In breve
- EFFIS registra 36.600 ettari bruciati in Italia tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026.
- Greenpeace segnala 19.000 ettari percorsi da incendi nell'ultimo aggiornamento al 22 luglio 2026.
- Greenpeace chiede prevenzione territoriale e riduzione rapida delle emissioni di gas serra.
Greenpeace Italia segnala che la stagione degli incendi è sempre più anticipata e lunga, con 36.600 ettari bruciati in Italia tra il 1 gennaio e il 22 luglio 2026. Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia, ha detto che gli incendi di questi giorni sono l’ennesimo segnale di territori sempre più vulnerabili alla crisi climatica. Borghi ha affermato: “Gli incendi che in questi giorni stanno interessando diverse aree d’Italia sono l’ennesimo segnale di territori sempre più vulnerabili agli effetti della crisi climatica.”
Secondo l’organizzazione, la situazione in Sicilia è particolarmente grave: nelle ultime giornate decine di incendi hanno colpito diverse province, causando evacuazioni e gravi danni a boschi, biodiversità e attività agricole. Greenpeace sottolinea che, pur essendo l’innesco spesso di origine umana, è la crisi climatica a creare condizioni favorevoli alla propagazione delle fiamme. Le condizioni citate da Borghi includono alte temperature, siccità e vento di scirocco, che rendono i roghi più intensi e difficili da spegnere.
EFFIS: 36.600 ettari in Italia al 22 luglio 2026
Il dato di 36.600 ettari deriva da EFFIS, il sistema europeo di monitoraggio satellitare gestito dal Joint Research Centre nell’ambito del programma Copernicus. EFFIS registra che la superficie andata in fumo tra il 1 gennaio e il 22 luglio 2026 è circa l’80% in più rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2006 e il 2025, che era di 20.329 ettari. Nell’ultimo aggiornamento disponibile al 22 luglio la superficie percorsa dagli incendi in Italia è stata di circa 19.000 ettari, un’estensione descritta come superiore all’intero territorio del Comune di Milano.
Nel contesto europeo, EFFIS registra che al 15 luglio 2026 gli ettari bruciati nell’Unione Europea erano 167.326, una cifra segnalata da Greenpeace come superiore alla media del periodo 2006-2025. Greenpeace ricorda che il Mediterraneo è una delle aree maggiormente esposte agli effetti combinati dell’aumento delle temperature, della siccità e di condizioni meteorologiche favorevoli alla diffusione degli incendi.
Greenpeace: politiche di prevenzione e riduzione delle emissioni
Greenpeace afferma che non è sufficiente intervenire solo nella fase di emergenza, ma è necessario investire nella prevenzione e nella mitigazione del riscaldamento globale. L’organizzazione elenca misure richieste: politiche strutturali di gestione del territorio, cura dei boschi, recupero delle aree rurali abbandonate, rafforzamento del monitoraggio e preparazione delle comunità locali. Borghi ha concluso: “Servono politiche strutturali di gestione del territorio, dalla cura dei boschi al recupero delle aree rurali abbandonate, dal rafforzamento del monitoraggio alla preparazione delle comunità locali.”
Greenpeace sostiene inoltre che nessuna strategia di adattamento sarà sufficiente senza affrontare la causa alla radice: ridurre rapidamente le emissioni di gas serra e contrastare la crisi climatica che sta amplificando fenomeni estremi come gli incendi boschivi. L’appello dell’organizzazione mette insieme la necessità di interventi sul territorio e la riduzione delle emissioni come doppia risposta alla nuova realtà degli incendi.
