La più sconvolgente verità sulla SIDS non è il numero di casi ma il fatto che colpisce lattanti apparentemente sani e rimane senza spiegazione anche dopo autopsia

In breve

  • La SIDS colpisce circa 1 su 2.000 nati vivi, corrispondenti a circa 200 casi l'anno in Italia.
  • Fattori di rischio consolidati includono la nascita pretermine, superfici di sonno soffici, condivisione del letto e infezioni respiratorie.
  • Studi, incluso uno coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità su PLOS One, non hanno trovato prove di un nesso causale tra vaccini e SIDS.

La sindrome della morte improvvisa del lattante, nota come SIDS, colpisce circa 1 bambino ogni 2.000 nati vivi nei paesi industrializzati; in Italia ciò equivale a circa 200 bambini l’anno. La morte avviene improvvisamente durante il sonno, in lattanti apparentemente sani, e rimane senza spiegazione anche dopo l’autopsia. Il rischio è maggiore tra il secondo e il quarto mese di vita e la SIDS è più frequente nei maschi.

La diagnosi di SIDS viene posta per esclusione, eliminando altre possibili cause di morte mediante valutazione clinica e autoptica. Non esiste attualmente una causa nota e si ipotizza che, in alcuni neonati, fattori genetici compromettano i meccanismi che regolano battito cardiaco e respirazione durante il sonno. Nonostante l’assenza di una causa unica, studi epidemiologici hanno identificato fattori associati a un aumento di rischio.

Fattori di rischio principali: pretermine, superficie soffice, condivisione del letto

Tra i fattori con evidenza consolidata vi è la nascita pretermine, che aumenta la probabilità di SIDS rispetto a neonati nati a termine. Dormire su una superficie soffice è associato a un incremento del rischio rispetto a una superficie rigida e adeguata. La condivisione del letto con i genitori durante il sonno è stata identificata come un ulteriore fattore che alza il rischio.

La presenza di infezioni respiratorie nei giorni precedenti è anch’essa legata a un rischio maggiore di SIDS. L’incidenza più elevata si concentra tra il secondo e il quarto mese di vita, periodo che coincide con l’età in cui compaiono le prime vaccinazioni. Alcuni studi segnalano che l’uso del succhiotto può contribuire a ridurre il rischio, con la raccomandazione di introdurlo dopo il primo mese di vita e senza forzare il bambino se lo rifiuta.

Vaccini e SIDS: nessuna associazione causale provata

Il periodo di massimo rischio per la SIDS, tra il secondo e il quarto mese, coincide temporalmente con la somministrazione dei primi vaccini infantili. In Italia la copertura per la vaccinazione esavalente è circa del 95% dei neonati; questo implica che, dei circa 200 casi annuali di SIDS, È atteso che circa 190 abbiano ricevuto la vaccinazione esavalente. La coincidenza temporale tra vaccinazione e alcuni casi di SIDS ha portato in passato a ipotesi di associazione, ma la correlazione temporale non dimostra causalità.

Numerosi studi epidemiologici condotti negli Stati Uniti e in Europa non hanno riscontrato differenze significative nella frequenza di SIDS tra vaccinati e non vaccinati. Uno studio italiano coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato su PLOS One non ha osservato un aumento del rischio di SIDS nei vaccinati. Alcuni lavori hanno addirittura rilevato un rischio inferiore nei neonati vaccinati, suggerendo che i vaccini potrebbero avere un effetto protettivo considerando l’associazione di alcuni casi di SIDS con le infezioni respiratorie.

Antonio Clavenna, ricercatore del Laboratorio di Epidemiologia dell’età evolutiva dell’Istituto Mario Negri, risponde alle domande su cause, prevenzione e vaccini. Il suo intervento ribadisce che, allo stato attuale delle conoscenze, l’associazione causale tra vaccinazioni e SIDS non è provata. Le raccomandazioni preventive restano basate sulle evidenze epidemiologiche disponibili e mirano a ridurre i fattori di rischio noti.

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