In breve
- Il Decreto n. 421 del 29.11.2024 autorizza il PRARU di Bagnoli-Coroglio e ha ricevuto ricorso da Marevivo e Greenpeace.
- Il progetto prevede nuovi scolmatoi che possono scaricare fino a 206 metri cubi al secondo nella Zona Speciale di Conservazione Gaiola-Nisida.
- Oltre 30.000 firme, 16 associazioni e varie realtà economiche hanno sostenuto il ricorso per i rischi ambientali, sanitari ed economici.
Il Decreto n. 421 del 29.11.2024 firmato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di concerto con il Ministero della Cultura, autorizza il “Piano di Riqualificazione Ambientale e Rigenerazione Urbana” (PRARU) di Bagnoli-Coroglio, secondo quanto riportano gli avvocati Marone e Fucci in rappresentanza delle associazioni ambientaliste.
Fondazione Marevivo, Delegazione Marevivo Campania e Greenpeace Italia hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, definendo il decreto illegittimo e idoneo a compromettere gravemente e in modo irreversibile la Zona Speciale di Conservazione Europea Gaiola-Nisida e l’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola.
Decreto n. 421 del 29.11.2024
Il decreto è il provvedimento amministrativo con cui il MASE e il Ministero della Cultura hanno dato il via libera al PRARU, secondo il testo del ricorso. Il soggetto attuatore indicato è Invitalia, che ha elaborato il piano dichiarando intenti di riqualificazione ambientale. Gli avvocati Marone e Fucci sostengono che il provvedimento sia illegittimo e contrario alle norme a tutela dell’area protetta, come riportano gli atti del ricorso.
La protesta è sostenuta da una serie di osservazioni tecniche e istituzionali: la relazione tecnico-scientifica contraria presentata dall’Ente Parco, le 88 realtà che hanno inviato osservazioni al procedimento e la mozione del Consiglio Regionale della Campania approvata all’unanimità e seguita dalla Giunta Regionale.
Il ricorso cita il rischio di danni ambientali, sanitari ed economici che deriverebbero dall’attuazione del PRARU nelle modalità autorizzate dal decreto, ed elenca le organizzazioni che hanno promosso o aderito al ricorso, fra cui Greenpeace Italia e Fondazione Marevivo.
Scarichi fino a 206 metri cubi al secondo
Secondo il ricorso e le dichiarazioni delle associazioni, il progetto prevede l’ampliamento del collettore fognario e la realizzazione di nuovi scolmatoi che scaricherebbero in area protetta. In caso di pioggia, il piano prevede fino a 206 metri cubi al secondo di liquami e acque di dilavamento urbano che finirebbero in mare sulla battigia, con conseguenze ambientali e sanitarie rilevanti.
Lo specchio di mare tra la Gaiola e Nisida è descritto nel ricorso come zona di alto pregio naturalistico e culturale, con scogliere, grotte, banchi di coralligeno e praterie di Posidonia oceanica, tutelate dalla Direttiva Habitat, dalla Convenzione di Barcellona e inserite nella Rete Natura 2000.
Maurizio Simeone, Direttore dell’AMP Parco Sommerso di Gaiola, è citato nel ricorso e nelle dichiarazioni pubbliche: egli definisce la scelta di collocare nuovi scolmatoi nella Zona Speciale di Conservazione come un cortocircuito grave e assurdo e sostiene che si tratti di una scelta devastante per il mare di Napoli e di un precedente per le aree marine protette italiane ed europee.
Le organizzazioni ambientaliste evidenziano la mobilitazione civile: la petizione lanciata online dal Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare”, di cui Marevivo è capofila, ha raccolto più di 30.000 firme, mentre il Coordinamento comprende 16 associazioni che si oppongono al piano.
Il ricorso è sostenuto anche da soggetti economici e sindacali: i mitilicoltori del tratto di costa segnalano un fatturato superiore a 9 milioni di euro per Mytilus Campaniae e Società Cooperativa C. Salvatore e una capacità occupazionale di oltre 250 unità, indotto escluso, e avvertono di un serio contraccolpo produttivo.
Anche il mondo del turismo e delle attività balneari è coinvolto nelle preoccupazioni: lungo la costa di Posillipo sono presenti 9 lidi balneari e 6 accessi pubblici al mare, e il litorale è frequentato quotidianamente da oltre 50.000 persone tra bagnanti, natanti, imbarcazioni private, circoli nautici e spiagge libere, secondo le dichiarazioni raccolte a sostegno del ricorso.
Più soggetti hanno sottoscritto l’atto di intervento ad adiuvandum a favore del ricorso, fra cui Federazione UniVerde, Federazione del Mare, Confcommercio-Imprese per l’Italia, Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale e Associazione Premio GreenCare, come riportano i documenti del procedimento.
Le dichiarazioni pubbliche a sostegno del ricorso includono la Presidente di Fondazione Marevivo Rosalba Giugni, che ricorda che l’impegno per Gaiola è iniziato più di 35 anni fa e che sono stati necessari 13 anni perché diventasse area protetta, e Valentina Di Miccoli di Greenpeace Italia, che sottolinea il rischio che il progetto comprometta l’obiettivo italiano di proteggere il 30% del mare entro il 2030 se si danneggiano le aree già istituite.
Il Prof. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente di Fondazione UniVerde, è citato nel ricorso e nelle note di sostegno: egli richiama il nuovo articolo 9 della Costituzione e dichiara che un progetto che dichiara di voler disinquinare e al contempo mette a rischio un’area di pregio ambientale deve essere fermato.
Mario Morra, Responsabile del Sindacato Italiano Balneari – Città di Napoli, segnala il rischio di compromettere la qualità delle acque e la possibilità di ottenere il riconoscimento di Bandiera Blu per la costa di Posillipo, mettendo a rischio l’attrattività turistica di Napoli. Mario Mattioli, Presidente della Federazione del Mare, sostiene il ricorso perché lo scarico di un nuovo scolmatoio in un’area marina protetta contrasta con la salvaguardia dell’ecosistema marino, secondo le dichiarazioni raccolte con l’atto.