chiave per analizzare la diffusione di informazioni e disinformazione anche oggi. La ricerca dimostra l’efficacia dell’unione tra fisica statistica, storia dell’economia e studi sulla salute per indagare fenomeni sociali storici.

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