In breve
- Il 12 maggio alla sede di via Noto è stato presentato il video "What is like to be a pandAI" prodotto dagli studenti della Statale.
- Alice Barale ha guidato il progetto "Dare senso allo slop" con l'obiettivo di riflettere filosoficamente sull'AI nelle pratiche artistiche.
- Studenti e docenti hanno evidenziato limiti tecnici e la necessità di dialogo continuo tra essere umano e AI per risultati significativi.
Il 12 maggio, presso la sede di via Noto dell’Università Statale di Milano, un gruppo di studenti del corso di Estetica dei nuovi media ha presentato il progetto “Dare senso allo slop” con il video “What is like to be a pandAI”.
L’evento ha messo al centro la categoria di contenuti digitali definita “slop”, ossia contenuti di bassa qualità che invadono le piattaforme, interrogandosi sulla possibilità che l’intelligenza artificiale non solo produca questi materiali ma li trasformi in qualcosa di significativo.
12 maggio, sede di via Noto
La presentazione si è tenuta il 12 maggio nella sede di via Noto dell’Università Statale di Milano e ha incluso la proiezione del video “What is like to be a pandAI” ispirato a Gargantua e Pantagruele di Rabelais e al testo di Thomas Nagel “What is like to be a bat”.
All’incontro hanno partecipato l’informatico e musicista Bob Sturm dell’Università di Stoccolma, l’artista visivo Massimo Balestrini e lo scrittore Davide Morossinotto.
Il progetto è stato prodotto dagli studenti con il contributo visivo di Massimo Balestrini e con musiche in parte create usando strumenti di intelligenza artificiale.
Alice Barale guida il progetto “Dare senso allo slop”
Il progetto è guidato da Alice Barale, docente e referente del corso di Estetica dei nuovi media, che ha l’obiettivo formativo di portare gli studenti a una riflessione filosofica sui cambiamenti introdotti dalle tecnologie digitali nelle pratiche artistiche e nella percezione del mondo.
Alice Barale ha spiegato che, dopo un primo momento critico, alcuni studenti sono riusciti a «tirare fuori qualcosa di buono» usando l’AI, producendo il video che affronta il tema della macchina e del «sapere» libresco e arido.
Nel materiale fornito sono indicati i contatti di Alice Barale: Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, indirizzi email ALICE.BARALE@UNIMI.IT e alice_barale@yahoo.it, e il numero 3334963631.
Esperienze e testimonianze degli studenti
Gli studenti hanno espresso posizioni diverse sull’uso dell’AI: Tuccio ha dichiarato di essere passato dallo scetticismo a un approccio che considera l’AI uno strumento da imparare a usare piuttosto che un nemico.
Manila ha raccontato di aver dovuto mettere da parte i preconcetti e ha sottolineato che il risultato creativo richiede sempre «un’interazione e uno scambio continui con l’essere umano», mentre Giancarlo ha descritto la fatica e i limiti incontrati usando Suno per la produzione musicale.
Martina ha spiegato che conosceva già l’AI come supporto allo studio per il suo DSA e che l’esperienza l’ha convinta che l’AI non sostituisce, ma richiede confronto continuo uomo-macchina.
Dal gigante di Rabelais al panda di Rui
Lo spunto narrativo del video nasce da un imprevisto creativo: la studentessa Rui ha trasformato il gigante Gargantua in un panda che ingurgita libri e parole e poi trova una diversa forma di conoscenza, ispirandosi al tema della «compagnia d’uomini» di Rabelais.
Leonardo ha osservato che la tensione tra controllo e imprevedibilità ha reso il progetto significativo e che «l’errore» può diventare il punto in cui emergono forme nuove.
Secondo Andrea, la partecipazione ai procedimenti IA per produrre musica e video è stata fonte di curiosità e soddisfazione per il lavoro finale.
