No, sostituire l’olio di palma con soia, colza o girasole non è la soluzione automatica, avvertono CMCC e Politecnico di Milano; conta la certificazione «deforestation-free»

In breve

  • Lo studio del CMCC e del Politecnico di Milano combina LCA e LUC con dati GAEZ per valutare la sostituzione dell'olio di palma.
  • La sostituzione con soia, colza e girasole potrebbe mettere a rischio tra 28 e 52 milioni di ettari di foreste in otto paesi produttori.
  • Se tutto l'olio di palma fosse certificato «deforestation-free», le emissioni di produzione potrebbero calare del 92%, da 372 a circa 29 milioni di t CO2eq.

Lo studio del CMCC e del Politecnico di Milano indica che la certificazione «deforestation-free» sull’olio di palma può ridurre le emissioni dalla produzione dal 372 milioni di tonnellate a circa 29 milioni di tonnellate di CO2eq, una diminuzione del 92%.

La ricerca confronta la sostituzione dell’olio di palma con oli di soia, colza e girasole e combina la Valutazione del Ciclo di Vita, LCA, con le emissioni derivanti dal Cambiamento d’Uso del Suolo, LUC, utilizzando i dati GAEZ della FAO per verificare l’idoneità del suolo.

Studio CMCC e Politecnico di Milano, Science of The Total Environment 2024

L’articolo, intitolato Deforestation and greenhouse gas emissions could arise when replacing palm oil with other vegetable oils, è pubblicato su Science of The Total Environment, Volume 914, 2024, articolo 169486, ISSN 0048-9697. Gli autori principali includono Maria Vincenza Chiriacò, Nikolas Galli, Monia Santini e Maria Cristina Rulli, e lo studio è citato con il DOI https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2023.169486. La ricerca analizza scenari in cui il 25%, il 50% e il 100% dell’attuale utilizzo di olio di palma viene sostituito globalmente con oli di soia, colza e girasole. Per questi scenari lo studio calcola impatti sul cambiamento dell’uso del suolo, sulle perdite nella riserva di carbonio forestale e sulle conseguenti emissioni di gas serra.

Gli autori osservano che, sebbene la soia, la colza e il girasole possano avere minori input agricoli ed emissioni per unità di produzione, essi richiedono più terreno a causa del minor rendimento per ettaro rispetto alla palma. La ricerca utilizza i dati delle Global Agro-Ecological Zones, GAEZ, della FAO e altri set di dati per valutare la idoneità del suolo alle coltivazioni alternative. L’approccio integra LCA e LUC per fornire una visione completa delle emissioni agricole e degli impatti della conversione del suolo.

Riduzione del 92% delle emissioni con olio di palma certificato

I ricercatori stimano che, se la totalità dell’olio di palma oggi utilizzato fosse certificata come «deforestation-free», le emissioni dalla produzione potrebbero scendere da 372 milioni di tonnellate a circa 29 milioni di tonnellate di CO2eq, una riduzione del 92%. Monia Santini, Direttrice dell’Istituto per la Resilienza Climatica, ICR, del CMCC e co-autrice dello studio, afferma che le certificazioni garantiscono che gli oli siano prodotti su terre che non sono foreste o che non sono state recentemente deforestate, minimizzando così il danno ambientale. Maria Vincenza Chiriacò, prima autrice, dichiara: “Ma dove troviamo questa terra aggiuntiva? Questa espansione dell’uso del suolo potrebbe portare alla deforestazione in altre regioni, trasferendo il problema anziché risolverlo.”

Lo studio stima inoltre che la sostituzione dell’olio di palma con altri oli vegetali potrebbe mettere a rischio tra i 28 e i 52 milioni di ettari di foreste negli otto principali paesi produttori analizzati: Argentina, Brasile, Canada, Cina, India, Russia, Ucraina e USA. I ricercatori sottolineano che questa potenziale conversione del suolo potrebbe compensare o annullare i risparmi sulle emissioni ottenuti da minori input agricoli, mantenendo o aggravando i problemi di deforestazione ed emissioni.

Gli autori segnalano l’intenzione di estendere le analisi a scenari futuri oltre il 2050, includendo gli impatti del cambiamento climatico e la fattibilità dell’adozione di diete raccomandate dalla Commissione EAT-Lancet per la salute planetaria. Chiriacò afferma che tali estensioni permetteranno di valutare se i cambiamenti previsti dell’uso del suolo saranno sostenibili nel lungo termine e come si allineeranno con le esigenze dietetiche globali in un mondo con popolazione in crescita e clima in cambiamento. Per ulteriori approfondimenti il CMCC ha organizzato un webinar intitolato Gli oli vegetali e il loro contributo al cambiamento climatico.

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