No, la soluzione alla decarbonizzazione non è solo tecnologia: il brief congiunto di WWF, ClientEarth e altri indica ricostituzione degli stock ittici come priorità

Barca da pesca artigianale al porto con pannelli solari visibili

In breve

  • Il carburante pesa tra il 69% e il 90% delle emissioni del settore fino allo sbarco.
  • La pesca a strascico demersale e con reti a circuizione genera circa metà delle emissioni, a 2,9 kg CO2e per kg.
  • La piccola pesca è il 76% della flotta UE ma ha ricevuto solo il 3% dei fondi EMFF nel Mediterraneo.

L’Unione europea ha fissato l’obiettivo della neutralità climatica entro 2050 e un brief congiunto di WWF, ClientEarth, Seas At Risk, Coalition Clean Baltic e Environmental Justice Foundation traccia una possibile roadmap per la pesca europea verso tale traguardo.

Il documento individua misure sulla ricostituzione degli stock ittici, sulla riduzione delle pratiche più impattanti e su una transizione giusta che coinvolga i pescatori, sottolineando che la decarbonizzazione richiede azioni più ampie del semplice cambio tecnologico.

Flotta UE: carburante 69%-90% delle emissioni

Il brief riporta che il carburante rappresenta tra il 69% e il 90% delle emissioni del settore fino allo sbarco. Questa voce è anche una delle principali componenti dei costi operativi, con impatti particolarmente rilevanti per le tecniche a maggiore intensità energetica. Ridurre il consumo di combustibili fossili viene proposto come priorità sia per il clima sia per la sostenibilità economica delle imprese di pesca. Il testo avverte tuttavia che per molti operatori della piccola pesca la transizione verso soluzioni a basse o zero emissioni resta complessa per i costi di investimento, limiti tecnologici e necessità di sostegno pubblico adeguato.

Studio della Commissione europea: 2,9 kg CO2e per kg

Il più recente studio della Commissione europea sui percorsi di riduzione delle emissioni verso il 2050 indica che la pesca a strascico demersale e con reti a circuizione insieme generano circa la metà delle emissioni dirette del settore. Lo studio quantifica un’intensità media di 2,9 kg di CO2 equivalente per chilogrammo di prodotto sbarcato. Il rapporto sottolinea che la tecnica di pesca è il fattore determinante dell’intensità emissiva, più della sola dimensione delle imbarcazioni. Questa distinzione viene proposta come base per politiche differenziate, per evitare che misure indifferenziate penalizzino la pesca artigianale.

Capacità di pesca: studio Seas At Risk e limiti della PCP

Un recente studio commissionato da Seas At Risk mostra che, anche nello scenario di decarbonizzazione più ambizioso, la flotta europea potrebbe effettuare la transizione restando entro gli attuali limiti di capacità previsti dalla Politica Comune della Pesca. Il brief precisa che il rinnovo della flotta deve essere accompagnato da garanzie che la modernizzazione non produca un aumento della capacità di pesca e della pressione sugli ecosistemi. Per questo motivo le misure proposte combinano limiti di capacità, riforme della gestione e strumenti per indirizzare gli investimenti verso tecnologie meno impattanti.

Stock ittici sani: minori emissioni e più resilienza

Il documento indica che la ricostituzione degli stock ittici costituisce una delle soluzioni più importanti e non tecnologiche per la decarbonizzazione. Stock sani e abbondanti riducono il tempo, le distanze e lo sforzo necessari per le catture, abbassando il consumo di carburante e i costi operativi. Porre fine alla pesca eccessiva viene presentato come misura che coniuga tutela della biodiversità, decarbonizzazione e resilienza economica delle comunità di pesca. Le raccomandazioni richiedono quindi che le politiche climatiche della pesca siano integrate con obiettivi di recupero degli stock.

Piccola pesca: 76% delle imbarcazioni e disparità nei fondi

Il brief rileva che la piccola pesca costiera rappresenta il 76% delle imbarcazioni attive dell’UE e il 53% degli occupati a bordo. Nel Mediterraneo, tuttavia, soltanto il 3% dei fondi dell’European Maritime and Fisheries Fund 2014-2020 destinati alla flotta è stato assegnato alla piccola pesca. Per questo la transizione viene definita da costruire insieme ai pescatori, con strumenti finanziari adeguati e accessibili che tengano conto delle diverse caratteristiche delle flotte e evitino penalizzazioni per gli operatori artigianali.

Pescare Oggi per Domani: progetti pilota a Chioggia e Caorle

Il brief descrive il progetto Pescare Oggi per Domani di WWF Italia, che accompagna la piccola pesca artigianale verso modelli più sostenibili attraverso percorsi partecipativi e tavoli di cogestione. A Chioggia e Caorle un progetto pilota con pescatori, ricercatori e aziende specializzate sperimenta vernici antivegetative prive di biocidi che riducono il biofouling e l’attrito degli scafi, con benefici su consumi di carburante, costi operativi ed emissioni. WWF Italia ha inoltre supportato l’accesso ai fondi europei per la pesca con formazione e assistenza tecnica, contribuendo all’approvazione di 20 progetti pilota che includono acquisto di attrezzi più selettivi e installazione di pannelli solari a bordo.

Il brief congiunto delle cinque organizzazioni propone quindi una roadmap che combina tutela degli ecosistemi, attenzione alle tecniche di pesca più impattanti e misure di sostegno sociale e finanziario per garantire una transizione giusta per i pescatori.

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