In breve
- L'influenza aviaria è principalmente una malattia degli uccelli ma alcuni ceppi hanno infettato mammiferi e, sporadicamente, l'uomo.
- In Italia la sorveglianza coinvolge il Ministero della Salute, IZSVe, ISS e la rete RespiVirNet con 28 laboratori.
- Esistono vaccini veterinari e ceppi vaccinali umani pronti in circa 6 mesi; la vaccinazione nel pollame richiede autorizzazione ministeriale.
La influenza aviaria è un’infezione virale che colpisce principalmente gli uccelli e i ceppi recenti hanno mostrato la capacità di infettare anche mammiferi come bovini e gatti.
Negli ultimi mesi si sono verificati diversi focolai negli Stati Uniti che hanno coinvolto allevamenti di bovini da latte con centinaia di casi negli animali e alcune decine di contagi nell’uomo, in genere con sintomi lievi come congiuntivite e sintomi delle vie respiratorie superiori.
Il 6 gennaio il Center for Disease Control CDC ha segnalato il primo decesso in una persona ricoverata per influenza aviaria in Louisiana.
Sorveglianza in Italia, ISS e IZSVe
La sorveglianza dei virus dell’influenza aviaria negli animali in Italia è affidata ai Servizi Veterinari e coordinata dal Ministero della Salute, con supporto tecnico-scientifico del Centro di referenza nazionale ospitato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, IZSVe.
Le Regioni e le Province autonome attuano il Piano nazionale di sorveglianza tramite le ASL/ULSS, responsabili dei protocolli di campionamento su volatili domestici e selvatici, mentre gli Istituti Zooprofilattici eseguono i test diagnostici.
La sorveglianza nel pollame e nell’avifauna combina un sistema attivo, con controlli sugli animali vivi, e una sorveglianza passiva su animali con sintomi sospetti o deceduti, secondo disposizioni dei Regolamenti della Commissione UE.
La sorveglianza della circolazione dei virus influenzali nell’uomo è coordinata dall’ISS tramite la rete RespiVirNet, composta da 28 laboratori regionali e dall’Istituto di Scienze Biomediche della Difesa, che fornisce dati epidemiologici e virologici settimanali e può rilevare possibili casi di infezione da virus aviari nella comunità.
Nel quadro di un progetto finanziato dal Ministero della Salute (CCM), esperti dei sistemi di sorveglianza animale e umana collaborano per lo scambio rapido di informazioni e per rafforzare il monitoraggio in ottica One Health, con il coinvolgimento di ISS, IZSVe, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Parma, Università di Bari, Università delle Marche e ISBD.
I risultati delle attività di sorveglianza negli animali sono pubblicati settimanalmente sul sito dell’IZSVe e i rapporti RespiVirNet sono disponibili settimanalmente sui canali ISS.
Vaccini disponibili, tempi e autorizzazioni
Esistono vaccini contro l’influenza aviaria sviluppati dalle industrie farmaceutiche per uso veterinario, destinati a specie avicole come polli, tacchini e anatre; la vaccinazione può ridurre l’impatto delle epidemie animali quando altre misure risultano insufficienti.
La vaccinazione nel pollame deve essere autorizzata dal Ministero della Salute ed è regolamentata da normative nazionali e internazionali che prevedono un uso controllato del vaccino; in Europa l’uso è limitato anche per le restrizioni alle esportazioni che può comportare.
Per l’uomo sono disponibili vaccini specifici contro l’influenza zoonotica da utilizzare su larga scala solo se l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS dichiara un rischio pandemico molto alto; la Commissione Europea ha autorizzato gli Stati membri, se necessario, a procurarsi vaccini per la profilassi di popolazioni esposte come allevatori e veterinari.
Al momento esistono diversi ceppi virali vaccinali candidati che potrebbero essere resi disponibili in circa 6 mesi; i vaccini antinfluenzali zoonotici sono prodotti in modo analogo ai vaccini stagionali e si basano su parti del virus inattivate.
Le nuove piattaforme vaccinali come mRna e vettori virali non hanno ancora ottenuto l’autorizzazione per i vaccini antinfluenzali.
Negli Stati Uniti sono stati ritirati lotti di latte crudo risultati contaminati dal virus aviario H5N1; in Italia non sono stati trovati bovini infetti e il Centro di referenza nazionale ha testato oltre 3 000 capi bovini in aree a rischio con esito negativo.
L’EFSA non ha evidenze di trasmissione dell’influenza aviaria all’uomo tramite consumo di carne contaminata; le norme prevedono abbattimento e smaltimento sicuro degli animali positivi e misure di biosicurezza per ridurre il rischio.
Per gatti e cani il rischio è considerato basso ma non escluso; è raccomandato evitare il contatto con uccelli selvatici vivi o morti e non alimentare gli animali domestici con carne cruda o visceri provenienti da allevamenti non controllati durante i periodi di circolazione virale.