Prima della prossima diagnosi, questo gesto mentale sulla percezione soggettiva del tempo decide come gli stati d’animo interagiscono con le dinamiche neurali e corporee

In breve

  • Studio 2026 su 120 studenti confronta 60 con sintomi depressivi e 60 controlli usando EEG ed ECG.
  • Nei sani i video tristi causano sottostima della durata, correlata alle onde beta; nei depressi questa modulazione emotiva manca.
  • Gli autori ipotizzano una disfunzione dell'asse cuore-cervello e suggeriscono interventi che modulino la percezione del tempo.

Lo studio intitolato “Emotional Blunting and Time Estimation in Depression”, pubblicato su Biological Psychiatry Global Open Science nel 2026, mette in relazione la percezione soggettiva del tempo e degli stati d’animo con dinamiche neurali e corporee. La ricerca è stata firmata da Francesca Mura, Vincenzo Catrambone, Gaetano Valenza, Virginie Van Wassenhove, Giovanna Mioni e Claudio Gentili e porta come riferimento il DOI 10.1016/j.bpsgos.2025.100626. I ricercatori hanno indagato la cosiddetta “dilatazione temporale depressiva”, la sensazione soggettiva di rallentamento del tempo frequentemente riportata dalle persone con depressione.

Metodi dello studio dell’Università di Pisa e Padova

La ricerca è stata condotta su un campione di 120 studenti universitari, suddivisi in 60 partecipanti con sintomi depressivi e 60 soggetti di controllo. I partecipanti sono stati monitorati con elettroencefalogramma ad alta densità (EEG) ed elettrocardiogramma (ECG) mentre venivano esposti a video con contenuto emotivo neutro o triste. Dopo ogni video compariva sullo schermo un segnale visivo; in un secondo momento veniva chiesto di stimare la durata intercorsa tra quel segnale e il momento della risposta, cioè una stima retrospettiva della durata. Lo studio ha combinato le registrazioni EEG e ECG per analizzare l'”asse cuore-cervello” e le sue possibili correlazioni con la percezione temporale e gli stati emotivi soggettivi.

Risultati su 120 studenti, 60 con sintomi depressivi

I dati mostrano una differenza netta tra soggetti sani e soggetti con sintomi depressivi nella relazione tra emozioni e percezione del tempo. Nei soggetti sani la visione di video tristi portava a una sottostima della durata dello stimolo, mentre nei partecipanti con sintomi depressivi non si osservavano differenze nella stima tra video neutri e tristi. Nei soggetti sani la percezione temporale risultava significativamente correlata alle onde beta cerebrali, interpretate dagli autori come un segno di un’elaborazione più cognitiva o “meccanica” della durata. Nei soggetti con sintomi depressivi la stima retrospettiva della durata era correlata ad attività cerebrali differenti rispetto ai controlli, suggerendo l’attivazione di aree neurologiche diverse nelle due popolazioni.

Interpretazioni degli autori e possibilità terapeutiche

I ricercatori collegano i risultati a una compromissione del legame funzionale tra percezione emotiva e percezione temporale nei soggetti depressi, definendolo come un’interferenza che interrompe il dialogo tra stato emotivo e mondo esterno. Gaetano Valenza afferma che i dati supportano la teoria secondo cui uno stato di depressione compromette il legame tra emozioni e stima del tempo. Gli autori ipotizzano inoltre una diversa attivazione dell'”asse cervello-cuore” tra le due tipologie di soggetti, con implicazioni sul modo in cui le dinamiche neuronali corporee modellano la percezione temporale. Claudio Gentili commenta che, se la percezione del tempo è intimamente connessa all’esperienza depressiva, si potrebbero sviluppare interventi che agiscono direttamente su quella percezione; dati preliminari indicano che far concentrare un soggetto sul tempo che passa e permettergli di modificare la velocità di un compito computerizzato può ridurre sintomi di stress e depressione.

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