In breve
- Lo studio di fase 3 ha arruolato 368 pazienti tra il 2014 e il 2019 e ha randomizzato 229 responder al consolidamento.
- A 3 anni, il 78% dei pazienti trapiantati era privo di progressione e l'86% era vivo, contro il 50% di progressione e il 71% di sopravvivenza con R-DeVIC.
- Il trapianto autologo ha aumentato gli eventi tossici rispetto a R-DeVIC ma non ha aumentato la mortalità, rimasta sotto il 5%.
Uno studio clinico multicentrico randomizzato di fase 3 e il più ampio mai condotto per il linfoma primitivo del sistema nervoso centrale ha confermato che la chemioterapia mieloablativa più il trapianto autologo di cellule staminali del sangue è la strategia di consolidamento più efficace nel prolungare la sopravvivenza delle persone che hanno risposto alla terapia di induzione.
La terapia di induzione utilizzata nello studio è stata la combinazione chemioimmunoterapica MATRix, ideata 17 anni fa presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele e l’Ospedale di Friburgo, e volta a ridurre la massa tumorale prima del consolidamento.
Dati principali: 368 pazienti, arruolamento 2014-2019
Tra il 2014 e il 2019 lo studio ha arruolato complessivamente 368 pazienti adulti con PCNSL non trattato, tutti sottoposti a induzione con MATRix. Lo studio ha coinvolto 56 centri ospedalieri in Germania, Italia, Danimarca, Norvegia e Svizzera e è stato coordinato dall’Ospedale Universitario di Friburgo, in Germania. Dei 368 pazienti arruolati, 229 pazienti che hanno risposto alla terapia di induzione sono stati assegnati in modo casuale al braccio di consolidamento.
I due bracci di consolidamento confrontati erano: un regime non mieloablativo con chemioterapia e immunoterapia R-DeVIC (rituximab, desametasone, etoposide, ifosfamide, carboplatino) e una chemioterapia mieloablativa con thiotepa e carmustina seguita da trapianto autologo di cellule staminali.
Risultati a 3 anni: 78% PFS e 86% OS
Con un follow-up mediano di quasi 4 anni, il 78% dei pazienti sottoposti a trapianto autologo non aveva avuto peggioramento del tumore a 3 anni. Nel gruppo trattato con R-DeVIC, la metà dei pazienti aveva invece subito un chiaro peggioramento del linfoma a 3 anni.
La sopravvivenza globale a 3 anni è stata del 86% nel gruppo trapiantato e del 71% nel gruppo R-DeVIC. Il consolidamento con trapianto autologo si è associato a un numero maggiore di eventi tossici rispetto al consolidamento non mieloablativo, ma la mortalità correlata al trattamento è rimasta al di sotto del 5%.
Lo studio, pubblicato su The Lancet, porta come primi coautori il professor Andrés J.M. Ferreri, ordinario di Ematologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Programma Strategico Linfomi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, e il Dr. Gerald Illerhaus, direttore della Clinica di Ematologia del Centro Oncologico di Stoccarda. Tra gli autori figurano inoltre il professor Maurilio Ponzoni e la dottoressa Teresa Calimeri.
I risultati estendono osservazioni di studi precedenti condotti dall’I.E.L.S.G., tra cui gli studi IELSG20 e IELSG32 pubblicati su riviste del gruppo The Lancet, che hanno contribuito a definire lo standard terapeutico internazionale per il PCNSL. La strategia di trapianto deriva da uno schema di condizionamento disegnato presso l’Ospedale di Friburgo e poi perfezionato nel Programma di Cellule Staminali dell’Ematologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, guidato dal professor Fabio Ciceri.
«Questo nuovo studio rappresenta un ulteriore passo nella definizione di percorsi terapeutici basati su evidenze solide per una patologia rara e complessa come il PCNSL, e conferma il ruolo del campus San Raffaele nella ricerca clinica oncoematologica internazionale», conclude il professor Andrés J.M. Ferreri.