La scoperta più rilevante non riguarda l’aspirina ma il meccanismo d’azione dei FANS identificato per la prima volta dallo studio dell’Università Statale di Milano

In breve

  • Lo studio dell'Università Statale di Milano su British Journal of Cancer identifica SIRT1 come bersaglio antineoplastico dei FANS.
  • Secondo i ricercatori l'azione antitumorale non dipende dall'inibizione delle cicloossigenasi, responsabili di effetti collaterali.
  • La ricerca è finanziata da AIRC e Fondazione Cariplo e cita l'urgenza della chemioprevenzione dopo oltre 9 milioni di decessi per cancro nel 2018.

La rivista British Journal of Cancer, del gruppo editoriale Nature, ha pubblicato uno studio guidato dall’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano che identifica per la prima volta il meccanismo d’azione alla base dell’attività antineoplastica dei FANS.

Il lavoro indica che, oltre all’aspirina, numerosi farmaci di uso comune appartenenti alla classe dei FANS come ketorolac, diclofenac e ibuprofene mostrano attività antitumorale in studi preclinici e clinici. Questi farmaci sono usati come antiinfiammatori, analgesici o antipiretici in diverse condizioni patologiche. Lo studio sottolinea però che l’uso prolungato per prevenzione è limitato dai noti effetti collaterali gastro-intestinali, renali, epatici e cardiaci.

Paolo Ciana, docente di Farmacologia al dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale e coordinatore dello studio, spiega che tali effetti collaterali sono causati in massima parte dall’inibizione delle cicloossigenasi, gli enzimi responsabili dell’attività anti-infiammatoria dei FANS, e che il nuovo lavoro ha dimostrato che l’azione antineoplastica non dipende da questa inibizione. Lo studio è finanziato da AIRC e Fondazione Cariplo, come indicato nel testo della pubblicazione. Ciana fornisce anche un contatto: PAOLO.CIANA@UNIMI.IT e il numero 0250318263.

SIRT1: deacetilasi identificata come bersaglio

Il gruppo di ricerca ha individuato una deacetilasi chiamata SIRT1 come il bersaglio molecolare attraverso cui alcuni FANS esercitano l’attività antineoplastica. Il testo precisa che l’azione antitumorale non si esplica tramite l’inibizione delle cicloossigenasi, ma tramite l’interazione con SIRT1. Questa identificazione è presentata come una prima volta nella letteratura, secondo l’articolo su British Journal of Cancer.

Giulia Dell’Omo, ricercatrice del team e primo nome firmatario dell’articolo, afferma che la scoperta permette di sviluppare nuovi FANS con attività antineoplastica senza produrre gli effetti collaterali dei farmaci attualmente in commercio dovuti all’attività anti-infiammatoria dipendente dalle cicloossigenasi. Il testo riporta la citazione integrata della ricercatrice come elemento centrale dell’articolo. La possibilità indicata è quella di separare l’attività chemiopreventiva dall’attività anti-infiammatoria responsabile di tossicità a lungo termine.

Lo studio non descrive nello specifico i singoli passaggi sperimentali oltre all’individuazione di SIRT1 come bersaglio, e non fornisce dosaggi o protocolli terapeutici per l’uso clinico preventivo dei FANS. Il documento segnala però che la conferma del meccanismo apre la strada a una progettazione molecolare mirata di nuovi agenti. Non vengono riportate nello studio indicazioni di tempistiche per lo sviluppo clinico di questi nuovi composti.

British Journal of Cancer: pubblicazione, contesto e impatto

Lo studio è pubblicato su British Journal of Cancer, testata del gruppo Nature, e coinvolge l’Università Statale di Milano, l’Istituto Europeo di Oncologia e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Il coordinatore del lavoro è Paolo Ciana, il primo firmatario è Giulia Dell’Omo e il finanziamento è stato fornito da AIRC e Fondazione Cariplo. Il testo cita anche il contatto diretto del coordinatore per ulteriori informazioni, con email e numero di telefono forniti nella nota allegata.

Il documento richiama una precedente opinione di Harold Varmus, vincitore del premio Nobel per la Medicina e Fisiologia nel 1989, e indicato come direttore dell’NIH e dell’NCI americani, che aveva inserito l’elucidazione del meccanismo anti-tumorale dei FANS tra i maggiori passi avanti nella prevenzione del cancro. La citazione di Varmus è riportata come contesto di rilevanza scientifica e storica. Lo studio si colloca quindi in un dibattito più ampio sulla chemioprevenzione farmacologica.

Il testo indica che nel 2018 più di 9 milioni di persone sono decedute nel mondo a causa del cancro, fornendo la dimensione del problema che la prevenzione cerca di affrontare. Viene poi richiamato il risultato dell’approccio preventivo nel settore cardiovascolare: la prevenzione farmacologica è stata in grado di dimezzare i decessi per malattie cardiache e di ridurli di due terzi nelle malattie cerebrovascolari, dati presentati come paragone sull’efficacia potenziale della chemioprevenzione oncologica. Il testo sottolinea la necessità di sviluppare nuovi agenti per la chemioprevenzione destinati a soggetti identificati come a rischio elevato di sviluppare una neoplasia.

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