In breve
- Il 18 febbraio 2026 l'INRiM ha ospitato il workshop finale del progetto PRIN 2022 Rockfall a Torino.
- Il progetto coinvolge INRiM, Politecnico di Torino, CNR, Università di Torino, Università di Milano e ARPA Piemonte.
- L'aumento delle temperature e i cicli di stress termico degradano il ghiaccio nelle fratture e aumentano il rischio di frane.
Il 18 febbraio 2026, presso la sede storica dellINRiM a Torino, si è svolto il workshop intitolato Trasferimento del calore nella roccia: misure sul campo e modelli.
L’evento è stato la fase conclusiva del progetto triennale PRIN 2022 denominato Rockfall, dedicato al rischio di caduta massi e alla mitigazione nel contesto delle Alpi.
Workshop del 18 febbraio 2026 a Torino
Il workshop ha riunito ricercatrici e ricercatori dell’INRiM, del Politecnico di Torino, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Università degli Studi di Torino, dell’Università degli Studi di Milano e di ARPA Piemonte.
Il titolo dell’incontro è stato Trasferimento del calore nella roccia: misure sul campo e modelli, e la sede è la storica sede dell’INRiM a Torino.
L’iniziativa è stata presentata come momento conclusivo del progetto triennale PRIN 2022 Rockfall, coordinato dall’INRiM e focalizzato sugli effetti del cambiamento climatico sull’instabilità dei versanti montani.
Progetto PRIN 2022 Rockfall, coordinato da INRiM
Il progetto triennale PRIN 2022 Rockfall è coordinato dall’INRiM e ha per oggetto la mitigazione del rischio di caduta massi nelle Alpi.
Tra gli obiettivi esplicitati figurano la condivisione di risultati scientifici, di protocolli di misura e di modelli fisici per analizzare il trasferimento di calore nelle formazioni rocciose alpine.
Le misure accurate e i modelli condivisi sono indicati come necessari per comprendere in modo quantitativo la relazione tra la temperatura dell’aria e il regime termico delle rocce, una sfida scientifica complessa.
Le aree montane sono descritte come particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, con un aumento delle temperature medie e delle temperature estreme dell’aria, e con cicli di stress termico che agiscono sulle rocce.
Il documento segnala che il riscaldamento e i cicli di stress termico contribuiscono alla degradazione del ghiaccio presente nelle fratture rocciose e all’indebolimento delle masse rocciose, con un conseguente incremento del rischio di frane e crolli.
Per affrontare questi fenomeni, il progetto ha sviluppato protocolli di misura sul campo e modelli fisici specifici per valutare il trasferimento di calore nella roccia, senza tuttavia dettagliare nel comunicato le singole procedure tecniche.