In breve
- Decine di ONG guidate dal Pesticide Action Network hanno presentato ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro la proroga di 10 anni del glifosato.
- La Commissione UE si è basata sulle valutazioni di rischio dell'UE del 2017 e del 2023; le ONG citano la classificazione IARC del 2015 come "probabilmente cancerogeno".
- Negli USA Bayer è stata condannata a risarcimenti, inclusi 78 milioni di dollari per William Melissen e oltre 1,5 miliardi per tre agricoltori.
Decine di ONG europee rappresentate dal Pesticide Action Network hanno annunciato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea per impugnare la decisione della Commissione UE di prolungare l’autorizzazione al glifosato per altri 10 anni.
Nel 2015 l’IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”. Nel 2023 la Commissione UE ha invece concluso che il glifosato non presenta rischi significativi per la salute, basandosi su valutazioni del rischio dell’UE del 2017 e del 2023, e a dicembre 2023 ha prolungato l’autorizzazione all’uso dello stesso erbicida per un decennio.
Le associazioni ambientaliste, fra cui Greenpeace Italia, hanno organizzato una mobilitazione e raccolto oltre 100.000 firme per chiedere il divieto del glifosato; la pressione pubblica è proseguita con richieste formali di sospensione dell’uso inoltrate a gennaio 2024.
Ricorso alla Corte di Giustizia Europea
Il ricorso è stato annunciato da un gruppo di ONG riunite sotto il Pesticide Action Network dopo il respingimento, a settembre 2024, della richiesta di sospensione dell’uso del glifosato. La decisione di respingere la sospensione si è basata sulle valutazioni di rischio dell’UE del 2017 e del 2023, che secondo la Commissione non evidenziano rischi significativi per la salute.
Le ONG contestano la valutazione europea e richiamano la classificazione dello IARC del 2015 che definisce il glifosato “probabilmente cancerogeno”. Le organizzazioni affermano che la decisione della Commissione ignora studi scientifici che indicano rischi per la salute e l’ambiente, e puntano a ottenere dalla Corte una revisione della proroga di dicembre 2023.
La vicenda politica è iniziata nel 2023 quando gli Stati membri sono stati chiamati a votare: il 16 novembre 2023 la votazione a Bruxelles non ha raggiunto una maggioranza né a favore né contro il rinnovo, e l’Italia, che il 13 ottobre aveva votato a favore del rinnovo, si è poi astenuta insieme ad altri sei Paesi.
Sentenze USA: Bayer condannata 78 milioni e 1,5 miliardi
Negli Stati Uniti diversi tribunali hanno condannato la multinazionale Bayer a risarcimenti per casi collegati al Roundup, prodotto a base di glifosato. Il caso di William Melissen, della Pennsylvania, riguarda l’uso prolungato del Roundup dal 1992 al 2020 e la diagnosi di linfoma non-Hodgkin nel 2020; la giuria del processo iniziato nel 2021 ha condannato Bayer a pagare 3 milioni di dollari come risarcimento e 75 milioni di dollari come danni punitivi, per un totale di 78 milioni di dollari.
Lo scorso novembre i giudici hanno inoltre deciso che Bayer dovrà risarcire per oltre 1,5 miliardi di dollari tre agricoltori che avevano intentato azioni legali per malattie collegate all’uso del Roundup, decisione che fa parte di migliaia di cause simili negli Stati Uniti.
Le ONG europee citano questi pronunciamenti giudiziari statunitensi nel valutare la pericolosità del glifosato e nel motivare il ricorso alla Corte di Giustizia Europea, pur rimarcando che le decisioni giudiziarie statunitensi non modificano automaticamente le valutazioni regolatorie dell’UE.
Effetti ambientali, sanitari e alternative agricole
Secondo le ONG e le fonti citate, il glifosato danneggia la biodiversità e gli ecosistemi: altera gli organismi del suolo e compromette l’assorbimento di micronutrienti utili alle piante. In Italia il glifosato è indicato come una delle principali cause di contaminazione delle acque e come un fattore che interferisce con l’equilibrio ecologico di fiumi e laghi.
Le organizzazioni segnalano effetti nocivi su fauna selvatica e impollinatori: uccelli, anfibi, insetti e lombrichi subiscono danni, e studi citati indicano che concentrazioni ambientali possono alterare il microbiota intestinale delle api, rendendole più vulnerabili alle malattie e influendo su sistema nervoso e riproduzione.
Per la salute umana le fonti ricordano la classificazione dell’IARC del 2015 e menzionano studi successivi che suggeriscono possibili danni al sistema nervoso, correlazioni con malattie neurologiche come il morbo di Parkinson e effetti sul sistema ormonale, motivi per cui le ONG chiedono il divieto.
Le alternative proposte includono l’agricoltura biologica e la gestione integrata delle infestanti, indicata come Integrated Weed Management, un approccio che combina tecniche fisiche e meccaniche per limitare l’uso di pesticidi ai soli casi indispensabili. Le ONG ritengono che questi metodi riducano la resistenza delle infestanti, l’erosione del suolo e proteggano la biodiversità.
Le organizzazioni continuano a sollecitare sostegno pubblico e donazioni per finanziare attività di indagine e azioni legali volte a fermare l’uso del glifosato in agricoltura.