Case libere da fumo: l’Italia al 4 posto in Europa con il 75,8%

In breve

  • Lo studio pubblicato su ERJ Open Research ha coinvolto 11.734 persone nel 2017-2018 e mostra un aumento di circa 1% all’anno delle case senza fumo.
  • In Italia il 75,8% delle abitazioni vieta totalmente il fumo, il 13,4% applica restrizioni parziali e il 10,8% non ha restrizioni.
  • L’IARC classifica il fumo passivo come cancerogeno di tipo 1, con un aumento del rischio del 24% per tumore del polmone e della mammella nei non fumatori esposti.

Un’indagine coordinata dall‘Istituto Mario Negri e pubblicata su ERJ Open Research ha analizzato il fumo passivo nelle abitazioni in 12 Paesi europei nel periodo 2017-2018.

Lo studio ha coinvolto 11.734 persone in totale e mostra un incremento delle abitazioni libere da fumo di circa 1% all’anno.

Indagine su 11.734 persone, 2017-2018

Il coordinamento e l’analisi dei dati sono stati realizzati dal Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri.

Il campione complessivo includeva 11.734 partecipanti nei 12 Paesi europei, intervistati nel periodo 2017-2018.

In Italia il campione esaminato ha coinvolto circa 1.000 persone, intervistate di persona e selezionate per rappresentare la popolazione adulta.

Agli intervistati è stato chiesto se fosse consentito fumare all’interno delle abitazioni e, in caso affermativo, se fossero applicate restrizioni sul fumo negli ambienti interni.

70% delle abitazioni vieta totalmente il fumo

Lo studio ha rilevato che circa il 70% delle persone intervistate non consente di fumare in nessuna parte della propria abitazione.

Un ulteriore 18% ha dichiarato di applicare regole parziali, ma di non rendere la casa completamente libera da fumo.

Circa il 13% delle abitazioni in cui non vivono fumatori consente comunque ai visitatori di fumare.

In Europa le abitazioni libere da fumo aumentano in media di circa 1% all’anno, secondo i dati dello studio.

75,8% di case senza fumo in Italia

Per l’Italia lo studio riporta che il 75,8% delle case ha una restrizione totale al fumo.

In Italia il 13,4% delle abitazioni applica restrizioni parziali al fumo, e il restante 10,8% non ha alcuna restrizione.

Con il 75,8% di case con divieto totale, l’Italia risulta al 4 posto tra gli Stati considerati dallo studio.

Il coordinatore Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri, ricorda la Legge Sirchia del 2005, che ha vietato il fumo al chiuso negli ambienti pubblici e nei luoghi di lavoro, e osserva che gli ambienti privati restano spazi comuni per il fumo e l’esposizione al fumo passivo.

Gallus afferma inoltre che, se lo studio fosse ripetuto oggi, il risultato per l’Italia sarebbe meno favorevole rispetto ad altri Paesi, perché molti governi europei hanno adottato misure come l’aumento delle accise sui prodotti del tabacco e il rimborso dei trattamenti per la cessazione del fumo, misure che in Italia vengono ancora a mancare.

Rischi documentati e norme su prodotti alternativi

La ricercatrice Alessandra Lugo sottolinea che l’esposizione al fumo passivo è dannosa per adulti e bambini e ricorda che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, IARC, classifica il fumo passivo come agente cancerogeno di tipo 1.

Lugo riporta che esiste evidenza di un aumento del rischio del +24% per il tumore del polmone nei non fumatori esposti al fumo passivo, e di un analogo aumento del +24% per il tumore della mammella.

La ricercatrice segnala inoltre la presenza di varie patologie respiratorie e cardiovascolari correlate all’esposizione al fumo passivo.

Lo studio indica che l’utilizzo in ambienti chiusi di sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato non è attualmente coperto dalla legislazione italiana, e propone di estendere la regolamentazione a questi prodotti per evitare l’esposizione all’aerosol passivo, i cui effetti nocivi sono documentati.

Prospettive di ricerca e raccomandazioni

I ricercatori intendono ampliare lo studio per esaminare i livelli di utilizzo di sigarette elettroniche nelle abitazioni europee e l’esposizione al fumo passivo e agli aerosol nelle automobili.

Lo studio prevede inoltre di approfondire le modalità più efficaci per incoraggiare le persone a rendere le proprie abitazioni libere da fumo.

Gli autori concludono che, come in Italia, anche in Europa il danno causato dal fumo resta elevato per il sistema sanitario pubblico e per la salute collettiva, e che sono necessarie nuove leggi di controllo del tabagismo e supporti gratuiti per aiutare a smettere di fumare.

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