Salute globale e accesso alle cure: l’impegno dell’Università degli Studi di Milano

In breve

  • Il convegno si è svolto il 26 maggio nell'Aula Magna della Clinica del Lavoro Luigi Devoto.
  • Il Senato Accademico ha approvato il Decalogo e il Policy Framework lo scorso novembre.
  • L'Università è impegnata in progetti pratici come la missione in eSwatini e lo screening cervicale.

Il 26 maggio l‘Università degli Studi di Milano ha promosso il convegno “Global Surgery: Equity, Access, and Innovation in Surgical and Perioperative Care” nellAula Magna della Clinica del Lavoro Luigi Devoto.

L’evento è stato organizzato con il supporto del professor Daniele Dondossola, docente di Chirurgia Generale, e del professor Antonio Pesenti, professore Emerito in Anestesiologia e Rianimazione.

Convegno del 26 maggio nell’Aula Magna della Clinica Devoto

La giornata è stata introdotta da Paola Catenaccio, prorettrice all’Internazionalizzazione, e da Francesco Blasi, prorettore ai Rapporti con il Sistema Sanitario Nazionale.

Ha partecipato la delegata alla Cooperazione allo sviluppo di area medica e docente di Patologia Generale, Stefania Recalcati, che ha offerto una riflessione sulle sfide globali e la necessità di cooperazione internazionale.

Ospite d’eccezione è stato Emmanuel Malabo Makasa, Professore di Global Surgery e fondatore del WitSSurg, che ha presentato dati e esperienze cliniche sui problemi delle malattie chirurgiche non trattate nei Paesi a basso e medio reddito.

Il confronto ha affrontato temi specifici: anestesia e terapia intensiva, infezioni perioperatorie, formazione universitaria e il coinvolgimento delle nuove generazioni nella medicina globale.

Decalogo e Policy Framework approvati dal Senato Accademico

Il convegno ha ricordato il Policy Framework, redatto dal Centro MAGH, e il Decalogo per collaborazioni etiche e inclusive, deliberati dal Senato Accademico lo scorso novembre.

Il Decalogo indica la progettazione congiunta delle iniziative, la leadership condivisa e il contrasto alle disuguaglianze e agli squilibri di potere come punti centrali.

Il documento promuove anche il rafforzamento reciproco delle competenze, la tutela dell’ambiente e l’adozione dell’approccio One Health, che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, animale ed ecosistemi.

La Statale intende con questi strumenti consolidare il proprio ruolo nella strategia di internazionalizzazione e come attore nelle collaborazioni globali responsabili e orientate all’impatto sociale.

Progetti pratici: screening cervicale e missione in eSwatini

Durante l’incontro sono emersi riferimenti all’impegno operativo dell’ateneo, tra cui la missione in eSwatini per la prevenzione del tumore della cervice uterina.

Il testo della fonte cita anche “Tumore della cervice uterina: primi risultati dal progetto di screening in Africa”, segnalando l’esistenza di un progetto di screening con risultati preliminari.

I coordinatori del Centre for Multidisciplinary Action for Global Health, tra cui il professor Fabrizio Tediosi, coordinatore del Master in Global Health, e il professor Andrea Gori, Direttore del Centro Regionale per le Malattie Infettive (CeReMi), hanno contribuito con analisi sulle prospettive e le sfide operative.

La dichiarazione di Stefania Recalcati sintetizza l’approccio: “L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le grandi sfide contemporanee – dalle pandemie ai cambiamenti climatici, dalle disuguaglianze sanitarie alla resistenza antimicrobica – richiedono cooperazione internazionale, responsabilità condivisa e partnership costruite su basi etiche, scientifiche e istituzionali solide”.

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