In breve
- Sovrappeso corrisponde a BMI tra 25 e 29,9 e richiede valutazione clinica se aumenta il grasso viscerale.
- Obesità è malattia cronica con BMI superiore a 30 e coinvolge fattori genetici, ambientali e cerebrali.
- Trattamento include dieta specialistica, attività fisica, farmaci GLP-1 o dual-agonisti e, nei casi gravi, chirurgia.
Il professor Roberto Vettor, direttore scientifico del Percorso Nutrizione e Metabolismo dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano, distingue sovrappeso e obesità spiegando le soglie del BMI e le implicazioni cliniche.
Il testo definisce il sovrappeso come un aumento del peso corporeo misurato con il BMI compreso tra 25 e 29,9 e precisa la necessità di una valutazione clinica se aumenta la circonferenza vita o il grasso viscerale.
Sovrappeso, BMI 25-29,9
Con sovrappeso si intende un valore di BMI tra 25 e 29,9, che supera i limiti di rischio minimo per la salute.
Il sovrappeso non implica necessariamente un accumulo significativo di grasso viscerale o alterazioni metaboliche, ma se presente diventa un fattore di rischio per lo sviluppo dell’obesità clinica e altre malattie croniche.
Per riportare il peso nella norma, una persona in sovrappeso può adottare modifiche alla propria alimentazione e allo stile di vita sotto il supporto di un medico o di uno specialista nutrizionista.
L’intervento terapeutico sul sovrappeso ha l’obiettivo di prevenire la progressione verso l’obesità, con valutazione clinica accurata in presenza di circonferenza addominale aumentata.
Obesità, BMI superiore a 30
L’obesità è definita nel testo come un accumulo patologico di grasso corporeo con BMI superiore a 30 e viene descritta come una malattia cronica, progressiva e recidivante.
La genesi dell’obesità dipende da uno squilibrio tra consumo energetico e assunzione di calorie e coinvolge fattori genetici e ambientali, oltre al possibile disturbo dei centri ipotalamici che regolano fame e sazietà.
Il documento segnala anche il ruolo delle strutture sovraipotalamiche e sottocorticali nel controllo edonico dell’alimentazione e riconosce il mangiare come elemento di piacere mediato dai sistemi di gratificazione cerebrale.
Terapie: agonisti del GLP-1 e chirurgia
La cura dell’obesità richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato che include modifiche della dieta sotto supervisione specialistica e cambiamenti dello stile di vita.
Il testo indica l’opportunità di terapie farmacologiche con farmaci della classe degli agonisti del GLP-1 o con i dual-agonisti (GLP-1/GIP-RA), i quali modulano la risposta agli stimoli della fame riducendo l’appetito e aumentando il senso di sazietà.
I farmaci citati agiscono anche sui sistemi di gratificazione, contribuendo a modulare il comportamento alimentare; per casi di obesità grave o avanzata viene inoltre considerata l’opzione dell’intervento chirurgico.
Per la prevenzione e il trattamento iniziale, il testo raccomanda modifiche alimentari indicate da uno specialista: ridurre l’apporto calorico rispetto al consumo, preferire verdura, frutta e legumi, scegliere pasta e pane integrali e limitare cibi processati e alcolici.
Viene segnalato che modalità alimentari come consumare il pasto principale la sera o mangiare rapidamente possono aumentare il rischio metabolico, e che abitudini sociali come l’aperitivo possono portare a eccesso calorico dovuto a cibi ultra-processati e alcolici.
Sullo stile di vita, il testo propone di superare la sedentarietà introducendo attività fisica e raccomanda, come obiettivo generale, circa 10.000 passi al giorno, pari a circa 5 km, e di consultare un medico prima di iniziare nuovi programmi di esercizio.