Questo linfoma primitivo del sistema nervoso centrale, confinato a cervello, meningi e occhi, può restare limitato anche in recidiva e cambia la prospettiva clinica

In breve

  • Il LPSNC è un linfoma B aggressivo confinato al sistema nervoso centrale, con localizzazioni oculari nel 15-20% dei casi.
  • La diagnosi si basa principalmente sulla biopsia stereotassica; biomarcatori nel liquido cerebrospinale possono raggiungere sensibilità superiori al 95%.
  • Lo studio su The Lancet (luglio 2026) su oltre 300 pazienti mostra circa il 20% di vantaggio in sopravvivenza libera da progressione con il trapianto autologo.

Il linfoma primitivo del sistema nervoso centrale è una forma rara e aggressiva di linfoma diffuso a grandi cellule B, confinata al cervello, alle meningi, agli occhi e talvolta al midollo spinale. La malattia tende a rimanere limitata al sistema nervoso centrale anche in caso di recidiva, a differenza di altri linfomi che si disseminano in altri organi. Un recente studio pubblicato su The Lancet a luglio 2026 ha fornito evidenze importanti sul ruolo del trapianto di cellule staminali autologhe come consolidamento terapeutico.

Il servizio cita come primo coautore il prof. Andrés José Mara Ferreri, direttore del Programma strategico Linfomi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e indica tra gli autori il prof. Maurilio Ponzoni e la dott. ssa Teresa Calimeri. Lo studio ha coinvolto oltre 300 pazienti, più di 50 centri in 5 Paesi, e ha confrontato il trapianto autologo con la chemioterapia non mieloablativa R-DeVIC come strategie di consolidamento.

Manifestazioni cliniche, coinvolgimento oculare e percentuali

La presentazione clinica dipende dalla sede cerebrale coinvolta; il lobo frontale è interessato in circa il 40% dei casi e pu causare alterazioni del comportamento e della personalità. I sintomi da aumento della pressione intracranica comprendono cefalea, nausea e vomito; sono frequenti anche disturbi neurologici focali come emiplegia, alterazioni della sensibilità o della motricità e, in alcuni casi, incontinenza urinaria. Le crisi epilettiche sono relativamente rare e si verificano in circa il 5% dei pazienti.

Il coinvolgimento oculare è presente come localizzazione iniziale nel 15-20% dei casi; i sintomi visivi precoci possono includere miodesopsie, le cosiddette “mosche volanti”. Le localizzazioni oculari colpiscono prevalentemente il corpo vitreo e la retina; le cellule tumorali nel vitreo si muovono nell’ambiente liquido, mentre le lesioni retiniche sono fisse.

Diagnosi: biopsia stereotassica e biomarcatori nel LCR

La diagnosi viene ottenuta nella maggior parte dei casi mediante biopsia cerebrale, generalmente stereotassica, per l’analisi istologica e molecolare. La procedura è complessivamente ben tollerata ma comporta rischi, tra cui l’emorragia, dovuti anche alla marcata vascolarizzazione del linfoma. Alcune sedi, come il tronco encefalico, sono difficili da biopsiare e richiedono alternative diagnostiche meno invasive.

Negli ultimi anni sono stati studiati biomarcatori nel liquido cerebrospinale, incluse specifiche mutazioni genetiche e l’interleuchina-10, che in alcuni studi hanno raggiunto una sensibilità superiore al 95%. L’analisi del vitreo pu portare alla diagnosi nei pazienti con interessamento oculare. Il prosieguo della ricerca mira a rendere la diagnosi più rapida e meno invasiva nei pazienti selezionati.

Studio The Lancet, trapianto autologo versus R-DeVIC

Lo studio pubblicato su The Lancet a luglio 2026 ha randomizzato pazienti che avevano raggiunto la migliore risposta possibile dopo la chemio-immunoterapia di prima linea a ricevere due strategie di consolidamento: il trapianto di cellule staminali autologhe oppure la chemioterapia non mieloablativa R-DeVIC. Il trattamento iniziale, basato su quattro farmaci, è stato sviluppato tramite collaborazione tra l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e l’Ospedale Universitario di Friburgo, in Germania.

Lo studio ha coinvolto oltre 300 pazienti e più di 50 centri in 5 Paesi, rappresentando il più vasto trial randomizzato di fase III in questa patologia. I risultati hanno mostrato un vantaggio significativo per i pazienti sottoposti a trapianto autologo, con circa il 20% in più di sopravvivenza libera da progressione rispetto alla strategia non mieloablativa. Lo studio sottolinea l’importanza di includere la thiotepa negli schemi di chemioterapia ad altissime dosi utilizzati prima del trapianto.

Nei pazienti candidabili al trapianto, lo schema che comprende il MATRix e il successivo trapianto autologo ha portato, nei pazienti che completano il percorso e arrivano al trapianto in risposta, a una possibilità di sopravvivenza a 7 anni che pu raggiungere il 70-80%. Per i pazienti non candidabili al trapianto ma in grado di tollerare la chemioterapia, si utilizzano regimi meno intensivi e si valuta la radioterapia o terapie di mantenimento. Per i pazienti fragili che non possono tollerare né il trapianto né la chemioterapia è necessario adottare approcci personalizzati e meno tossici.

Lo studio ha inoltre evidenziato che la chemioterapia non mieloablativa pu rappresentare un’alternativa per pazienti che non riescono a sottoporsi al trapianto, ad esempio per impossibilità di raccogliere cellule staminali sufficienti o per complicanze infettive. La valutazione neuropsicologica, dopo un follow-up mediano di quasi 4 anni, non ha mostrato un deterioramento significativo delle funzioni cognitive attribuibile ai trattamenti confrontati. La ricerca futura mira a estendere il trapianto autologo a pazienti più anziani e a sviluppare nuovi farmaci biologici e terapie mirate per migliorare i risultati nei pazienti non candidabili al trapianto.

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