In breve
- La Corte dei Conti ha negato ieri il visto di legittimità alla delibera CIPESS n. 41/2025 sul Ponte sullo Stretto da 13,5 miliardi di euro.
- Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia hanno presentato due memorie che denunciano violazioni ambientali, procedure irregolari e incertezze economiche.
- Le associazioni minacciano il ricorso alla Corte di Giustizia Europea se il Governo ignora la bocciatura e procede con la delibera.
La Corte dei Conti ha bocciato ieri la delibera CIPESS n. 41/2025 relativa al progetto del Ponte sullo Stretto negando il visto di legittimità a un’opera stimata in 13,5 miliardi di euro.
La decisione conferma le criticità sollevate da Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia che avevano presentato alla magistratura contabile due dettagliate memorie sulle irregolarità del progetto.
Contenuto delle due memorie presentate
Le quattro associazioni ambientaliste hanno depositato due memorie in cui hanno denunciato violazioni delle normative europee e nazionali in materia ambientale e procedure difformi. Le memorie segnalavano l’insostenibilità economica dell’opera e criticità procedurali nell’iter autorizzativo. Le organizzazioni evidenziavano vizi istruttori nella Valutazione di impatto ambientale, nella Valutazione di incidenza e l’uso strumentale dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, IROPI, per aggirare vincoli ambientali.
Le associazioni avevano affermato che si era cercato di definire il Ponte come “opera militare” per eludere i vincoli ambientali. Avevano anche contestato l’assegnazione dell’opera senza bando di gara internazionale, ritenuta in contrasto con le norme europee sulla concorrenza. Nelle memorie si segnalavano inoltre l’affidabilità discutibile delle stime di traffico e le coperture economiche ritenute incerte.
Criticità tecniche, amministrative e procedurali rilevate
Secondo le associazioni mancano studi sismici fondamentali e non sono stati completati test di tenuta ritenuti essenziali; troppe decisioni sono state rinviate al progetto esecutivo. La Corte dei Conti ha rilevato l’assenza del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sul progetto definitivo e l’assenza del parere dell’Autorità dei Trasporti sul piano tariffario. I magistrati contabili hanno indicato la violazione delle regole europee sul superamento del 50% del costo iniziale del progetto senza una nuova gara d’appalto.
Le organizzazioni hanno sottolineato l’incertezza sui costi reali dell’opera, che partono da 13,5 miliardi ma «potrebbero lievitare drammaticamente, come sempre accade per le grandi opere in Italia». Hanno inoltre criticato la relazione costi-benefici presentata dal Governo, definendo i calcoli sull’incremento del PIL e sui flussi di traffico «del tutto irrealistici». Le associazioni ricordano che sull’opera pendono due ricorsi amministrativi e tre reclami alla Commissione Europea.
Reazioni istituzionali e possibile ricorso alla Corte di Giustizia Europea
Le quattro organizzazioni hanno definito «gravissimi gli attacchi alla magistratura contabile dello Stato» che ha certificato le anomalie del progetto. Le associazioni hanno denunciato reazioni scomposte del Governo e hanno parlato di un’anomalia costituzionale che apre un conflitto tra l’esecutivo e l’organo di controllo previsto dalla Costituzione.
Le associazioni hanno avvertito che se il Governo procedesse comunque con una delibera del Consiglio dei ministri ignorando la bocciatura, saranno pronte a portare la questione davanti alla Corte di Giustizia Europea per violazione delle norme comunitarie in materia ambientale, di concorrenza e di gestione delle risorse pubbliche. Hanno inoltre affermato che il Ponte rappresenta «uno spreco insostenibile di risorse pubbliche» che potrebbero essere destinate ad esigenze reali del Sud e dell’intero Paese.
