No, l’infestazione di ratti all’allevamento La Pellegrina a Roncoferraro non è solo sporcizia: le immagini documentano carcasse di suinetti abbandonate e prolassi uterini

In breve

  • Le immagini dell’allevamento La Pellegrina a Roncoferraro mostrano ratti, carcasse di suinetti e condizioni igieniche precarie.
  • Sono documentati prolassi uterini, lacerazioni, code amputate e carcasse abbandonate da oltre 24 ore.
  • Le riprese aeree segnalano perdite di liquami vicino alla ZPS Vallazza, a 2 km dallo stabilimento.

Le immagini raccolte nell’allevamento La Pellegrina, a Roncoferraro, mostrano carcasse di suinetti abbandonate e un’ampia infestazione di ratti.

I filmati e le fotografie documentano ferite trascurate, prolassi uterini, resti di code tagliate e ambienti sporchi senza luce naturale; dall’alto si vedono inoltre perdite di liquami verso il terreno aziendale.

Allevamento La Pellegrina a Roncoferraro: infestazione di ratti

Le immagini verificabili mostrano roditori che scorazzano nei reparti di gestazione e di pre-maternità, a contatto con scrofe e suinetti. I ratti sono presenti all’interno delle gabbie e vicino ai box di maternità, dove convivono con gli animali in spazi angusti e senza luce naturale. In una serie di scatti si vedono carcasse di suinetti morse o mangiate dai ratti, raccolte in un punto in cui una o più scrofe hanno abortito.

La fonte indica che la presenza elevata di roditori comporta rischi reali di trasmissione di malattie come salmonellosi, leptospirosi e toxoplasmosi. Le deiezioni e le carcasse dei ratti aumentano la contaminazione batterica dei mangimi e possono danneggiare cavi e tubazioni per i rosicchiamenti. È segnalato anche il rischio che i maiali ingeriscano carcasse di roditori, con possibile trasmissione di infezioni e il pericolo di avvelenamento da rodenticida usato nell’allevamento.

Carcasse e ferite: prolassi uterini e mutilazioni

Le fotografie mostrano scrofe con lacerazioni e prolassi uterini in apparente stato di trascuratezza; il prolasso uterino è descritto come estroflessione parziale o totale dell’utero dopo il parto, più frequente nelle scrofe anziane. La fonte segnala che il prolasso pu accompagnarsi a emorragie interne difficili da trattare, con rischio di morte dell’animale. Sono visibili anche resti di code di suinetti tagliate, indicati come probabile risultato di pratiche di mutilazione per prevenire il comportamento di morsicamento tra suini.

Nel documento si segnala la presenza di carcasse di suinetti morti, alcune abbandonate da oltre 24 ore. Sono inoltre documentati guanti in lattice abbandonati in un box maternità, elemento citato come carenza nell’applicazione dei protocolli veterinari e possibile fonte di ulteriore contaminazione.

Perdite di liquami e vicinanza alla ZPS Vallazza

Riprese aeree mostrano perdite di liquami dal sistema di smaltimento dei rifiuti, probabilmente composti da feci e urine dei maiali, che vengono riversati sul terreno aziendale. La fonte avverte un rischio concreto di inquinamento dei terreni e dei corpi idrici circostanti, comprese falde acquifere e fiumi. Il rapporto del Gruppo Veronesi, citato nella denuncia, indica che lo stabilimento di Roncoferraro si trova a poca distanza da cinque aree tutelate; la più vicina è la Zona di Protezione Speciale e Zona Speciale di Conservazione di Vallazza, a 2 km dall’allevamento, area legata alla zona umida del fiume Mincio.

Il testo sottolinea che l’allevamento è parte della catena produttiva del Gruppo Veronesi, proprietario dei marchi AIA, Negroni e Wudy, e ricorda che si tratta di un gruppo con ricavi annui miliardari. La denuncia, verificata con esperti legali e veterinari, viene presentata da Greenpeace insieme alla proposta di legge denominata “Oltre gli allevamenti intensivi“, ancora in attesa di discussione parlamentare, che mira a fermare l’espansione degli allevamenti intensivi e a ridurne il numero in Italia.

Le immagini documentano anche l’uso di farmaci: sono visibili confezioni o residui di ossitocina somministrata per facilitare il parto e incrementare la produzione di latte, e di ketoprofene come antinfiammatorio. La fonte precisa che non si tratta di farmaci vietati, ma che la loro presenza conferma come le malattie siano frequenti in questo allevamento intensivo.

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