In breve
- Greenpeace ha manifestato a Bruxelles con sagome di Putin e Trump davanti al Consiglio europeo.
- Greenpeace afferma che arrivano in Europa in media due-tre navi di GNL statunitense al giorno e calcola 28 miliardi di euro di importazioni dal 20 gennaio 2025.
- Greenpeace chiede all'UE di rinunciare all'impegno da 750 miliardi di dollari entro il 2028 e di rescindere contratti a lungo termine per il gas.
Durante la ratifica del divieto di importazione del gas russo da parte dell’Unione Europea, attiviste e attivisti di Greenpeace Belgio hanno manifestato a Bruxelles posizionando sagome giganti di Vladimir Putin e Donald Trump seduti su una nave gasiera davanti alla sede del Consiglio europeo.
La protesta era intesa a simboleggiare la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili e il rischio che la sostituzione del gas russo avvenga con gas liquefatto dagli Stati Uniti, creando «una dipendenza da un altro autocrate», secondo gli attivisti.
Protesta a Bruxelles davanti al Consiglio europeo
Gli attivisti hanno collocato le sagome davanti alla sede del Consiglio europeo per coincidere con la seduta dei ministri UE sul divieto di gas russo. Greenpeace ha accompagnato l’azione con l’annuncio di una nuova analisi che, secondo l’associazione, mostra l’arrivo in Europa «in media ogni giorno da due a tre navi» che trasportano gas liquefatto dagli Stati Uniti. L’azione di protesta è stata motivata dalla preoccupazione che la sostituzione del gas russo con quello statunitense aumenti la vulnerabilità politica dell’Unione.
Importazioni: 2-3 navi al giorno, 28 miliardi di euro
Greenpeace afferma che attualmente in Europa arrivano in media tra due e tre navi al giorno con gas liquefatto dagli Stati Uniti. L’associazione calcola che, a partire dal secondo insediamento di Donald Trump il 20 gennaio 2025, i Paesi dell’UE hanno importato gas statunitense per un valore stimato di 28 miliardi di euro. Secondo Greenpeace, dall’inizio del 2026 sono arrivate in Europa più di 60 navi cisterna con gas statunitense, di cui 9 sono state dirette all’Italia.
Un’analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, citata da Greenpeace, indica che nel 2025 i Paesi UE hanno acquistato il 57% delle loro importazioni di gas liquefatto dagli Stati Uniti. L’analisi IEEFA stima che tale quota potrebbe salire fino al 80% entro il 2030.
Richieste di Greenpeace all’Unione Europea
Greenpeace chiede all’Unione Europea di ritirarsi dall’impegno di importare 750 miliardi di dollari di energia dagli Stati Uniti entro il 2028 e di interrompere immediatamente i negoziati per nuovi accordi di acquisto con fornitori statunitensi. L’associazione sollecita anche un piano dell’UE per porre fine alla dipendenza dal gas statunitense e la rescissione anticipata dei contratti di fornitura a lungo termine esistenti.
Inoltre Greenpeace richiede misure aggiuntive per ridurre la domanda di gas e accelerare la transizione verso l’energia rinnovabile prodotta in Europa, definendo la graduale eliminazione del gas fossile come «l’unico modo» per garantire l’indipendenza politica e la sicurezza energetica dell’Europa.
Simona Abbate di Greenpeace Italia ha dichiarato che «il servilismo italiano nei confronti del presidente Trump ha portato il governo Meloni a importare in Italia il 12% del GNL statunitense diretto all’Europa», e ha ricordato che ENI sta firmando accordi pluridecennali con compagnie statunitensi. Lisa Göldner di Greenpeace Germania ha detto: «La forza dell’Europa va di pari passo con l’indipendenza energetica. Più l’Europa dipende dagli Stati Uniti per l’energia, più è vulnerabile alle pressioni di Trump».
Greenpeace inoltre riporta le azioni passate contro le importazioni russe: blocchi di spedizioni di petrolio e gas in Finlandia, Gran Bretagna, Belgio (a Zeebrugge e Anversa), Danimarca e in Italia. Greenpeace Francia ha bloccato l’installazione di un terminale di gas liquefatto a Le Havre, avvertendo che potrebbe essere usato per importare gas russo, mentre Greenpeace Spagna ha fermato una centrale a gas a Malaga che bruciava gas proveniente dalla Russia.