In breve
- I pesticidi migrano nel suolo, nelle acque e nell’aria e possono persistere per decenni.
- Tre neonicotinoidi sono stati vietati dall’Unione Europea nel 2018, ma altri insetticidi pericolosi restano autorizzati.
- Analisi su 41 fragole europee hanno trovato residui in 4 campioni su 5 italiani e multiresidui come PFAS e interferenti endocrini.
La diffusione dei pesticidi è diventata un tratto dell’agricoltura intensiva: i prodotti chimici vengono usati per proteggere le colture e aumentare la resa, ma migrano nel suolo e nelle acque mettendo a rischio gli ecosistemi.
Una volta rilasciati, i pesticidi possono trasportarsi con vento e pioggia oltre i campi, degradarsi in metaboliti persistenti e accumularsi nella catena alimentare; questo crea impatti su fauna selvatica, biodiversità e salute umana.
Tipi principali: erbicidi, insetticidi e fungicidi
Gli agricoltori usano tre categorie fondamentali di pesticidi: erbicidi contro le erbacce, insetticidi contro afidi, coleotteri, acari e bruchi, e fungicidi contro le infezioni fungine.
Queste sostanze sono prevalentemente chimiche e sintetiche e vengono spesso impiegate in irrorazioni che si osservano nei campi dalla primavera all’autunno.
L’uso continuativo e combinato di più prodotti porta al fenomeno del multiresiduo negli alimenti, ossia cocktail di pesticidi che la normativa corrente non valuta complessivamente.
Impatto ambientale: gli insetti utili colpiti
I pesticidi non distinguono tra insetti nocivi e insetti utili: uccidono anche impollinatori e predatori naturali dei parassiti, come api, bombi e crisope.
La mortalità e il declino degli insetti utili possono favorire una rapida ripopolazione di specie dannose, inducendo nuovi trattamenti e creando un circolo vizioso che aumenta l’uso complessivo di pesticidi.
Molti principi attivi si degradano in sostanze secondarie che possono rimanere nel suolo e nelle acque per decenni, estendendo l’inquinamento oltre le superfici agricole.
Tre insetticidi neonicotinoidi vietati nel 2018
I neonicotinoidi sono una famiglia di insetticidi introdotta a metà degli anni Novanta, largamente usata soprattutto per la concia delle sementi; sono diventati la categoria di insetticidi più diffusa al mondo.
Numerosi studi hanno collegato i neonicotinoidi all’avvelenamento di massa delle api e a danni all’orientamento, all’apprendimento e al sistema immunitario di api e bombi.
Nel 2018 l’Unione Europea ha approvato il bando permanente di tre neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e tiamethoxam.
Resta per consentito l’uso di altri neonicotinoidi come acetamiprid, thiacloprid, e di sostanze neurotossiche quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos.
Glifosato autorizzato fino al 2033
Il glifosato, erbicida introdotto negli anni Settanta e associato in origine a Monsanto, è oggi commercializzato anche da aziende come la Bayer e usato su seminativi, frutteti, orti e infrastrutture come strade e ferrovie.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, ha classificato il glifosato nel 2015 come probabilmente cancerogeno per gli esseri umani.
Nonostante le evidenze, nel 2023 l’uso del glifosato è stato autorizzato per altri dieci anni, quindi fino al 2033.
Studi citati nel dossier segnalano effetti del glifosato sul microbiota intestinale delle api, aumentando la vulnerabilità a malattie, e potenziali impatti sul sistema nervoso e sulla riproduzione degli insetti.
Effetti sulla salute umana: danni acuti e cronici
I pesticidi possono provocare danni acuti e cronici agli esseri umani: interferiscono con la divisione cellulare, favoriscono lo sviluppo di cancro, alterano il patrimonio genetico e compromettono il sistema immunitario e quello endocrino.
Queste sostanze rappresentano un rischio particolare per lo sviluppo fetale e infantile; l’esposizione in gravidanza è citata come problema rilevante nelle ricerche riportate.
Studi menzionati collegano l’esposizione a pesticidi a disturbi neurologici e cognitivi, al morbo di Parkinson, all’Alzheimer, a disturbi riproduttivi e ad alcune forme di cancro.
La presenza di più residui combinati nel cibo, il cosiddetto multiresiduo, viene indicata come un possibile fattore che contribuisce a problemi di infertilità.
Indagine su 41 campioni di fragole europee
Greenpeace, insieme al network PAN Europe, ha analizzato 41 campioni di fragole provenienti da 11 Paesi europei, incluso l’Italia.
Dei cinque campioni italiani analizzati, quattro contenevano residui di pesticidi, mentre il campione da agricoltura biologica risult privo di residui.
Nei campioni italiani sono stati rilevati: interferenti endocrini in 3 campioni su 5, PFAS in 3 campioni su 5, sostanze neurotossiche in 2 campioni su 5 e sostanze del gruppo Candidate for substitution in 3 campioni su 5.
Le singole sostanze trovate erano entro i limiti di legge, ma la normativa attuale non valuta gli effetti combinati dei residui multipli presenti negli alimenti.
Agricoltura agroecologica e biologica come alternativa
L’agricoltura agroecologica e il biologico adottano pratiche che aumentano la biodiversità e riducono o eliminano l’uso di pesticidi chimici e fertilizzanti di sintesi.
Misure come la rotazione delle colture, la selezione di varietà adatte, le colture di copertura e le colture miste favoriscono la resistenza naturale delle piante e limitano la diffusione dei parassiti.
Lasciare fiorire le erbe ai margini dei campi crea habitat per api e altri impollinatori, mentre la conservazione dei predatori naturali riduce la necessità di interventi chimici.
Per rendere queste pratiche la norma, il documento chiede alle istituzioni di vietare i pesticidi più pericolosi, valutare gli effetti combinati dei residui, fermare l’indebolimento delle normative e fissare obiettivi vincolanti per ridurre l’uso di sostanze chimiche di sintesi.