Questo studio pubblicato su PNAS firmato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn apre una disputa sulla valutazione dell’evoluzione della biodiversità del Mar Mediterraneo

Costa mediterranea al tramonto con acque calde e vita marina sfumata

In breve

  • Lo studio pubblicato su PNAS è guidato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn con Università di Vienna e CNR.
  • Il progetto PRIN 2022 ha ricevuto 205.000 euro, di cui 108.000 assegnati all'Università di Firenze.
  • Gli autori prevedono possibile invasione tropicale del Mediterraneo entro il 2050 o il 2100 se le temperature aumentano.

Lo studio pubblicato su PNAS e firmato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn è al centro di una ricerca multidisciplinare che valuta l’evoluzione della biodiversità del Mar Mediterraneo.

La ricerca è stata svolta in collaborazione con l’Università di Vienna e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e ha coinvolto l’Ateneo fiorentino attraverso il progetto PRIN 2022. Il lavoro è stato citato con il DOI 10.1073/pnas.2320687121.

Studio pubblicato su PNAS, DOI 10.1073/pnas.2320687121

Lo studio guidato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, con la partecipazione dell’Università di Vienna e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è stato pubblicato su PNAS con DOI 10.1073/pnas.2320687121. La pubblicazione presenta dati paleontologici e modelli di distribuzione delle specie per confrontare l’ultima fase interglaciale con scenari futuri. Il lavoro incrocia distribuzione geografica dei cosiddetti “warm guest” tropicali durante l’ultima interglaciale con la loro distribuzione attuale per modellare le nicchie ecologiche.

Gli autori descrivono come nel Pleistocene, e in particolare durante l’ultima fase interglaciale risalente a circa 120 mila anni fa, il Mediterraneo si sia riscaldato rendendo possibile l’ingresso di specie tropicali atlantiche. I dati fossili analizzati risalgono a un intervallo di circa 135-116.000 anni fa, periodo che fornisce la base comparativa per le proiezioni climatiche.

Finanziamento PRIN 2022: 205000 euro, 108000 a Unifi

Il progetto PRIN 2022 “Ecological effects of species range-expansions driven by climate: insights from the Last Interglacial (MIS5e, Pleistocene) of the Mediterranean Sea” ha ricevuto un finanziamento complessivo di 205.000 euro. Di quel finanziamento, 108.000 euro sono stati assegnati all’Università degli Studi di Firenze, che ha fornito contributi di paleontologia e dati stratigrafici.

La collaborazione tra biologi marini e paleontologi è alla base della metodologia: i paleontologi hanno fornito dati sui resti fossili di molluschi, mentre i biologi hanno modellato la distribuzione attuale e futura delle specie. Silvia Danise, docente di Paleontologia e paleoecologia del Dipartimento di Scienze della Terra, figura come co-responsabile del progetto e ha coordinato l’insieme dei dati sulla distribuzione geografica e stratigrafica di bivalvi e gasteropodi.

Proiezioni per il 2050 e il 2100 della tropicalizzazione

Gli autori dichiarano che un aumento della temperatura marina di pochi gradi renderebbe il Mediterraneo compatibile con specie tropicali, come avvenne circa 120.000 anni fa. Silvia Danise afferma che l’orizzonte temporale per una nuova invasione biologica potrebbe essere “nel 2100, se non già nel 2050” nel caso in cui le condizioni climatiche e la salinità dell’acqua diventino simili a quelle dell’ultima interglaciale.

Lo studio sottolinea inoltre che, a differenza del passato, il Mediterraneo sta già ricevendo specie tropicali provenienti dall’Oceano Indiano e dall’Oceano Pacifico a seguito dell’allargamento del Canale di Suez; questa invasione si è accelerata circa 30 anni fa. Gli autori prevedono che l’intreccio di invasioni dall’Atlantico e da Indo-Pacifico potrebbe trasformare in modo irreversibile la biodiversità mediterranea, con esiti al momento non pienamente prevedibili.

Per illustrare esempi, lo studio cita il gasteropode di grandi dimensioni Thetystrombus latus come specie iconica tra i warm guest atlantici che durante l’ultima interglaciale dominava gli ambienti marini poco profondi. Viene inoltre menzionata la lumaca di mare Chromodoris quadricolor, entrata nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, con un esemplare fotografato a Saint John’s Reef, Mar Rosso, Egitto, nel maggio 2014, di circa 3 cm di lunghezza.

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