In breve
- Le rocce delle Svalbard coprono oltre 3 miliardi di anni, con affioramenti fino a 3,3 miliardi di anni.
- Intorno a Isfjorden si trovano depositi sedimentari tra 125 e 40 milioni di anni e due distinti giacimenti di carbone, a 360 Ma e 65 Ma.
- Dal 1998 la stazione vicino a Longyearbyen registra il riscaldamento del permafrost, con lo strato attivo aumentato di ~35 cm e un picco dopo l'estate 2023.
Le Svalbard conservano rocce vecchie fino a 3,3 miliardi di anni che raccontano oltre tre miliardi di anni di storia della Terra.
La quasi assenza di vegetazione e l’erosione glaciale rendono gli affioramenti particolarmente visibili, trasformando l’arcipelago in un laboratorio naturale dove si leggono antiche catene montuose, depositi di carbone, fossili marini e segnali delle grandi glaciazioni.
Isfjorden: geologia esemplare delle Svalbard
Intorno a Isfjorden sorgono Longyearbyen e i principali insediamenti, e le montagne che circondano il fiordo sono formate da rocce sedimentarie del Cretaceo e del Paleogene, datate tra 125 e 40 milioni di anni.
Nelle alternanze di argilliti, siltiti e arenarie si trovano i livelli di carbone che hanno sostenuto l’economia locale; il carbone si è formato in due episodi distinti: uno circa 360 milioni di anni fa e l’altro circa 65 milioni di anni fa.
Il giacimento più giovane, formato attorno a 65 milioni di anni fa, è quello che ha alimentato le miniere che per oltre un secolo hanno sviluppato Longyearbyen; molte folte sequenze sedimentarie paleogeniche contengono foglie fossili che attestano foreste decidue in climi miti tra 60 e 40 milioni di anni fa.
Negli strati si registrano anche fossili di pesci, coralli e rettili marini come ittiosauri e plesiosauri, oltre alle impronte di dinosauro scoperte nel 1960, prova che i dinosauri abitavano latitudini polari.
Le montagne tabulari attorno a Isfjorden riflettono una lunga storia di sollevamento ed erosione: sopra gli affioramenti odierni probabilmente esistevano oltre 1.000 metri di sedimenti asportati dall’erosione. In altre zone dell’arcipelago si osservano pieghe e faglie legate a antiche orogenesi; attorno a Isfjorden, invece, le successioni sono relativamente poco deformate.
Permafrost e misure: stazione dal 1998 e trend
Il permafrost alle Svalbard è terreno rimasto congelato per almeno 2 anni consecutivi; lo strato superficiale che si scongela ogni estate è chiamato active layer.
Dal 1998 una stazione vicino a Longyearbyen registra costantemente la temperatura del permafrost e segnala un riscaldamento continuo. I dati indicano un ispessimento medio dello strato attivo di circa 35 cm dalla fine degli anni Novanta.
Il valore massimo dello spessore dello strato attivo è stato registrato dopo l’estate eccezionalmente calda del 2023. Il degrado del permafrost causa problemi alla stabilità di edifici, strade e infrastrutture e può favorire la liberazione di gas serra come metano e anidride carbonica intrappolati nei sedimenti congelati.
Le antiche spiagge fossili della valle di Longyearbyen conservano conchiglie attribuibili probabilmente a Mya truncata, oggi presente nei mari artici; queste conchiglie testimoniano che dopo la rimozione dei ghiacci il mare invase le vallate, lasciando depositi poi sollevati dal rimbalzo isostatico.
Nel Quaternario, negli ultimi 2,6 milioni di anni, una calotta glaciale ricoprì l’arcipelago per centinaia di metri sopra le montagne odierne; i ghiacciai scavarono vallate profonde e deposero till glaciali, sedimenti marini durante le invasioni di mare e, nell’Olocene, sistemi deltizi e alluvionali costruiti dai fiumi negli ultimi 11.700 anni.
Il rimbalzo isostatico postglaciale continua tuttora, alterando il livello relativo del mare e complicando la ricostruzione delle linee di costa nel tempo.
Il permafrost ha anche implicazioni sociali e culturali: a Longyearbyen non si effettuano più sepolture in bara a causa della lenta decomposizione e dei movimenti del terreno gelato, mentre le urne cinerarie possono essere inumate. L’arcipelago, amministrato dalla Norvegia dal 1925, ha uno statuto particolare e le nascite vengono spesso programmate sulla terraferma per la limitata assistenza sanitaria locale.
Infine, vicino a Longyearbyen è scavata nella montagna la Svalbard Global Seed Vault, inaugurata nel 2008, che conserva copie di sicurezza dei semi a -18°C per proteggere la diversità agricola. La struttura può accogliere fino a 4,5 milioni di campioni; i semi restano di proprietà di chi li deposita e solo il depositante può ritirarli.
