In breve
- Più di 8.000 morti e circa 50.000 feriti sono attribuiti alla guerra nei sei mesi indicati.
- La guerra ha causato fuoriuscite di petrolio visibili dallo spazio e 5 milioni di tonnellate di CO₂ nelle prime due settimane.
- I costi diretti stimati includono 37 miliardi di dollari spesi in cinque mesi e richieste addizionali di 67 miliardi.
A sei mesi dall’inizio della guerra statunitense-israeliana contro l’Iran, le conseguenze si manifestano in perdite umane, danni ambientali e costi economici che ricadono oltre il teatro bellico. Le fonti citano più di 8.000 persone uccise e circa 50.000 ferite a causa del conflitto. Anche i sistemi energetici e le famiglie pagano bollette più care, mentre ecosistemi marini e risorse idriche subiscono contaminazioni.
La dipendenza globale dai combustibili fossili è indicata come fattore che alimenta la guerra e la fossilflazione, ossia l’aumento generalizzato dei prezzi causato dall’impennata dei costi dei combustibili. Le proposte riportate nelle fonti includono maggiori investimenti nelle energie rinnovabili e tassazione dei profitti delle compagnie petrolifere per finanziare la transizione.
Morti e feriti: oltre 8.000 vittime
Le fonti raccolte indicano che più di 8.000 persone hanno perso la vita e circa 50.000 sono rimaste ferite per la guerra. Un rapporto segnala che nei primi 40 giorni oltre 3.500 persone sono state uccise in Iran. Il Pentagono riporta oltre 750 soldati statunitensi feriti e 18 uccisi.
Le stime sulla mortalità e sui feriti risultano difficili da aggiornare con esattezza, e le fonti ricordano che alcune istituzioni, come il Pentagono, hanno recentemente nascosto dati. Le vittime civili, gli sfollati e i nuclei familiari colpiti dalle violenze sono indicati come principali portatori del costo umano.
Danni ambientali: fuoriuscite, 5 milioni di tonnellate di CO
La guerra ha causato numerose fuoriuscite di petrolio, alcune visibili dallo spazio, tra cui una chiazza che si estende per oltre otto chilometri a sud dell’isola iraniana di Qeshm dopo il danneggiamento di una nave. Quella fuoriuscita ha messo a rischio mangrovie, habitat costieri e persone che dipendono dal mare.
Il 2026 ha visto l’affondamento della fregata iraniana IRIS Dena nell’Oceano Indiano, e tre giorni dopo è apparsa una chiazza di petrolio vicino alle coste dello Sri Lanka. A maggio una fuoriuscita attribuita ad attacchi a una raffineria ha raggiunto le rive dell’isola di Shidvar, riserva naturale contenente barriere coralline, tartarughe marine, delfini e uccelli intrappolati nel catrame.
Solo nelle prime due settimane di guerra sono state emesse 5 milioni di tonnellate di CO. Gli attacchi agli impianti petroliferi hanno causato pioggia nera, colonne di fumo tossico e contaminazione dell’acqua potabile, dell’aria e del cibo. Le infrastrutture danneggiate includono reti idriche, impianti di trattamento delle acque reflue, terreni agricoli, porti, depositi di carburante e infrastrutture elettriche.
Costi economici: 37 miliardi e richiesta di altri 67 miliardi
Secondo il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, i primi cinque mesi di guerra sono costati 37 miliardi di dollari, equivalenti a circa 260 milioni di dollari al giorno. Il Pentagono ha chiesto al Congresso ulteriori 67 miliardi di dollari, cifra che le fonti sottolineano essere il doppio di quanto il Pentagono dichiara di aver già speso.
La docente Linda J. Bilmes della Harvard Kennedy School stima un costo finora di circa 120 miliardi di dollari e aggiunge che mancano altri 250 miliardi di dollari stimati per la ricostruzione delle strutture statunitensi danneggiate o distrutte in Medio Oriente. Le fonti avvertono che l’amministrazione ha proposto un bilancio della difesa da 1,5 trilioni di dollari per il 2027.
Il Climate Solutions Lab della Brown University stima che gli americani abbiano pagato oltre 86 miliardi di dollari in più dall’inizio della guerra, pari a circa 660 dollari in più per famiglia nei sei mesi. In Italia il Codacons prevede una stangata di +633 euro a famiglia tra settembre e novembre 2026, con aumento delle bollette di luce e gas fino a 205 euro, carburante diesel +145 euro e benzina +93 euro rispetto allo stesso periodo 2025.
Le fonti concludono che, anche se la guerra finisse, gli effetti della fossilflazione potrebbero perdurare mesi o anni, e indicano le energie rinnovabili come strumento per ridurre la dipendenza dal petrolio e la vulnerabilità ai shock dei prezzi.