In breve
- Il progetto ARSIAL e DIBAF-UNITUS sperimenta farina di basalto e caolino nel vigneto ARSIAL di Velletri.
- La stagione 2025 ha registrato medie elevate, giorni con massime oltre 30 °C e prolungata siccità estiva.
- Trattamenti fogliari hanno ridotto senescenza e migliorato l’efficienza del fotosistema II in modo genotipo-dipendente.
Il progetto “Gestione della chioma di Vitis vinifera per la resilienza agli stress abiotici” è realizzato da ARSIAL in collaborazione con il Dipartimento DIBAF dell’Università degli Studi della Tuscia.
La sperimentazione è avviata nel vigneto sperimentale ARSIAL di Velletri e mira a valutare pratiche agronomiche a basso impatto per aumentare la resilienza della vite a stress termico e idrico.
Velletri: vigneto sperimentale ARSIAL
Il campo sperimentale si trova presso il vigneto ARSIAL a Velletri, nel Lazio, dove sono state installate strumentazioni per il monitoraggio continuo.
Nel vigneto è attivo un sistema multisensore che rileva in continuo temperatura, umidità dell’aria, luminosità e condizioni del suolo, per caratterizzare il microclima della chioma.
I dati raccolti documentano la stagione 2025 con temperature medie elevate, numerosi giorni con massime superiori a 30 C e un prolungato periodo di siccità estiva.
Quattro vitigni testati nel 2025
Lo studio coinvolge quattro vitigni: Malvasia di Candia bianca, Montepulciano nero, Lecinaro nero e Maturano Bianco, scelti per rappresentare varietà nazionali e autoctone laziali.
Su ciascun vitigno sono confrontate tre strategie di gestione della chioma: gestione ordinaria come controllo, trattamenti fogliari con farina di basalto e trattamenti fogliari con caolino.
I trattamenti sono stati applicati dalla fase di fioritura fino alla maturazione delle bacche, rispettando protocolli specifici per numero di interventi e concentrazione, con l’obiettivo di mitigare lo stress termico e migliorare l’efficienza fotosintetica.
Monitoraggio ecofisiologico e risultati preliminari
Parallelamente al monitoraggio microclimatico sono state condotte analisi ecofisiologiche non invasive sulle foglie, misurando contenuto di clorofilla, fluorescenza fogliare e indici vegetazionali per valutare lo stato di salute e l’efficienza dei processi fotosintetici.
I dati mostrano che, nelle condizioni climatiche critiche del 2025, le piante non trattate manifestano già nelle ore mattutine segnali evidenti di stress termico e una riduzione dell’attività fotosintetica.
I risultati preliminari indicano che l’efficacia dei trattamenti è in parte genotipo-dipendente: l’applicazione di farina di basalto e di caolino ha rallentato i processi di senescenza fogliare in alcune varietà, migliorato l’efficienza del fotosistema II e ridotto gli effetti dello stress termico sulla chioma.
Per la qualità della produzione i trattamenti hanno effetti differenziati secondo il vitigno: in alcune cultivar si osservano variazioni nelle dimensioni delle bacche, nel contenuto zuccherino e nell’acidità, con il caolino che in alcuni casi ha favorito bacche di dimensioni maggiori e un diverso equilibrio tra zuccheri e acidità, mentre la farina di basalto ha mostrato effetti positivi sulla funzionalità fisiologica e sulla maturazione zuccherina.
Le attività proseguiranno nelle prossime stagioni con l’elaborazione dei dati raccolti, ulteriori analisi statistiche e la diffusione dei risultati attraverso pubblicazioni scientifiche e momenti di confronto tecnico, per fornire indicazioni tecniche mirate alle imprese vitivinicole laziali.
Per informazioni: Arsial, Area Biodiversità e Sperimentazione, Servizio sostegno alle imprese e valorizzazione ecotipi; contatto Giovanni Pica, g. pica@arsial. it.