Più CAP2 all’inizio pu proteggere le sinapsi nell’Alzheimer

In breve

  • Lo studio pubblicato su Molecular Therapy mostra che aumentare CAP2 in fase precoce preserva il citoscheletro e le spine dendritiche.
  • La microscopia SIM e l’analisi tridimensionale UniTech NOLIMITS hanno evidenziato l’interazione di CAP2 con la cofilina nelle sinapsi.
  • Gli autori definiscono lo studio preclinico e chiedono ulteriori ricerche per valutare l’applicabilità terapeutica nell’uomo.

Uno studio pubblicato su Molecular Therapy e coordinato dall’Università Statale di Milano confronta gli effetti dell’aumento precoce della proteina Cyclase-Associated Protein 2, abbreviata CAP2, sulle sinapsi in modelli preclinici della malattia di Alzheimer.

La ricerca è opera di Ramona Stringhi e Silvia Pelucchi, rispettivamente assegnista e ricercatrice in Farmacologia del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti”, con Elena Marcello come corresponding author e docente dello stesso dipartimento.

Aumento di CAP2 nei modelli preclinici

Gli autori partono dall’osservazione che i livelli di CAP2 risultano ridotti nell’ippocampo nei casi di malattia di Alzheimer, un dato già segnalato in studi precedenti.

Per testare se correggere questa riduzione potesse avere beneficio, i ricercatori hanno aumentato i livelli di CAP2 in modelli di malattia in una fase molto precoce, prima della comparsa dei sintomi clinici.

Nei modelli trattati, il ripristino di CAP2 ha prevenuto le alterazioni del citoscheletro di actina e ha salvaguardato la struttura dinamica delle spine dendritiche, elementi fondamentali per la trasmissione sinaptica.

Questi effetti strutturali si sono tradotti in una migliore conservazione della funzione sinaptica e in prestazioni cognitive superiori rispetto al gruppo di controllo nei test eseguiti dagli autori.

Microscopia SIM e analisi tridimensionale UniTech NOLIMITS

La collaborazione con la piattaforma di microscopia UniTech NOLIMITS dell’Università degli Studi di Milano ha permesso agli autori di sviluppare un metodo avanzato di analisi tridimensionale su modelli cellulari.

Con la microscopia a super-risoluzione SIM sono stati osservati i neuroni ippocampali e la distribuzione intracellulare della cofilina, una proteina del citoscheletro regolata da CAP2.

L’analisi tridimensionale ha mostrato come CAP2 interagisce con altre proteine nelle sinapsi e contribuisce a mantenere la loro organizzazione, fornendo dettagli strutturali rilevanti per interpretare gli effetti funzionali osservati.

Le immagini e i dati di microscopia hanno supportato la correlazione fra il ripristino di CAP2, la stabilità delle spine dendritiche e la preservazione della funzione sinaptica riportata nello studio.

Implicazioni cliniche e limiti dello studio

Gli autori sottolineano che intervenire precocemente sui meccanismi che mantengono stabili le connessioni neuronali potrebbe contribuire a rallentare o ritardare il declino cognitivo tipico dell’Alzheimer.

Elena Marcello avverte per che si tratta di uno studio preclinico e che saranno necessari ulteriori studi per capire se la strategia di aumentare CAP2 potrà essere sviluppata come intervento terapeutico nell’uomo.

I ricercatori spiegano inoltre che l’approccio proposto mira più a prevenire la perdita di funzionalità delle sinapsi che a riparare un danno già consolidato.

Per approfondimenti e contatti lo studio segnala gli indirizzi email di Ramona Stringhi e di Silvia Cecilia Pelucchi presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti” dell’Università Statale di Milano.

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