Salute mentale e disastri: risultati italiani dello studio EviMaPS presentati l’8 maggio alla Statale

Aula universitaria vuota con leggio e sedie in preparazione alla conferenza

In breve

  • Lo studio EviMaPS, commissionato dall'OMS e condotto 2023-2025, ha mappato 9 politiche e 92 programmi MHPSS in 17 Paesi.
  • La revisione della letteratura ha individuato 33 valutazioni di programmi e ne ha confrontato i risultati con le linee guida OMS e IASC.
  • Tre criticità principali: mancanza di dati intersezionali, gap metodologici nelle valutazioni e accesso diseguale ai servizi.

L’8 maggio all’Università Statale di Milano, Aula 113 di via Festa del Perdono 7, alle ore 9:00, si tiene la conferenza International Perspectives on MHPSS and Disaster Recovery per condividere i risultati dello studio EviMaPS sulle pratiche di supporto psicosociale e salute mentale nei contesti di disastro.

La conferenza punta a promuovere il dialogo tra ricercatori, operatori e decisori politici e coinvolge rappresentanti del Servizio Sanitario Nazionale e componenti del terzo settore. Partecipano la Principal Investigator Lisa Gibbs, University of Melbourne, Junko Otani, University of Osaka, e le collaboratrici italiane Paola Cavaliere, Università Statale di Milano, e Anna Sozzi, Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza – Emilia-Romagna. L’evento presenta i risultati emersi dall’analisi comparativa condotta in Australia, Giappone e Italia.

Dettagli della conferenza dell’8 maggio alla Statale

La conferenza si svolge l’8 maggio, alle ore 9:00, nell’Aula 113 di via Festa del Perdono 7 presso l’Università Statale di Milano. Il titolo dell’incontro è International Perspectives on MHPSS and Disaster Recovery, e l’obiettivo dichiarato è condividere pratiche MHPSS inclusive e intersezionali nei contesti di emergenza. Sono annunciate presentazioni della Principal Investigator Lisa Gibbs e di Junko Otani, oltre agli interventi delle ricercatrici italiane Paola Cavaliere e Anna Sozzi.

Risultati principali dello studio EviMaPS 2023-2025

Lo studio Evidence-Based Mental Health and Psychosocial Support in Disaster Settings, indicato con l’acronimo EviMaPS, è stato commissionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, e condotto tra il 2023 e il 2025. La Fase Uno ha mappato pratiche esistenti tramite un’indagine internazionale su informatori chiave in 17 Paesi, tra i quali Stati Uniti, Australia, Giappone e Italia, individuando 9 politiche e 92 programmi MHPSS. La Fase Due ha previsto una revisione della letteratura sugli esiti di salute mentale che ha individuato 33 valutazioni di programmi, poi confrontate con le linee guida dell’OMS e del Comitato Permanente Inter-Agenzia, IASC, per evidenziare sinergie e criticità.

Nel complesso, lo studio documenta una varietà di programmi MHPSS e un crescente riconoscimento dei loro benefici, ma segnala limiti importanti nell’allineamento tra linee guida, evidenze scientifiche e pratiche operative. Paola Cavaliere, ricercatrice del Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni, spiega che dai risultati emerge l’urgente necessità di integrare le attività di MHPSS già nella fase di preparazione al disastro. Cavaliere chiede la disponibilità di dati più inclusivi, metodi di valutazione sensibili al contesto e politiche esplicitamente orientate all’equità nella salute mentale nei contesti di disastro.

Tre criticità individuate dallo studio EviMaPS

La prima criticità individuata riguarda il gap empirico: manca una disponibilità di dati disaggregati e intersezionali sulle popolazioni ad alto rischio. Le ricerche e le politiche attuali si basano prevalentemente su categorie aggregate o mono-dimensionali, come “donne”, “anziani” o “persone con disabilità”, che non permettono di analizzare come fattori intersecanti, tra cui genere, status migratorio, disabilità e condizione socio-economica, contribuiscano congiuntamente a determinare vulnerabilità e accesso ai servizi. Di conseguenza, i gruppi con svantaggi multipli risultano sottorappresentati nelle evidenze e nella progettazione delle politiche.

La seconda criticità è metodologica: molte valutazioni dei programmi MHPSS sono frammentarie, limitate nel tempo alla fase emergenziale e inadeguate a cogliere traiettorie di recupero a lungo termine o esperienze culturalmente specifiche di disagio e resilienza. Gli strumenti standardizzati raramente riflettono la diversità linguistica e contestuale, con la conseguenza di produrre evidenze parziali o distorte. Lo studio sottolinea la necessità di metodi di valutazione sensibili al contesto per misurare esiti a medio-lungo termine.

La terza criticità riguarda l’accesso diseguale ai servizi: nonostante sistemi istituzionali formalmente integrati e l’inclusione del MHPSS nei quadri di riduzione del rischio, l’accesso rimane diseguale. I sistemi sono spesso progettati attorno a un “utente standard” e presuppongono un’accessibilità universale che non corrisponde alla realtà. Gruppi marginalizzati come migranti, popolazioni rurali e comunità culturalmente diverse risultano frequentemente esclusi dalle offerte di servizi.

I risultati dello studio evidenziano l’urgenza di analisi comparative e approcci intersezionali per individuare barriere sistemiche e comprendere come le politiche possano riprodurre o ridurre le disuguaglianze. L’invito degli autori è a integrare il MHPSS nelle fasi di preparazione al disastro, a raccogliere dati disaggregati e a sviluppare strumenti valutativi contestualizzati per orientare politiche più eque.

Per informazioni e contatti, Paola Cavaliere, Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni, è raggiungibile all’indirizzo paola.cavaliere@unimi.it.

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