In breve
- Il prototipo di sigaretta elettronica è stato sviluppato da Hon Lik nel 2003 e la diffusione in Italia è aumentata dal 2010.
- Un report UE 2023 ha identificato 107 sostanze cancerogene, 32 mutagene e 20 composti che possono compromettere la fertilità nel vapore delle e-cig.
- Studi 2023-2024 collegano il vaping a rischi respiratori e cardiovascolari, a potenziale predisposizione oncologica e a minore efficacia nella cessazione del fumo.
La sigaretta elettronica nasce con il prototipo di Hon Lik nel 2003 come alternativa alla combustione del tabacco.
Il dispositivo trasforma un liquido contenente spesso nicotina in un aerosol tramite una resistenza riscaldata alimentata da una batteria. Le prime vendite avvengono in Cina e poi, nel 2006, in Europa, mentre l’Italia registra una diffusione rilevante dal 2010.
Storia: Hon Lik e il primo prototipo del 2003
Il farmacista cinese Hon Lik sviluppa il primo prototipo dopo la morte del padre per un tumore polmonare, nel tentativo di trovare un’alternativa al vizio del fumo. Nel 2003 il prototipo viene realizzato per riscaldare un liquido a base di nicotina e trasformarlo in vapore, senza combustione. Le e-cig entrano nel mercato cinese e, dal 2006, raggiungono l’Europa; in Italia la diffusione significativa si osserva dal 2010.
Composizione: batteria, resistenza, liquido
Le sigarette elettroniche sono costituite essenzialmente da una batteria, una resistenza che riscalda il liquido e una cartuccia o serbatoio che contiene la soluzione da vaporizzare. La batteria attiva la resistenza che, raggiunta la temperatura di funzionamento, vaporizza il liquido trasformandolo in aerosol. Il liquido è una miscela che spesso contiene glicerolo, glicole propilenico, nicotina e aromi, variando per marchio e formulazione.
Rischi per la salute: evidenze 2019-2024
Un report finanziato dall’Unione Europea nel 2023 ha identificato nel vapore delle e-cig 107 sostanze cancerogene, tra cui formaldeide e acetaldeide, 32 sostanze mutagene e 20 composti potenzialmente in grado di compromettere la fertilità. Analisi dell’aerosol hanno mostrato la presenza di metalli come nichel e cromo, collegati alla composizione delle resistenze in nichelcromo e associati a problemi respiratori e neurologici.
Gli effetti a breve termine documentati includono tosse, gola secca e irritazione del cavo orale; uno studio italiano su circa 400 utilizzatori ha rilevato che quasi la metà ha riportato almeno un effetto indesiderato. Dispositivi difettosi hanno causato esplosioni e ustioni, e singoli additivi hanno provocato epidemie: l’episodio EVALI negli Stati Uniti tra il 2019 e il 2020 ha determinato migliaia di ricoveri e 68 morti confermate.
Studi cardiovascolari presentati nell’aprile 2024 all’American College of Cardiology su 175.000 adulti negli Stati Uniti mostrano che chi svapa ha un 19% in più di probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca rispetto ai non utilizzatori. Il vaping quotidiano è stato associato anche a un aumento del rischio di infarto miocardico.
Per quanto riguarda i tumori, studi su modifiche epigenetiche mostrano che le stesse alterazioni osservate nei fumatori si riscontrano anche negli utilizzatori di e-cig, suggerendo una possibile predisposizione oncologica simile. Una ricerca statunitense di luglio 2024 su quasi 5.000 casi di tumore del polmone ha indicato che i fumatori duali presentano un rischio di cancro ai polmoni quattro volte superiore rispetto ai soli fumatori da combustione.
La nicotina, inalata tramite e-cig, si distribuisce nei polmoni in modo simile alle sigarette tradizionali, come riportato su Nature Medicine, e provoca dipendenza. La nicotina è associata a diabete, ipertensione, disturbi del sonno, ansia, effetti sullo sviluppo fetale e sul cervello degli adolescenti.
Effetto su cessazione e uso tra i giovani: dati italiani e OMS 2024
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una guida di gennaio 2024, afferma che le sigarette elettroniche non si sono dimostrate efficaci come strategia per smettere di fumare. La ricerca coordinata dall’Istituto Mario Negri su oltre 3.000 cittadini italiani seguiti per sette mesi mostra che chi passa dalla sigaretta tradizionale alla e-cig ha un rischio di ricaduta nella dipendenza 3-4 volte superiore.
Lo studio italiano ha inoltre rilevato che chi non ha mai fumato ma inizia con le e-cig presenta un rischio tra 6 e 9 volte superiore di diventare dipendente rispetto a chi non usa e-cig, e che l’uso combinato di e-cig e sigarette tradizionali riduce le probabilità di smettere rispetto ai soli fumatori tradizionali. In Italia il fenomeno giovanile è preoccupante: il Global Youth Tobacco Survey del 2019 riporta che il 55% degli adolescenti tra i 13 e i 15 anni ha provato le sigarette elettroniche almeno una volta, posizionando l’Italia al primo posto mondiale in quella classifica.