Campi Flegrei, terremoto Md 4.7 del 31 luglio 2026 e lo sciame sismico

In breve

  • Alle 19:46 del 31 luglio 2026 un terremoto Md 4.7, Mw 4.4, ha avuto ipocentro sotto la Solfatara a 2,4 km.
  • Gli algoritmi di intelligenza artificiale hanno identificato oltre 1.000 terremoti tra il 31 luglio e il 2 agosto, rispetto ai ~450 rilevati preliminarmente.
  • Tutti gli eventi dello sciame sono stati localizzati nella zona centrale della caldera, a profondità inferiori a 3 km.

Alle 19:46 del 31 luglio 2026 un intenso sciame sismico ha interessato la caldera dei Campi Flegrei, e il personale in turno dell’INGV – Osservatorio Vesuviano ha preliminarmente identificato oltre 400 terremoti nella prima fase della sequenza.

Il primo evento dello sciame è stato il più energetico mai registrato nella rete sismica dei Campi Flegrei dall’inizio degli anni ’70: un terremoto di magnitudo durata Md 4.7 con magnitudo momento Mw 4.4. La sequenza è durata poco meno di due giorni, fino al 2 agosto 2026.

Ipocentro del terremoto Md 4.7 a 2.4 km

L’ipocentro del terremoto Md 4.7 è stato localizzato sotto il cratere della Solfatara a una profondità di circa 2,4 km. Con questo evento il numero complessivo di terremoti con Md maggiore o uguale a 4.0 registrati dall’inizio dell’attuale crisi, iniziata nel 2005, sale a 11.

Lo sciame ha interessato prevalentemente la parte centrale della caldera, attivando sistemi di faglie già coinvolti nella crisi bradisismica in corso e escludendo le principali strutture del settore sommerso della caldera. Tra gli eventi significativi, a ovest del porto di Pozzuoli si è verificato un terremoto di Md 3.8, il secondo per energia della sequenza.

La maggior parte degli ipocentri rilevati durante lo sciame sono estremamente superficiali: tutti gli eventi analizzati sono localizzati nei primi 3 km della crosta. Successivamente all’evento iniziale la sismicità si è spostata verso sud-ovest, con ipocentri mediamente tra 1 e 2 km di profondità.

Altri quattro terremoti con Md superiore a 3 si sono verificati nello sciame: due poco a sud dell’ipocentro dell’evento Md 4.7, uno vicino all’area del Md 3.8 e uno in prossimità dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, quest’ultimo localizzato a circa 200 metri di profondità e caratterizzato da forme d’onda a bassa frequenza e alta risonanza.

IA ha identificato oltre 1.000 terremoti 31 luglio-2 agosto

Grazie all’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale si è potuto riesaminare tutte le forme d’onda registrate dalla rete sismica dell’INGV – Osservatorio Vesuviano e dalla rete accelerometrica nazionale RAN. Gli algoritmi, addestrati sul catalogo compilato dal Laboratorio Sismico dell’INGV – Osservatorio Vesuviano, avevano già permesso di riconoscere oltre 50.000 terremoti registrati tra il 2022 e il 2025 nella caldera.

Tra il 31 luglio e il 2 agosto gli algoritmi hanno identificato e localizzato oltre 1.000 terremoti, rispetto ai circa 450 rilevati e analizzati preliminarmente dal personale in turno. Il sistema è stato sviluppato nell’ambito di una collaborazione tra INGV – Osservatorio Vesuviano, l’Università di Stanford e l’Università Federico II di Napoli.

Attualmente il sistema basato su intelligenza artificiale è in fase di sperimentazione nella sala di monitoraggio dell’INGV – OV con l’obiettivo di valutarne l’efficacia come strumento di supporto per l’analisi della sismicità in tempo reale o quasi reale. Una volta conclusa la fase di test, lo strumento affiancherà il personale in turno e il Laboratorio di Sismologia per individuare più rapidamente anche eventi di magnitudo molto bassa e permettere correlazioni tempestive con altri parametri monitorati.

L’approccio multiparametrico, citato dagli autori come possibile percorso operativo, pu consentire di individuare variazioni nella dinamica del sistema vulcanico, inclusi segnali associati a movimenti di magma, nelle fasi iniziali rilevabili dai monitoraggi.

Le Figure 1 e 2 e il video allegato allo studio mostrano la distribuzione spaziale e verticale degli eventi: la mappa in grigio riporta gli eventi di riferimento meglio localizzati tra il 2022 e il 2025 e i pannelli laterale e inferiore mostrano le proiezioni verticali per ricostruire la distribuzione in profondità.

Nel record geologico la struttura della caldera dei Campi Flegrei è il frutto di almeno due collassi calderici associati a grandi eruzioni: l’Ignimbrite Campana di circa 40.000 anni fa e il Tufo Giallo Napoletano di circa 15.000 anni fa. La depressione calderica ha un diametro di circa 15 km e, a partire dal 1950, la parte centrale dei Campi Flegrei ha registrato un innalzamento complessivo del suolo di oltre 4 metri attraverso fasi alternate di sollevamento e abbassamento.

Il fenomeno del bradisismo, caratterizzato dall’alternanza di fasi di abbassamento e di sollevamento, è noto per essere accompagnato da aumenti di sismicità durante le fasi di sollevamento, e non è esclusivo dei Campi Flegrei: esempi di movimenti del suolo si osservano anche in altre grandi caldere vulcaniche mondiali.

Tag

Lascia un commento