In breve
- La delibera della Giunta regionale del 3 agosto 2026 istituisce la Rete regionale della Chirurgia vascolare con livelli funzionali A, B e C.
- I Centri di Gruppo A richiedono esperienza completa, disponibilità H24 di endoprotesi incluso custom-made e un Aortic Team multidisciplinare.
- Il San Raffaele è indicato Centro di Gruppo A, con 236 interventi annui PNE 2025 e sopravvivenza a 30 giorni superiore al 99%.
Regione Lombardia ha approvato la costituzione della Rete regionale della Chirurgia vascolare e un nuovo modello organizzativo che individua il San Raffaele come Centro di Gruppo A per la patologia aortica complessa.
La delibera della Giunta, proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, organizza le unità operative di Chirurgia vascolare, pubbliche e private, in base a competenze, tecnologie disponibili, volumi di attività ed esiti delle cure.
Requisiti dei Centri di Gruppo A
I Centri di Gruppo A devono dimostrare una comprovata esperienza nell’intero spettro della patologia aortica e avere disponibilità H24 di dispositivi endovascolari per aneurismi e dissezioni, comprese endoprotesi standard, fenestrate, ramificate e custom-made.
La Regione richiede inoltre un’organizzazione multidisciplinare basata su un Aortic Team che integri Chirurgia vascolare, Cardiochirurgia, Radiologia e Anestesia e Rianimazione.
Il modello assegna ai Centri A la capacità di gestire aneurismi, dissezioni, stenosi e occlusioni comprese le forme toraciche e toraco-addominali e le procedure endovascolari più complesse.
Dati PNE 2025 e volumi del San Raffaele
Secondo i dati del Programma nazionale esiti, PNE 2025, il San Raffaele effettua 236 interventi annui per l’aneurisma dell’aorta addominale con una sopravvivenza a 30 giorni superiore al 99%.
L’analisi delle SDO 2023-2025 indica che il San Raffaele è al primo posto tra i centri lombardi per volume di attività aortica, con una media di 226 interventi annui.
L’Unità operativa di Chirurgia vascolare del San Raffaele, diretta dal professor Roberto Chiesa, registra oltre 2.200 interventi di chirurgia vascolare e 2.500 ricoveri annui.
Delibera regionale del 3 agosto 2026
La delibera della Giunta regionale che rende effettivo il nuovo modello organizzativo è stata approvata il 3 agosto 2026 e definisce i ruoli dei Centri A, B e C, non come graduatoria ma come differenziazione funzionale.
La Regione stabilisce una soglia minima di 30 interventi annui, open e/o endovascolari, per i centri chiamati a gestire la patologia aortica, in accordo con le linee guida di Sicve e ESVS.
Per il monitoraggio dei centri la Rete prevede indicatori strutturali, di processo e di esito, coerenti con il PNE di Agenas, per valutare volumi ed esiti clinici oltre la soglia minima.
In emergenza il paziente viene diagnosticato e stabilizzato nel centro di primo soccorso e trasferito, se necessario, al Centro di riferimento più adeguato, in raccordo con Areu, che richiede H24 équipe vascolare, diagnostica radiologica urgente, sala operatoria o ibrida e supporto anestesiologico-rianimatorio.
Per le patologie dell’arco aortico, toraciche e toraco-addominali l’indirizzo sarà verso i Centri A; i Centri B e C continueranno a trattare la patologia aortica addominale nei limiti delle rispettive competenze.
La Rete deve dialogare con le altre reti cardio-cerebro-vascolari, in particolare Rete Infarto, Rete Ictus e Rete Riabilitazione cardiovascolare, per percorsi condivisi e monitoraggio degli esiti nelle sindromi aortiche acute.
Al San Raffaele il modello si inserisce nell’attività dell’Aortic Center; l’équipe guidata dal professor Chiesa fu tra le prime al mondo, nel 2016, a eseguire un trattamento completamente endovascolare di un aneurisma dell’arco aortico.
Il professor Andrea Kahlberg, componente dell’organismo di Coordinamento della Rete vascolare della Regione Lombardia e referente regionale Sicve, ha partecipato al tavolo tecnico che ha contribuito allo sviluppo del nuovo modello organizzativo.
I Centri A avranno un ruolo di riferimento per la condivisione dei casi complessi, per la formazione e il tutoring, per il back-transfer programmato e per la partecipazione alla definizione dei percorsi assistenziali regionali.